Olgiate: Matteo Canzi trionfa a MasterChef. Il 23enne ha conquistato la 15ª edizione
A soli 23 anni Matteo Canzi, giovane residente a Olgiate Molgora ed ex studente del liceo Agnesi di Merate, ha conquistato la quindicesima edizione di MasterChef Italia, il celebre talent culinario trasmesso su Sky e Now. Studente di Economia all’università, Canzi ha dimostrato fin dalle prime puntate di possedere una sensibilità gastronomica fuori dal comune, riuscendo a sorprendere i tre giudici del programma – Antonino Cannavacciuolo, Bruno Barbieri e Giorgio Locatelli – con tecnica, creatività e una maturità rara per la sua età.

Il suo percorso all’interno della cucina di MasterChef è stato costellato di prove brillanti e momenti di grande crescita personale. Puntata dopo puntata Matteo ha saputo distinguersi per precisione nei piatti, equilibrio nei sapori e una visione culinaria sempre più definita, arrivando così fino alla semifinale tra i quattro concorrenti rimasti in gara: Carlotta, Dounia, Matteo Rinaldi e lo stesso Canzi.
Prima dell’inizio della prova decisiva della semifinale, ai concorrenti è stata posta una domanda tanto semplice quanto carica di significato: se in quel momento sentissero una voce dentro di loro. La risposta di Matteo ha raccontato perfettamente l’intensità della serata: “Sto bruciando da dentro, è un’emozione incredibile. È il coronamento di un sogno che ho da tutta la vita”.

La prima sfida è stata la Mistery Box, una prova fondamentale perché il vincitore avrebbe ottenuto l’accesso diretto alla finale, saltando l’Invention Test. Per l’occasione la cucina di MasterChef ha accolto un ospite d’eccezione, lo chef Norbert Niederkofler, tre stelle Michelin e una stella verde per la sostenibilità. Sotto la scatola misteriosa i concorrenti hanno trovato un ingrediente insolito: il pescegatto. Il compito è stato quello di replicare uno dei piatti simbolo dello chef altoatesino, “pescegatto con kefir”, seguendo le indicazioni fornite poco prima dell’inizio della prova.
In sessanta minuti i concorrenti hanno dovuto dimostrare precisione tecnica e capacità di interpretazione. Tra tutti, il piatto di Matteo Canzi ha colpito immediatamente i giudici per la sensibilità dimostrata. Bruno Barbieri ha lodato la cottura del pesce, definendola addirittura “eccelsa”, mentre anche la salsa allo yogurt è stata giudicata equilibrata e ben calibrata. Molto apprezzato anche il colore dell’olio di porri, brillante e curato nell’impiattamento. L’unica osservazione è arrivata sulla scelta del piatto di servizio: Canzi ha optato per un piatto piano, mentre Niederkofler aveva utilizzato un piatto fondo, più coerente con la struttura della preparazione. Un dettaglio che non ha però cambiato il risultato della prova.

Il verdetto è arrivato poco dopo. Matteo Canzi è diventato ufficialmente il primo finalista della quindicesima edizione di MasterChef Italia, conquistando la simbolica casacca da chef grazie a una prova tecnica eseguita con grande maturità. Il suo vantaggio non si è fermato qui. Essendo già qualificato, è stato proprio lui a decidere l’assegnazione degli ingredienti nell’Invention Test che avrebbe decretato il secondo finalista. Al termine della prova è stata Carlotta a conquistare l’ultimo posto disponibile in finale.
Arrivato all’ultimo atto della competizione con grande determinazione, Matteo ha presentato un menù profondamente personale, intitolato “Tutto di me”. Un percorso culinario pensato come un vero e proprio racconto autobiografico. “Poter presentare finalmente il mio menù è bellissimo. È tutto me stesso. Un viaggio autobiografico che parte dai primi passi mossi in cucina e attraversa la mia storia. MasterChef è stata un’esperienza che mi ha distrutto più volte e poi ricreato. Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma: io mi sento davvero trasformato”, ha raccontato poco prima di iniziare la prova.


Il primo servito da Matteo, intitolato “Confronto”, è stato uno dei momenti più convincenti della finale: un risotto affumicato alla zucca con pescegatto e crema di porcini, simbolo del suo percorso di crescita e del confronto con se stesso. Il piatto ha conquistato la giuria. Antonino Cannavacciuolo ha addirittura finito completamente il risotto, segno evidente di grande apprezzamento. I giudici hanno elogiato la cottura del pesce e l’affumicatura, ritenuta precisa e ben bilanciata.


Il secondo piatto, “Il coraggio di cambiare”, è stato a base di petto di piccione cotto a bassa temperatura, coscia croccante glassata e purea di topinambur. Durante la preparazione non è mancato però un piccolo imprevisto: la cipolla fondente prevista in menù è andata oltre il punto di cottura e Matteo ha dimenticato di avvisare i giudici che non l’avrebbe servita, proseguendo comunque con l’impiattamento.


A chiudere il percorso è stato il dessert “Ciliegina sulla torta”, una preparazione dolce con cui il giovane olgiatese ha voluto concludere il racconto della sua storia. I giudici hanno apprezzato l’idea, anche se hanno sottolineato che tecnicamente sarebbe stato più corretto definire la preparazione una bavarese piuttosto che un semifreddo.
La sfida tra Matteo e Carlotta è rimasta in equilibrio per tutta la serata: parità negli antipasti, vantaggio per l’olgiatese nel primo piatto, punto a Carlotta nel secondo e nuovo equilibrio nel dessert. Infine, tra applausi ed emozione, è arrivato il momento decisivo.
Lo chef Cannavacciuolo ha svelato il nome del vincitore: Matteo Canzi. Il giovane studente di Olgiate Molgora ha così conquistato la quindicesima edizione del programma, un successo che gli è valso 100 mila euro, la pubblicazione del suo primo libro di ricette “Il gusto del perché – Nulla si crea. Nulla si distrugge. Tutto si cucina”, in uscita il 12 marzo (Baldini+Castoldi), e l’accesso a un corso di alta formazione presso ALMA – La Scuola Internazionale di Cucina Italiana.
Il suo percorso all’interno della cucina di MasterChef è stato costellato di prove brillanti e momenti di grande crescita personale. Puntata dopo puntata Matteo ha saputo distinguersi per precisione nei piatti, equilibrio nei sapori e una visione culinaria sempre più definita, arrivando così fino alla semifinale tra i quattro concorrenti rimasti in gara: Carlotta, Dounia, Matteo Rinaldi e lo stesso Canzi.
Prima dell’inizio della prova decisiva della semifinale, ai concorrenti è stata posta una domanda tanto semplice quanto carica di significato: se in quel momento sentissero una voce dentro di loro. La risposta di Matteo ha raccontato perfettamente l’intensità della serata: “Sto bruciando da dentro, è un’emozione incredibile. È il coronamento di un sogno che ho da tutta la vita”.
La prima sfida è stata la Mistery Box, una prova fondamentale perché il vincitore avrebbe ottenuto l’accesso diretto alla finale, saltando l’Invention Test. Per l’occasione la cucina di MasterChef ha accolto un ospite d’eccezione, lo chef Norbert Niederkofler, tre stelle Michelin e una stella verde per la sostenibilità. Sotto la scatola misteriosa i concorrenti hanno trovato un ingrediente insolito: il pescegatto. Il compito è stato quello di replicare uno dei piatti simbolo dello chef altoatesino, “pescegatto con kefir”, seguendo le indicazioni fornite poco prima dell’inizio della prova.
In sessanta minuti i concorrenti hanno dovuto dimostrare precisione tecnica e capacità di interpretazione. Tra tutti, il piatto di Matteo Canzi ha colpito immediatamente i giudici per la sensibilità dimostrata. Bruno Barbieri ha lodato la cottura del pesce, definendola addirittura “eccelsa”, mentre anche la salsa allo yogurt è stata giudicata equilibrata e ben calibrata. Molto apprezzato anche il colore dell’olio di porri, brillante e curato nell’impiattamento. L’unica osservazione è arrivata sulla scelta del piatto di servizio: Canzi ha optato per un piatto piano, mentre Niederkofler aveva utilizzato un piatto fondo, più coerente con la struttura della preparazione. Un dettaglio che non ha però cambiato il risultato della prova.
Il verdetto è arrivato poco dopo. Matteo Canzi è diventato ufficialmente il primo finalista della quindicesima edizione di MasterChef Italia, conquistando la simbolica casacca da chef grazie a una prova tecnica eseguita con grande maturità. Il suo vantaggio non si è fermato qui. Essendo già qualificato, è stato proprio lui a decidere l’assegnazione degli ingredienti nell’Invention Test che avrebbe decretato il secondo finalista. Al termine della prova è stata Carlotta a conquistare l’ultimo posto disponibile in finale.
Arrivato all’ultimo atto della competizione con grande determinazione, Matteo ha presentato un menù profondamente personale, intitolato “Tutto di me”. Un percorso culinario pensato come un vero e proprio racconto autobiografico. “Poter presentare finalmente il mio menù è bellissimo. È tutto me stesso. Un viaggio autobiografico che parte dai primi passi mossi in cucina e attraversa la mia storia. MasterChef è stata un’esperienza che mi ha distrutto più volte e poi ricreato. Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma: io mi sento davvero trasformato”, ha raccontato poco prima di iniziare la prova.
Matteo con i genitori, l'amico e la fidanzata
A sostenerlo durante la finale c’erano le persone più importanti. Mamma Francesca, papà Marco (ex assessore in Comune a Olgiate), l’amico Simone e la fidanzata Elena. Il suo menù ha preso il via con “Il primo chiodo”, un chawanmushi di brodo dashi con verdure in giardiniera, nido di porro croccante e carota a chiodo. Un piatto dedicato al primo ricordo in cucina con la nonna, da cui è nata la sua passione per i fornelli. Durante la preparazione dell’antipasto un fuori-programma ha sorpreso i due finalisti. È entrata in cucina la chef Chiara Pavan, che ha chiesto a Matteo e Carlotta di realizzare quattro amuse-bouche utilizzando i gigli di San Giuseppe. Nonostante la “sorpresa” i due concorrenti non hanno perso di vista il loro obbiettivo. Il primo servito da Matteo, intitolato “Confronto”, è stato uno dei momenti più convincenti della finale: un risotto affumicato alla zucca con pescegatto e crema di porcini, simbolo del suo percorso di crescita e del confronto con se stesso. Il piatto ha conquistato la giuria. Antonino Cannavacciuolo ha addirittura finito completamente il risotto, segno evidente di grande apprezzamento. I giudici hanno elogiato la cottura del pesce e l’affumicatura, ritenuta precisa e ben bilanciata.
Il secondo piatto, “Il coraggio di cambiare”, è stato a base di petto di piccione cotto a bassa temperatura, coscia croccante glassata e purea di topinambur. Durante la preparazione non è mancato però un piccolo imprevisto: la cipolla fondente prevista in menù è andata oltre il punto di cottura e Matteo ha dimenticato di avvisare i giudici che non l’avrebbe servita, proseguendo comunque con l’impiattamento.
A chiudere il percorso è stato il dessert “Ciliegina sulla torta”, una preparazione dolce con cui il giovane olgiatese ha voluto concludere il racconto della sua storia. I giudici hanno apprezzato l’idea, anche se hanno sottolineato che tecnicamente sarebbe stato più corretto definire la preparazione una bavarese piuttosto che un semifreddo.



E.Ma.

























