Riflessione per la Giornata della Memoria
Il gruppo provinciale di Azione Lecco in coerenza con i princìpi di europeismo e difesa dei valori liberaldemocratici che animano il movimento, propone una riflessione per questo 27 gennaio 2026.
L’Esercizio del Conoscere: Oltre il Segnalibro della Memoria
Di fronte alla ricorrenza della Giornata della Memoria, il rischio più insidioso è la sua trasformazione in un rito stanco, una commemorazione retorica che delega al passato la colpa del male. Primo Levi ci insegna: "conoscere è necessario". Oggi, in questo inizio di 2026 ancora segnato da conflitti disumani, incertezze inquietanti e dal ritorno di linguaggi ed atteggiamenti di odio che credevamo sepolti, la memoria non può essere una semplice formalità, ma deve farsi consapevolezza politica e culturale. Viviamo un’epoca di fragilità profonde. Il 2025 è stato un anno di scossoni geopolitici che hanno messo a dura prova l’asse transatlantico e la tenuta delle democrazie occidentali. La crisi della sicurezza, non solo militare ma anche sociale ed economica, genera quel senso di smarrimento che, ottant'anni fa, fu il terreno fertile per i totalitarismi. Quando la complessità del presente spaventa, la tentazione di rifugiarsi in risposte brutali e semplificate – nel populismo che individua sempre un nemico esterno o un "diverso" da incolpare – torna, ahinoi, a farsi sentire. La nostra battaglia contro l'antisemitismo, che riaffiora in forme nuove e preoccupanti, e contro ogni forma di discriminazione, si gioca oggi qui: nella capacità di formare cittadini consapevoli, capaci di esercitare il pensiero critico e di non cedere all'indifferenza, che è il terreno più fertile per coltivare gli stessi errori che milioni di esseri umani hanno estirpato dalla Storia a prezzo del loro sangue. Per noi di Azione, la cultura, la conoscenza della Storia, non è un accessorio, ma un pilastro della società. Ricordare l'Olocausto oggi significa difendere le istituzioni democratiche, consapevoli che la democrazia non è una conquista definitiva, ma un processo che va difeso ed alimentato con serietà, competenza e partecipazione. Significa, oggi più che mai, rafforzare l’Europa: l’Unione Europea è nata sulle ceneri di Auschwitz come progetto di pace per i popoli. Indebolire l’Europa significa tradire quella promessa di "mai più" e quel sogno di libertà e prosperità consegnatoci dai nostri padri. Infine, occorre contrastare l'antisemitismo contemporaneo: non possiamo accettare che la sicurezza delle comunità ebraiche sia ancora un tema di emergenza. Servono misure chiare e un impegno politico senza ambiguità, anche nelle interlocuzioni col governo israeliano. La Shoah è avvenuta, e Levi ci ricorda che proprio perché è avvenuta, può accadere di nuovo. Il nostro compito non è solo quello di "non dimenticare", ma di agire affinché le coscienze non vengano nuovamente sedotte dall'oscurità. La memoria deve essere il combustibile della nostra responsabilità civile. Scolpiamo queste parole nel nostro impegno quotidiano. Per un'Italia che sappia guardare al suo passato senza sconti e al suo futuro con la forza della ragione.

Di fronte alla ricorrenza della Giornata della Memoria, il rischio più insidioso è la sua trasformazione in un rito stanco, una commemorazione retorica che delega al passato la colpa del male. Primo Levi ci insegna: "conoscere è necessario". Oggi, in questo inizio di 2026 ancora segnato da conflitti disumani, incertezze inquietanti e dal ritorno di linguaggi ed atteggiamenti di odio che credevamo sepolti, la memoria non può essere una semplice formalità, ma deve farsi consapevolezza politica e culturale. Viviamo un’epoca di fragilità profonde. Il 2025 è stato un anno di scossoni geopolitici che hanno messo a dura prova l’asse transatlantico e la tenuta delle democrazie occidentali. La crisi della sicurezza, non solo militare ma anche sociale ed economica, genera quel senso di smarrimento che, ottant'anni fa, fu il terreno fertile per i totalitarismi. Quando la complessità del presente spaventa, la tentazione di rifugiarsi in risposte brutali e semplificate – nel populismo che individua sempre un nemico esterno o un "diverso" da incolpare – torna, ahinoi, a farsi sentire. La nostra battaglia contro l'antisemitismo, che riaffiora in forme nuove e preoccupanti, e contro ogni forma di discriminazione, si gioca oggi qui: nella capacità di formare cittadini consapevoli, capaci di esercitare il pensiero critico e di non cedere all'indifferenza, che è il terreno più fertile per coltivare gli stessi errori che milioni di esseri umani hanno estirpato dalla Storia a prezzo del loro sangue. Per noi di Azione, la cultura, la conoscenza della Storia, non è un accessorio, ma un pilastro della società. Ricordare l'Olocausto oggi significa difendere le istituzioni democratiche, consapevoli che la democrazia non è una conquista definitiva, ma un processo che va difeso ed alimentato con serietà, competenza e partecipazione. Significa, oggi più che mai, rafforzare l’Europa: l’Unione Europea è nata sulle ceneri di Auschwitz come progetto di pace per i popoli. Indebolire l’Europa significa tradire quella promessa di "mai più" e quel sogno di libertà e prosperità consegnatoci dai nostri padri. Infine, occorre contrastare l'antisemitismo contemporaneo: non possiamo accettare che la sicurezza delle comunità ebraiche sia ancora un tema di emergenza. Servono misure chiare e un impegno politico senza ambiguità, anche nelle interlocuzioni col governo israeliano. La Shoah è avvenuta, e Levi ci ricorda che proprio perché è avvenuta, può accadere di nuovo. Il nostro compito non è solo quello di "non dimenticare", ma di agire affinché le coscienze non vengano nuovamente sedotte dall'oscurità. La memoria deve essere il combustibile della nostra responsabilità civile. Scolpiamo queste parole nel nostro impegno quotidiano. Per un'Italia che sappia guardare al suo passato senza sconti e al suo futuro con la forza della ragione.

























