Osnago: Gianluca Ruggeri e la transizione da energia fossile a rinnovabile

Venerdì 23 gennaio, Spazio Aperto ad Osnago ha ospitato una riflessione di profondo respiro scientifico e civile, incentrata sulla presentazione del saggio "Le energie del mondo. Fossile, nucleare, rinnovabile: cosa dobbiamo sapere" di Gianluca Ruggeri.
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Gianluca Ruggeri e Marco Molgora

Il ricercatore dell’Università dell’Insubria e presidente della cooperativa "ènostra", sollecitato dalle domande di Marco Molgora in una serata promossa da ProgettoOsnago e Legambiente, ha introdotto il dibattito con un paradosso storico: l'umanità non ha abbandonato l'età della pietra per mancanza di sassi, ma per un salto di civiltà verso strumenti più efficaci. Allo stesso modo, oggi la transizione dalle fonti fossili alle rinnovabili non è dettata dall'esaurimento dei giacimenti, ma dalla necessità di superare un modello che, nonostante triplicati consumi globali dal 1970, rimane frenato da colossali interessi economici – quantificabili in circa 10.000 miliardi di dollari di capitalizzazione tra industria petrolifera e comparto automobilistico – e da una pericolosa inerzia culturale riassunta nella frase "abbiamo sempre fatto così".
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Il cuore dell'analisi di Ruggeri ha messo a nudo la sistemica inefficienza del vecchio paradigma basato sulla combustione, spiegando che bruciare petrolio, carbone o gas comporta lo spreco in calore di circa due terzi dell'energia primaria. Nelle fonti fossili, infatti, solo una minima parte dell'energia estratta giunge effettivamente a fornire un servizio finale, mentre le tecnologie della transizione, come le pompe di calore e i motori elettrici, operano con rendimenti infinitamente superiori, eliminando le massicce dispersioni termiche tipiche delle caldaie e dei motori termici. Questa consapevolezza cambia radicalmente la prospettiva sulla velocità della transizione: non occorre sostituire ogni singola unità di energia fossile con una rinnovabile, poiché l'elettrificazione permette di ottenere lo stesso benessere consumando molta meno energia a monte. La dipendenza energetica dell'Unione Europea, che importa ancora il 95% del petrolio e l'85% del gas, non è dunque solo un rischio ambientale, ma una vulnerabilità geopolitica che ci mette "nelle mani di qualcun altro", rendendo l'autonomia energetica una questione di sovranità nazionale e continentale.
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Un approfondimento rigoroso è stato dedicato al confronto tra il nucleare e la travolgente ascesa del fotovoltaico. Ruggeri ha evidenziato come, a fronte di un ritorno del nucleare nel dibattito mainstream, la realtà dei dati mostri una produzione mondiale stagnante da oltre vent'anni, con una quota sull'elettricità globale scesa dal picco del 17,5% del 1996 a valori significativamente inferiori. Le nuove centrali in costruzione sono oggi quasi esclusivamente di tecnologia russa o cinese, sollevando seri interrogativi sull'autonomia tecnologica dell'Occidente. Parallelamente, il solare sta crescendo a una velocità senza precedenti nella storia dell'energia, con costi di produzione crollati da 44 a soli 5 centesimi per ogni watt di potenza, rendendolo la fonte più economica mai esistita. Per dare un'idea dell'impatto logistico, le fonti suggeriscono che una singola nave carica di pannelli fotovoltaici può generare, nell'arco della sua vita utile, l'energia equivalente a decine di navi cariche di carbone che dovrebbero viaggiare ogni anno verso le centrali termiche.
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In questo scenario, Ruggeri ha denunciato con forza il costo umano del modello attuale, evidenziando una tragica asimmetria nella percezione pubblica del rischio. Se l'infortunio sul lavoro scuote le coscienze per la sua immediatezza, le morti "silenziose" causate dall'inquinamento atmosferico derivante dalla combustione fossile mietono tra i 5 e gli 8 milioni di vittime all'anno nel mondo. I dati indicano che circa un decesso su sette a livello globale è riconducibile alla qualità dell'aria e alle patologie circolatorie e polmonari legate agli idrocarburi. A questo si aggiungono gli impatti indiretti ma devastanti del mutamento climatico: dalla diffusione di malattie tropicali in nuove latitudini a causa dello spostamento dei vettori biologici, fino ai rischi per la salute mentale indotti dalle ondate di calore prolungate e dai fenomeni atmosferici estremi, che sempre più spesso colpiscono infrastrutture e popolazioni.
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La serata ha trovato una sintesi operativa nell'intervento di Paolo Brivio, ex sindaco di Osnago e oggi vicepresidente della Fondazione Sinergia, la Comunità Energetica Rinnovabile più estesa della Lombardia. Brivio ha illustrato come la CER superi il vecchio modello di distribuzione centralizzata per favorire un sistema in cui 89 enti pubblici e centinaia di cittadini condividono l'energia prodotta localmente dal sole. Questo meccanismo non solo stabilizza i picchi di consumo e riduce la necessità di nuove infrastrutture di trasporto, ma trasforma l'energia in una risorsa sociale: il modello di Fondazione Sinergia prevede infatti di destinare almeno il 25% degli incentivi statali a progetti sociali sul territorio, creando un legame diretto tra sostenibilità ambientale e benessere della comunità.
In conclusione, l'incontro di Osnago ha restituito l'immagine di una transizione energetica solida e già in atto, i cui numeri, seppur spesso ignorati dai media tradizionali, superano ormai le fonti fossili nella produzione elettrica europea. Il messaggio conclusivo di Ruggeri è stato un invito a un protagonismo consapevole: il futuro dell'energia passa inevitabilmente attraverso l'innovazione digitale delle reti e un cambio radicale delle abitudini quotidiane.
M.Pen.
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