Donne, l'altro sguardo/5. La violenza fisica, ultimo anello di un percorso di soprusi e limitazioni
Sono diversi i tipi di violenza a cui sono sottoposte le donne: nelle rubriche precedenti abbiamo esaminato la violenza psicologica e quella finanziaria, che sono forse le manifestazioni più difficili da comprendere e classificare.
La violenza fisica, di cui parleremo in questo numero, è più facile da capire anche se in alcune sue manifestazioni spesso viene sottovalutata dalle stesse vittime e non solo.
Si va da lesioni quali abrasioni, escoriazioni, ferite da punta o da taglio, ecchimosi, ematomi e fratture multiple che possono essere causate da spintoni, schiaffi, pugni, pizzichi, bruciature e anche da utilizzo di oggetti per percuotere o da armi da taglio.
Le conseguenze possono essere molteplici e manifestarsi anche sul lungo periodo.
Secondo un rapporto dell’Organizzazione Mondiale della Sanità “gli studi condotti suggeriscono che percentuali tra il 40 e il 72% di tutte le donne che hanno subìto un abuso fisico da parte del partner presentano lesioni a un certo punto della loro vita. Tali lesioni, tuttavia, non costituiscono la conseguenza fisica più comune dell’abuso da parte del partner; i ‘disturbi funzionali’ sono più frequenti, si tratta di una serie di indisposizioni che spesso non presentano cause mediche individuabili, quali la sindrome dell’intestino irritabile, fibromialgie, disturbi gastrointestinali e diverse sindromi da dolore cronico.
Gli studi collegano in modo sicuro tali disturbi con una storia di abuso fisico o sessuale.
Le donne vittime di abuso patiscono anche, rispetto alle donne che non hanno subìto abusi, una funzione fisica ridotta, un maggior numero di disturbi fisici e presentano un numero superiore di giornate passate a letto (OMS World Report on Violence and Health - 2002)”.
Più grave è l’abuso subito e maggiore è l’impatto sulla salute non solo fisica ma anche mentale della donna.
La violenza fisica può arrivare anche ad avere esiti fatali, quali il femminicidio o il suicidio. Secondo le statistiche comunitarie in Europa la violenza rappresenta una tra le prime cause di morte delle donne nella fascia di età compresa tra i 16 e i 50 anni.
In base ai dati diffusi dall’Istat nel 2025, in Italia circa una donna su tre, dai 16 ai 70 anni, nel corso della propria vita, è stata vittima di violenza fisica o sessuale. Le violenze fisiche riguardano il 18,8% delle donne.
Va anche sottolineato che raramente le donne che subiscono violenza ne parlano e questo può aggravare la loro situazione: è quindi importante che non solo le vittime si rivolgano ai Centri antiviolenza ma anche che il personale che opera nella sanità e nelle forze dell’ordine sia adeguatamente preparato a riconoscere i segnali che possono portare a individuare gli abusi.
Fortunatamente i dati dicono che la consapevolezza sta crescendo così come le richieste di aiuto, con un +15,2% di accessi in Pronto Soccorso nel 2024.
“La violenza fisica non arriva all’improvviso”, spiegano le operatrici del Centro antiviolenza di Merate. “Spesso è l’ultimo passaggio di un percorso fatto di parole che feriscono, paura che cresce, libertà che si restringe giorno dopo giorno. Quando il corpo diventa il bersaglio, la violenza ha già attraversato silenzi e isolamento. Ogni giorno vediamo il coraggio di chi riesce a sopravvivere. Sappiamo che la violenza non è mai una colpa di chi la subisce e che nessuna giustificazione può renderla accettabile. Ogni donna ha diritto di vivere senza paura, di sentirsi al sicuro nella propria casa, nel proprio corpo, nella propria vita. Parlare di violenza fisica significa rompere il silenzio e scegliere da che parte stare. Significa credere alle donne, offrire ascolto e costruire insieme le possibili vie di uscita. Perché la violenza può e deve essere fermata”.
La violenza fisica, di cui parleremo in questo numero, è più facile da capire anche se in alcune sue manifestazioni spesso viene sottovalutata dalle stesse vittime e non solo.
Si va da lesioni quali abrasioni, escoriazioni, ferite da punta o da taglio, ecchimosi, ematomi e fratture multiple che possono essere causate da spintoni, schiaffi, pugni, pizzichi, bruciature e anche da utilizzo di oggetti per percuotere o da armi da taglio.
Le conseguenze possono essere molteplici e manifestarsi anche sul lungo periodo.
Secondo un rapporto dell’Organizzazione Mondiale della Sanità “gli studi condotti suggeriscono che percentuali tra il 40 e il 72% di tutte le donne che hanno subìto un abuso fisico da parte del partner presentano lesioni a un certo punto della loro vita. Tali lesioni, tuttavia, non costituiscono la conseguenza fisica più comune dell’abuso da parte del partner; i ‘disturbi funzionali’ sono più frequenti, si tratta di una serie di indisposizioni che spesso non presentano cause mediche individuabili, quali la sindrome dell’intestino irritabile, fibromialgie, disturbi gastrointestinali e diverse sindromi da dolore cronico.
Gli studi collegano in modo sicuro tali disturbi con una storia di abuso fisico o sessuale.
Le donne vittime di abuso patiscono anche, rispetto alle donne che non hanno subìto abusi, una funzione fisica ridotta, un maggior numero di disturbi fisici e presentano un numero superiore di giornate passate a letto (OMS World Report on Violence and Health - 2002)”.
Più grave è l’abuso subito e maggiore è l’impatto sulla salute non solo fisica ma anche mentale della donna.
La violenza fisica può arrivare anche ad avere esiti fatali, quali il femminicidio o il suicidio. Secondo le statistiche comunitarie in Europa la violenza rappresenta una tra le prime cause di morte delle donne nella fascia di età compresa tra i 16 e i 50 anni.
In base ai dati diffusi dall’Istat nel 2025, in Italia circa una donna su tre, dai 16 ai 70 anni, nel corso della propria vita, è stata vittima di violenza fisica o sessuale. Le violenze fisiche riguardano il 18,8% delle donne.
Va anche sottolineato che raramente le donne che subiscono violenza ne parlano e questo può aggravare la loro situazione: è quindi importante che non solo le vittime si rivolgano ai Centri antiviolenza ma anche che il personale che opera nella sanità e nelle forze dell’ordine sia adeguatamente preparato a riconoscere i segnali che possono portare a individuare gli abusi.
Fortunatamente i dati dicono che la consapevolezza sta crescendo così come le richieste di aiuto, con un +15,2% di accessi in Pronto Soccorso nel 2024.
“La violenza fisica non arriva all’improvviso”, spiegano le operatrici del Centro antiviolenza di Merate. “Spesso è l’ultimo passaggio di un percorso fatto di parole che feriscono, paura che cresce, libertà che si restringe giorno dopo giorno. Quando il corpo diventa il bersaglio, la violenza ha già attraversato silenzi e isolamento. Ogni giorno vediamo il coraggio di chi riesce a sopravvivere. Sappiamo che la violenza non è mai una colpa di chi la subisce e che nessuna giustificazione può renderla accettabile. Ogni donna ha diritto di vivere senza paura, di sentirsi al sicuro nella propria casa, nel proprio corpo, nella propria vita. Parlare di violenza fisica significa rompere il silenzio e scegliere da che parte stare. Significa credere alle donne, offrire ascolto e costruire insieme le possibili vie di uscita. Perché la violenza può e deve essere fermata”.
In collaborazione con L'altra metà del cielo. Telefono Donna-Merate

























