Imbersago: con Enzo Fiano Shoah e Palestina negli anni
Gli orrori dei campi di concentramento, la vita in Palestina e lo sterminio in atto ancora oggi. Nel pomeriggio di sabato 24 gennaio il musicista e già direttore del conservatorio di Como Enzo Fiano, figlio di Nedo, il fiorentino attivista e scrittore, sopravvissuto al campo di concentramento di Auschwitz, non solo ha portato la storia del padre, ma la sua diretta esperienza da studente a Gerusalemme.

Il padre era stato catturato il 16 maggio del 1944 e dopo un viaggio durato sette giorni e sette notti arrivò, con altri 600 ebrei ad Auschwitz. Qui la fortuna di conoscere il tedesco e di essere un bravo cantante gli permisero di evitare parte dei lavori forzati operando nel commando Kanada, il dipartimento che aveva il compito di accogliere i deportati sulla banchina di accesso. Le torture e gli orrori osservati e patiti da Nedo lo hanno segnato per il resto della vita, lasciando un segno indelebile. “Mio padre per tanto tempo non riuscì a dormire su un materasso e teneva sempre in tasca un pezzo di pane per la paura che di colpo tutto potesse ricominciare”.

Per anni ha nascosto ai figli la terribile verità che si celava dietro la matricola A5405 sull'avambraccio e ai segni che costellavano il suo corpo, finché un giorno, davanti a un pubblico, ha rivelato tutto. Una decisione nata dalla volontà di tramandare il suo vissuto, per far sì che non si ripetessero le ingiustizie perpetrate nei confronti di innocenti.
Il figlio Enzo ha condiviso col pubblico parte delle torture e degli orrori consumate nei campi: le frustate per un furto o un tentativo di fuga che terminavano solo con la morte, i corpi che dopo le camere a gas venivano controllati per trovare “tesori” e poi impilati meticolosamente per arrivare ai forni crematori operati da altri detenuti ebrei. Atrocità ormai purtroppo note, sulle quali il musicista non ha voluto soffermarsi troppo, per concentrarsi invece sulla sua esperienza a Gerusalemme, per poi arrivare alla guerra che sta causando nuovamente uno sterminio.

Ha deciso di recarsi a frequentare l’università in Terra Santa dopo aver vinto una borsa di studio, un’opportunità per scoprire le sue origini e il mondo degli ebrei israeliani. “Subito sono rimasto affascinato dalla bellezza della città, dei paesaggi e dalla comunità, mi sono sentito subito accolto nonostante non conoscessi una parola della lingua”. La sua esperienza in Israele è stata molto positiva con amicizie e contatti mantenuti per anni, finché il clima non è peggiorato, già prima del 7 ottobre 2023. Un processo iniziato alla fine della prima guerra mondiale, quando Isreale e Palestina diventarono protettorato Britannico per facilitare la convivenza tra arabi, ebrei e cattolici, che però ha fallito completamente nei suoi intenti.

Con le migrazioni di fine anni '70, soprattutto dei russi, l'ebraismo ha visto radicalizzazioni ed estremismi portati da individui che dovevano dimostrare la propria identità ebraica, così come gli ortodossi che sostenuti da Netanyahu hanno portato alla condizione attuale, ha spiegato Fiano. Tra aneddoti ed esperienze, come la conoscenza del giudice della corte suprema del processo Eichmann Moshe Landau, la comunità dei Kibbutz e spiegazioni su costumi e differenze religiose, l'incontro si è concluso con un richiamo al rispetto reciproco e ha ricordare, non solo nel Giorno della Memoria, le tragedie del passato per fare in modo che non si ripetano mai più.

Il padre era stato catturato il 16 maggio del 1944 e dopo un viaggio durato sette giorni e sette notti arrivò, con altri 600 ebrei ad Auschwitz. Qui la fortuna di conoscere il tedesco e di essere un bravo cantante gli permisero di evitare parte dei lavori forzati operando nel commando Kanada, il dipartimento che aveva il compito di accogliere i deportati sulla banchina di accesso. Le torture e gli orrori osservati e patiti da Nedo lo hanno segnato per il resto della vita, lasciando un segno indelebile. “Mio padre per tanto tempo non riuscì a dormire su un materasso e teneva sempre in tasca un pezzo di pane per la paura che di colpo tutto potesse ricominciare”.

Enzo Fiano
Per anni ha nascosto ai figli la terribile verità che si celava dietro la matricola A5405 sull'avambraccio e ai segni che costellavano il suo corpo, finché un giorno, davanti a un pubblico, ha rivelato tutto. Una decisione nata dalla volontà di tramandare il suo vissuto, per far sì che non si ripetessero le ingiustizie perpetrate nei confronti di innocenti.
Il figlio Enzo ha condiviso col pubblico parte delle torture e degli orrori consumate nei campi: le frustate per un furto o un tentativo di fuga che terminavano solo con la morte, i corpi che dopo le camere a gas venivano controllati per trovare “tesori” e poi impilati meticolosamente per arrivare ai forni crematori operati da altri detenuti ebrei. Atrocità ormai purtroppo note, sulle quali il musicista non ha voluto soffermarsi troppo, per concentrarsi invece sulla sua esperienza a Gerusalemme, per poi arrivare alla guerra che sta causando nuovamente uno sterminio.

Ha deciso di recarsi a frequentare l’università in Terra Santa dopo aver vinto una borsa di studio, un’opportunità per scoprire le sue origini e il mondo degli ebrei israeliani. “Subito sono rimasto affascinato dalla bellezza della città, dei paesaggi e dalla comunità, mi sono sentito subito accolto nonostante non conoscessi una parola della lingua”. La sua esperienza in Israele è stata molto positiva con amicizie e contatti mantenuti per anni, finché il clima non è peggiorato, già prima del 7 ottobre 2023. Un processo iniziato alla fine della prima guerra mondiale, quando Isreale e Palestina diventarono protettorato Britannico per facilitare la convivenza tra arabi, ebrei e cattolici, che però ha fallito completamente nei suoi intenti.

Con le migrazioni di fine anni '70, soprattutto dei russi, l'ebraismo ha visto radicalizzazioni ed estremismi portati da individui che dovevano dimostrare la propria identità ebraica, così come gli ortodossi che sostenuti da Netanyahu hanno portato alla condizione attuale, ha spiegato Fiano. Tra aneddoti ed esperienze, come la conoscenza del giudice della corte suprema del processo Eichmann Moshe Landau, la comunità dei Kibbutz e spiegazioni su costumi e differenze religiose, l'incontro si è concluso con un richiamo al rispetto reciproco e ha ricordare, non solo nel Giorno della Memoria, le tragedie del passato per fare in modo che non si ripetano mai più.
I.Bi.
























