Montevecchia: in Argentina del nord con Riccardo Agretti
Paesaggi mozzafiato, natura incontaminata e tanto silenzio hanno caratterizzato il viaggio di quaranta giorni di Riccardo Agretti e la moglie Marina in Argentina del Nord.

Un'avventura raccontata, grazie alla collaborazione con Pro Montevecchia, ai concittadini, che nella serata di mercoledì 28 gennaio hanno gremito la casetta Bis per ammirare le fotografie scattate da Agretti, che hanno trasportato come per magia i presenti tra montagne, paludi e saline, in luoghi dove la presenza umana è quasi nulla.


Un itinerario iniziato nel cuore delle Ande, nella Puna, un altopiano a 4.000 metri caratterizzato da clima estremo e vegetazione scarsa. Dopo una breve tappa a Salta, la città più grande della regione e al museo archeologico di Alta Montagna, che conserva mummie di donne e bambini che venivano offerti in sacrificio agli dei nel vulcano Lullaillaco nel periodo Inca, ha avuto ufficialmente inizio il viaggio on the road.

In sella al loro pick-up due per quattro, da 1.152 metri di altitudine sono saliti, nel giro di poche ore a 4.350 metri, per ammirare “la collina dai quattordici colori” con sfumature dal verde, al rosso, al viola, al rosa e al giallo con un effetto sulle rocce a “millefoglie” causato da un processo di erosione in atto da centinaia di migliaia di anni. Una strada sterrata attraverso un deserto definito del “labirinto” per le infinite rocce uguali che fanno perdere l'orientamento, li ha portati a Tolar Grande, una località mineraria oggi quasi in disuso, che ha dato loro un primo assaggio dell'ospitalità locale. Una gentilezza che è emersa il giorno dopo, quando impantanati tra la sabbia, sono stati immediatamente soccorsi da una guida locale e da turisti che come loro stavano esplorando la zona. “Dopo mezz'ora di sforzi siamo riusciti a liberare la nostra macchina e abbiamo approfittato della guida per un tour. Lui con un walkie talkie ci ha dato indicazioni per tutta la durata del lungo e tortuoso viaggio che da soli non saremmo mai riusciti a portare a termine”.

Tra saline e lagune, tra fenicotteri, nandú e vigogne, la coppia ha finalmente raggiunto una strada asfaltata, la Ruta 40, che con i suoi 5.524 km percorre tutta l'Argentina, trasformando pian piano il paesaggio da deserti a canyon simili a quelli del nord America. Arrivati alla città di Cafayate, produttrice di vini esportati in tutto il mondo, una curiosa leggenda ha spiegato l'origine dei cactus quasi antropomorfi che caratterizzano il parco nazionale lì vicino. Una coppia di amanti di tribù nemiche, sfuggita dal padre di lei che disapprovava la loro unione, ha chiesto aiuto a Pachamama, la madre terra, che trasformando lui in un cactus e lei nel suo fiore bianco, ha permesso di eludere il padre e i suoi uomini sempre in agguato.

La seconda parte del percorso si è concentrato nel parco nazionale dell'Iguazu, luogo di ambientazione nel film “Mission”, che descriveva una situazione non molto diversa da quella attuale, con il popolo indigeno dei Guaranì che deve ancora battersi per rimanere sulla loro terra continuamente minacciata dal Brasile, che ha ucciso più di 300 dei loro leader. Qui la coppia ha visitato le cascate più estese al mondo, che con una larghezza di più di 7.500 km di tra Brasile e Argentina, mostra l'impressionante potenza dell'acqua, che crea un ecosistema con una flora rigogliosa di più di 2.000 specie e una fauna di insetti, volatili e mammiferi molto variegata.


Il viaggio si è concluso a “Esteros del Iberà”, una zona umida ricca di paludi, ritenuta inesplorabile alla sua scoperta agli inizi dell'800 e ancora oggi difficile da raggiungere, Agretti e la compagna si sono fatti accompagnare da un privato. Qui l'attività principale per il fotografo è stato immortalare nei suoi scatti la fauna locale, ricca di caimani, capibara, scimmie e migliaia di uccelli, come il cardinale dal ciuffo rosso e il martin pescatore.


Un'avventura raccontata, grazie alla collaborazione con Pro Montevecchia, ai concittadini, che nella serata di mercoledì 28 gennaio hanno gremito la casetta Bis per ammirare le fotografie scattate da Agretti, che hanno trasportato come per magia i presenti tra montagne, paludi e saline, in luoghi dove la presenza umana è quasi nulla.


Un itinerario iniziato nel cuore delle Ande, nella Puna, un altopiano a 4.000 metri caratterizzato da clima estremo e vegetazione scarsa. Dopo una breve tappa a Salta, la città più grande della regione e al museo archeologico di Alta Montagna, che conserva mummie di donne e bambini che venivano offerti in sacrificio agli dei nel vulcano Lullaillaco nel periodo Inca, ha avuto ufficialmente inizio il viaggio on the road.

In sella al loro pick-up due per quattro, da 1.152 metri di altitudine sono saliti, nel giro di poche ore a 4.350 metri, per ammirare “la collina dai quattordici colori” con sfumature dal verde, al rosso, al viola, al rosa e al giallo con un effetto sulle rocce a “millefoglie” causato da un processo di erosione in atto da centinaia di migliaia di anni. Una strada sterrata attraverso un deserto definito del “labirinto” per le infinite rocce uguali che fanno perdere l'orientamento, li ha portati a Tolar Grande, una località mineraria oggi quasi in disuso, che ha dato loro un primo assaggio dell'ospitalità locale. Una gentilezza che è emersa il giorno dopo, quando impantanati tra la sabbia, sono stati immediatamente soccorsi da una guida locale e da turisti che come loro stavano esplorando la zona. “Dopo mezz'ora di sforzi siamo riusciti a liberare la nostra macchina e abbiamo approfittato della guida per un tour. Lui con un walkie talkie ci ha dato indicazioni per tutta la durata del lungo e tortuoso viaggio che da soli non saremmo mai riusciti a portare a termine”.

Tra saline e lagune, tra fenicotteri, nandú e vigogne, la coppia ha finalmente raggiunto una strada asfaltata, la Ruta 40, che con i suoi 5.524 km percorre tutta l'Argentina, trasformando pian piano il paesaggio da deserti a canyon simili a quelli del nord America. Arrivati alla città di Cafayate, produttrice di vini esportati in tutto il mondo, una curiosa leggenda ha spiegato l'origine dei cactus quasi antropomorfi che caratterizzano il parco nazionale lì vicino. Una coppia di amanti di tribù nemiche, sfuggita dal padre di lei che disapprovava la loro unione, ha chiesto aiuto a Pachamama, la madre terra, che trasformando lui in un cactus e lei nel suo fiore bianco, ha permesso di eludere il padre e i suoi uomini sempre in agguato.

La seconda parte del percorso si è concentrato nel parco nazionale dell'Iguazu, luogo di ambientazione nel film “Mission”, che descriveva una situazione non molto diversa da quella attuale, con il popolo indigeno dei Guaranì che deve ancora battersi per rimanere sulla loro terra continuamente minacciata dal Brasile, che ha ucciso più di 300 dei loro leader. Qui la coppia ha visitato le cascate più estese al mondo, che con una larghezza di più di 7.500 km di tra Brasile e Argentina, mostra l'impressionante potenza dell'acqua, che crea un ecosistema con una flora rigogliosa di più di 2.000 specie e una fauna di insetti, volatili e mammiferi molto variegata.


Il viaggio si è concluso a “Esteros del Iberà”, una zona umida ricca di paludi, ritenuta inesplorabile alla sua scoperta agli inizi dell'800 e ancora oggi difficile da raggiungere, Agretti e la compagna si sono fatti accompagnare da un privato. Qui l'attività principale per il fotografo è stato immortalare nei suoi scatti la fauna locale, ricca di caimani, capibara, scimmie e migliaia di uccelli, come il cardinale dal ciuffo rosso e il martin pescatore.

Marina e Riccardo Agretti
Al termine della serata tante sono state le domande poste dal pubblico, incuriosito e affascinato da un viaggio che Agretti ha scherzato, non si potrebbe compiere senza avere un po' di incoscienza.
I.Bi.

























