Ospedale, territorio e comunità: riflessione a partire dal Mandic
Sentiamo parlare costantemente di riforme sanitarie, di fondi stanziati, di PNRR e di nuovi, ambiziosi progetti. Eppure, per molti cittadini, la percezione è che nulla stia cambiando davvero: l'accesso alle cure rimane complicato, le liste d'attesa si allungano e orientarsi nel sistema sembra un'impresa sempre più difficile.
In questo contesto, la recente celebrazione per i 175 anni dell'ospedale Mandic di Merate poteva sembrare l'ennesimo evento formale. Invece, si è rivelata un'occasione inaspettata per riflettere, portando alla luce alcune verità e suggerimenti provenienti da un passato per diventare una lente di ingrandimento sul nostro futuro.
Il susseguirsi di annunci sul "rilancio" dell'ospedale Mandic che avvengono con una cadenza quasi annuale, spesso in coincidenza con l'apertura o, più di recente, con la chiusura di un servizio, è sicuramente sintomo di un problema ancora irrisolto.
Il punto non è la mancanza di volontà individuale. Anzi, diversi dirigenti che si sono susseguiti hanno dimostrato un impegno sincero e, come nel caso recente del dottor Trivelli, hanno affrontato il tema con competenza e passione, mettendoci anche la faccia: atteggiamento non così frequente nel contesto attuale.
Durante l’ultimo evento celebrativo dei 175 anni del Mandic, sono riemersi temi ormai ricorrenti nel dibattito sanitario: l’invecchiamento della popolazione, il rapporto ospedale-territorio, il concetto di comunità. Termini ormai diffusi nel lessico istituzionale, ma sui quali resta il dubbio che vi sia una reale condivisione di significato e, soprattutto, una conseguente traduzione operativa.
In questo quadro, l’elemento realmente nuovo è (o avrebbe dovuto) essere rappresentato dagli ingenti fondi del PNRR, che ha destinato miliardi di euro alla sanità italiana, un’occasione probabilmente unica e difficilmente ripetibile per riorganizzare il nostro sistema sanitario, messo sotto una pressione senza precedenti dalla pandemia. Ma al di là dei progetti e dei fondi stanziati, la domanda fondamentale che rischia di perdersi tra i resoconti ufficiali è una sola: questa ingente quantità di risorse ha realmente migliorato la cura dei cittadini? L'accesso alle prestazioni è diventato più semplice? Le persone si sono sentite più ascoltate e meglio assistite? Le Case della Comunità stanno rispondendo alle loro esigenze? Questo punto di vista sembra però ancora marginale nel dibattito pubblico, spesso più concentrato su indicatori, tabelle e obiettivi formali che sulla reale soddisfazione dell’utente.
Una riflessione su questa tematica ci porterebbe lontano ma dall’evento dei 175 anni del Mandic possiamo trarre qualche suggerimento per il futuro (visto che questo era anche uno degli obiettivi).
Nella presentazione del dr. Tortorella è stato ricordato che l’Ospedale nacque per rispondere ai bisogni concreti del Territorio di riferimento. Parlare del rilancio del Mandic significa quindi parlare di Territorio dei suoi bisogni e relative soluzioni, e non solo di reparti ospedalieri e tecnologie.
Spesso parliamo di “Territorio” come ad indicare una dimensione indefinita, talvolta schiacciata dalla centralità prestazionale dell’ospedale. Anche il distretto, che dovrebbe rappresentare l’unità istituzionale del territorio e uno snodo fondamentale della riforma, pare restare in secondo piano.
Forse sarebbe più appropriato oggi tradurre Territorio con “Comunità”, concetto frequentemente evocato (Casa, Ospedale, Infermiere ec.) ma raramente esplicitato nei suoi contenuti.
Il Mandic, nella sua origine storica, nasceva per rispondere ai problemi reali delle persone: carenze nutrizionali, igieniche, educative e di isolamento sociali. Da questa stretta connessione tra bisogni della popolazione e risposte organizzative derivava la sua forza, sostenuta da una rete di medici, volontari e benefattori capaci di tradurre una visione in strutture e servizi concreti
Gli attori di quella "Comunità" originaria esistono ancora oggi, anche se con nomi diversi. I medici condotti sono i Medici di Famiglia, i benefattori sono l’imprenditoria lungimirante, il mondo del volontariato e della solidarietà, e i volontari di un tempo sono oggi il vasto mondo del sociale. Il territorio meratese, con la sua ricchezza di storia e cultura civica, possiede già le risorse per farli dialogare. Eppure, il loro potenziale spesso rimane poco utilizzato, bloccato dalla "formalità istituzionale" e dalla "centralità" del sistema ospedaliero. La soluzione è un modello di governance partecipata, dove il rilancio dell'ospedale passa necessariamente dal rilancio della partecipazione e del diretto coinvolgimento della Comunità in una visione che non è più solo sanitaria ma socio sanitaria, avvalendosi delle risorse attive sul territorio.
Il modello attuale delle Case della Comunità, uno dei pilastri della riforma, purtroppo corre il rischio di diventare un semplice "contenitore di professionisti" invece che un vero "generatori di salute”, punto di convergenza e strumento di coprogettazione delle varie componenti sia istituzionali che comunitarie (comuni , associazioni, volontariato, sostenitori, etc.). In questo modo, si tradisce proprio quel modello di sanità integrata che ha fatto la fortuna di istituzioni come il Mandic, storicamente laboratorio di sperimentazione di modelli innovativi integrati.
Difficile anche la posizione dei Medici di Medicina Generale, spesso considerati ai margini quando, pur in mezzo a difficoltà, sono i primi a raccogliere i bisogni e restano fondamentali nella ricerca delle soluzioni. L'idea di trasferirli nelle Case della Comunità, senza adeguato supporto e senza reali elementi di motivazione professionale, rischia di essere controproducente. Insieme alla progressiva scarsità di medici, potrebbe far perdere la loro presenza capillare sul territorio, specialmente nei piccoli comuni, danneggiando proprio quella sanità di prossimità che, in teoria, si vorrebbe rafforzare. Se non ripensata con modelli come una Casa di Comunità “diffusa”, valorizzazione delle aggregazioni già esistenti ( AFT, Medicine di gruppo, Cooperative, etc.), maggiore attenzione a “governare la domanda”, nuovi strumenti tecnologici, questa mossa rischia non solo di non risolvere i problemi esistenti, ma di crearne di nuovi, allontanando ulteriormente la sanità dai cittadini.
La lezione più importante che arriva dalla storia del Mandic è che la soluzione per il futuro della nostra sanità non risiede solo in nuovi strumenti diagnostici o in fondi miliardari. Risiede, prima di tutto, nel riscoprire i principi fondanti che hanno dato vita a queste istituzioni: l'ascolto dei bisogni reali e la partecipazione attiva della comunità attraverso la sensibilità degli amministratori locali. Un territorio e una comunità che funzionano bene sono la premessa indispensabile per un ospedale che funziona meglio.
Oggi, più che mai, c’è bisogno non solo di risorse, ma di idee nuove e di nuovi manager (specialmente sul campo) capaci di coinvolgere e motivare. Tutti ingredienti che, guarda caso, sono stati alla base della storia del Mandic. Siamo pronti a smettere di guardare solo agli edifici e ai budget per tornare a investire nella leadership e nella visione necessaria a fare davvero la differenza per la nostra salute?
In questo contesto, la recente celebrazione per i 175 anni dell'ospedale Mandic di Merate poteva sembrare l'ennesimo evento formale. Invece, si è rivelata un'occasione inaspettata per riflettere, portando alla luce alcune verità e suggerimenti provenienti da un passato per diventare una lente di ingrandimento sul nostro futuro.
Il susseguirsi di annunci sul "rilancio" dell'ospedale Mandic che avvengono con una cadenza quasi annuale, spesso in coincidenza con l'apertura o, più di recente, con la chiusura di un servizio, è sicuramente sintomo di un problema ancora irrisolto.
Il punto non è la mancanza di volontà individuale. Anzi, diversi dirigenti che si sono susseguiti hanno dimostrato un impegno sincero e, come nel caso recente del dottor Trivelli, hanno affrontato il tema con competenza e passione, mettendoci anche la faccia: atteggiamento non così frequente nel contesto attuale.
Durante l’ultimo evento celebrativo dei 175 anni del Mandic, sono riemersi temi ormai ricorrenti nel dibattito sanitario: l’invecchiamento della popolazione, il rapporto ospedale-territorio, il concetto di comunità. Termini ormai diffusi nel lessico istituzionale, ma sui quali resta il dubbio che vi sia una reale condivisione di significato e, soprattutto, una conseguente traduzione operativa.
In questo quadro, l’elemento realmente nuovo è (o avrebbe dovuto) essere rappresentato dagli ingenti fondi del PNRR, che ha destinato miliardi di euro alla sanità italiana, un’occasione probabilmente unica e difficilmente ripetibile per riorganizzare il nostro sistema sanitario, messo sotto una pressione senza precedenti dalla pandemia. Ma al di là dei progetti e dei fondi stanziati, la domanda fondamentale che rischia di perdersi tra i resoconti ufficiali è una sola: questa ingente quantità di risorse ha realmente migliorato la cura dei cittadini? L'accesso alle prestazioni è diventato più semplice? Le persone si sono sentite più ascoltate e meglio assistite? Le Case della Comunità stanno rispondendo alle loro esigenze? Questo punto di vista sembra però ancora marginale nel dibattito pubblico, spesso più concentrato su indicatori, tabelle e obiettivi formali che sulla reale soddisfazione dell’utente.
Una riflessione su questa tematica ci porterebbe lontano ma dall’evento dei 175 anni del Mandic possiamo trarre qualche suggerimento per il futuro (visto che questo era anche uno degli obiettivi).
Nella presentazione del dr. Tortorella è stato ricordato che l’Ospedale nacque per rispondere ai bisogni concreti del Territorio di riferimento. Parlare del rilancio del Mandic significa quindi parlare di Territorio dei suoi bisogni e relative soluzioni, e non solo di reparti ospedalieri e tecnologie.
Spesso parliamo di “Territorio” come ad indicare una dimensione indefinita, talvolta schiacciata dalla centralità prestazionale dell’ospedale. Anche il distretto, che dovrebbe rappresentare l’unità istituzionale del territorio e uno snodo fondamentale della riforma, pare restare in secondo piano.
Forse sarebbe più appropriato oggi tradurre Territorio con “Comunità”, concetto frequentemente evocato (Casa, Ospedale, Infermiere ec.) ma raramente esplicitato nei suoi contenuti.
Il Mandic, nella sua origine storica, nasceva per rispondere ai problemi reali delle persone: carenze nutrizionali, igieniche, educative e di isolamento sociali. Da questa stretta connessione tra bisogni della popolazione e risposte organizzative derivava la sua forza, sostenuta da una rete di medici, volontari e benefattori capaci di tradurre una visione in strutture e servizi concreti
Gli attori di quella "Comunità" originaria esistono ancora oggi, anche se con nomi diversi. I medici condotti sono i Medici di Famiglia, i benefattori sono l’imprenditoria lungimirante, il mondo del volontariato e della solidarietà, e i volontari di un tempo sono oggi il vasto mondo del sociale. Il territorio meratese, con la sua ricchezza di storia e cultura civica, possiede già le risorse per farli dialogare. Eppure, il loro potenziale spesso rimane poco utilizzato, bloccato dalla "formalità istituzionale" e dalla "centralità" del sistema ospedaliero. La soluzione è un modello di governance partecipata, dove il rilancio dell'ospedale passa necessariamente dal rilancio della partecipazione e del diretto coinvolgimento della Comunità in una visione che non è più solo sanitaria ma socio sanitaria, avvalendosi delle risorse attive sul territorio.
Il modello attuale delle Case della Comunità, uno dei pilastri della riforma, purtroppo corre il rischio di diventare un semplice "contenitore di professionisti" invece che un vero "generatori di salute”, punto di convergenza e strumento di coprogettazione delle varie componenti sia istituzionali che comunitarie (comuni , associazioni, volontariato, sostenitori, etc.). In questo modo, si tradisce proprio quel modello di sanità integrata che ha fatto la fortuna di istituzioni come il Mandic, storicamente laboratorio di sperimentazione di modelli innovativi integrati.
Difficile anche la posizione dei Medici di Medicina Generale, spesso considerati ai margini quando, pur in mezzo a difficoltà, sono i primi a raccogliere i bisogni e restano fondamentali nella ricerca delle soluzioni. L'idea di trasferirli nelle Case della Comunità, senza adeguato supporto e senza reali elementi di motivazione professionale, rischia di essere controproducente. Insieme alla progressiva scarsità di medici, potrebbe far perdere la loro presenza capillare sul territorio, specialmente nei piccoli comuni, danneggiando proprio quella sanità di prossimità che, in teoria, si vorrebbe rafforzare. Se non ripensata con modelli come una Casa di Comunità “diffusa”, valorizzazione delle aggregazioni già esistenti ( AFT, Medicine di gruppo, Cooperative, etc.), maggiore attenzione a “governare la domanda”, nuovi strumenti tecnologici, questa mossa rischia non solo di non risolvere i problemi esistenti, ma di crearne di nuovi, allontanando ulteriormente la sanità dai cittadini.
La lezione più importante che arriva dalla storia del Mandic è che la soluzione per il futuro della nostra sanità non risiede solo in nuovi strumenti diagnostici o in fondi miliardari. Risiede, prima di tutto, nel riscoprire i principi fondanti che hanno dato vita a queste istituzioni: l'ascolto dei bisogni reali e la partecipazione attiva della comunità attraverso la sensibilità degli amministratori locali. Un territorio e una comunità che funzionano bene sono la premessa indispensabile per un ospedale che funziona meglio.
Oggi, più che mai, c’è bisogno non solo di risorse, ma di idee nuove e di nuovi manager (specialmente sul campo) capaci di coinvolgere e motivare. Tutti ingredienti che, guarda caso, sono stati alla base della storia del Mandic. Siamo pronti a smettere di guardare solo agli edifici e ai budget per tornare a investire nella leadership e nella visione necessaria a fare davvero la differenza per la nostra salute?
Marco Magri - Medico – specialista in Neurologia
























