Il voto per la Provincia è la conferma della dimensione fluida della politica di oggi

Il voto per La Provincia di Lecco ha confermato la dimensione fluida della politica, anzi molto fluida. In particolare, lo è nel disarticolato alveare del centro-sinistra. Il centrodestra, senza fare fatica, si è portato a casa presidenza e maggioranza: “hanno fatto tutto loro”.
L’istituzione Provincia è una chimera, è un qualcosa di poco palpabile, questo grazie alla riforma voluta dal renziano Graziano Delrio: il riformista per definizione. Se questo è riformismo, andiamo proprio bene. 
I perdenti, imperterriti, continuano a farsi male. Portano in grembo una sindrome masochistica che stentano a superare; dovrebbero mettersi su qualche lettino e farsi analizzare. Agiscono come se avessero la sindrome dell’ ‘enfant battu’. Si soffermano su banalità, antipatie e simpatie personali.
Basta leggere il carteggio pubblicato su questa testata giornalistica in questi ultimi giorni. Si sono piacevolmente ‘accarezzati’ prima del voto. Faticano a trattenersi, si accusano reciprocamente su questioni che interessano poco agli elettori. Scrivono malinconiche romanze pucciniane che svolazzano tra Torre del Lago e il carnevale di Viareggio.
Non è detto che dall’altra sponda il sole sorga sorridente tutti i giorni. Anzi, spesso prevale un clima meteorologico politico crepuscolare. Il crepuscolo nasconde lo sfondo, mimitiza il sussurrio del poco, del solito vocio, di cose già sentite e pigre. Eppure, vincono.
Si è immersi in un eterno presente da troppo tempo. Non è un caso che sullo sfondo spunti il tirannosauro.  
Anche un marziano, un alieno, uno appena sceso dal treno, dopo un lungo viaggio, nel scorrere le notizie del territorio, si sarebbe accorto che il centro-sinistra avrebbe perso la partita. A muovere il mestolo nel pentolone della verzata è il solito. Lo lasciano mescolare, si fidano, lo ritengono un esperto, invece è un cul de sac. Il precetto fondante è quello della moderazione, della centralità. Mentre il mondo cambia, loro continuano a cercare il ‘centro di gravità permanente’.
La politica fluida è costellata di ambiguità dentro il grande calderone della definizione di civico. Tutto è civico e tutti si definiscono civici. Poi, al momento del voto, si diventa civici di centrodestra o di centro-sinistra. Anche i partiti sono civici. La questione è capire cosa siano. Questa è una discussione ormai trita. Sono quello che sono. 
L’ambiguità del civismo è accomodante per molti, ma si esaurisce nei piccoli comuni, tra persone che si conoscono, tra gruppi ristretti.
Il Sindaco di Morterone, eletto con una lista civica, si è fatto subito fotografare con la neopresidente della Provincia di centrodestra. Sono cose dell’umano vivere.
Il rischio lo corre anche il candidato sindaco di Lecco Mauro Gattinoni, sostenuto dai partiti di centro-sinistra e da altre associazioni. In un’intervista recente afferma di candidarsi con ‘Fattore Lecco’, pur credendo nei partiti. Oggi, a differenza di ieri, questa posizione appare poco attraente e convincente per il voto a Lecco. Si critica il Presidente del Consiglio di tenere un piede in due scarpe (EU e Trump), poi, nel piccolo, si fa la stessa cosa.
La fluidità in politica non sempre è espressione di sicurezza e convincimento. Non si può stare sul pero e sul fico. L’ulivo è diverso dal salice piangente, anche se si trovano in un bel giardino con roveti e rose. Nel centro-sinistra prevalgono l’aghiforme come il biancospino, l’agrifoglio, e cespugli di ortiche sempre in fiore.
La campana per il centro-sinistra a Lecco ha suonato…attenti al lupo.
Dr. Enrico Magni, Psicologo, giornalista
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