Voce libera

Caro Direttore, definirvi una “voce libera” è un’espressione audace, diciamo così. Soprattutto considerando che il vostro bilancio vive di pubblicità e che, a seconda degli “sponsor”, gli attacchi diventano più o meno vigorosi. Insomma, chi è senza peccato scagli pure la prima pietra… ma magari con cautela. Non credo avrà il coraggio di pubblicare questa mia, ma va bene lo stesso: non vorrei turbare l’equilibrio editoriale. Un caro saluto.
Giacomo
A parte l'opinabile giudizio personale, pubblico volentieri la lettera perchè per una volta mi dà l'occasione di spiegare che "voce libera" significa non avere alcun riferimento politico, solo amici, per lo più da moltissimo tempo che sostengono i nostri giornali proprio perchè liberi. Amici che sentiamo una volta l'anno per il rinnovo del contratto e poi più. Amici che mai hanno chiesto il benché minimo favore. Amici consapevoli che gli editori, ossia il direttore cioè chi scrive, e Chicco Fumagalli, dal 2000 hanno impegnato risorse personali per compensare le insufficienti entrate pubblicitarie (come dimostrano i bilanci che tutti possono vedere essendo una Srl). Ecco il significato di voce libera è questo: essere disponibili a lavorare a guadagno zero per 25 anni e finanziare l'iniziativa laddove le entrate pubblicitarie non arrivano. Trovi un altro giornale così libero. Attendo.
P.S. Io il coraggio di pubblicare la lettera l'ho avuto Lei nemmeno quello di firmarla. Si deve vergognare.
Claudio Brambilla
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