Merate: compra monete per 4mila euro. Ma viene truffato
Una assoluzione con formula piena perchè “il fatto non sussiste” è quella che l'avvocato Luca Marsigli è riuscito ad ottenere, davanti al giudice Paolo Salvatore, per il suo cliente, M.G., residente a Montecatini, accusato di truffa ai danni di un cittadino di nazionalità cinese e residente a Merate.
L'imputato era accusato di avere ottenuto una somma pari a circa 4mila euro, tra pagamenti con PostePay e bonifici, senza avere mai corrisposto alla presunta vittima quanto riteneva di avere acquistato e cioè delle monete antiche cinesi.
Individuate online su un sito di vendita, questi “cimeli” erano stati trovati apprezzabili dall'acquirente, appassionato da qualche anno di questo genere di oggetti, che aveva avviato una contrattazione con il venditore, tramite chat di whatsapp.

Dopo un primo bonifico di 260 euro per due monete e uno secondo da 500 euro, nella vittima insorgono sospetti per le lungaggini della consegna e quando il numero whatsapp diventa irrintracciabile si rivolge ai carabinieri. Qui scopre che il suo contatto era stato bloccato tanto che alla chiamata effettuata dalla caserma il venditore risponde che tempo una settimana e la merce sarebbe arrivata a destinazione. Una “promessa” che induce nel frattempo l'appassionato a fare altri acquisti per un totale di tre pagamenti tramite PostePay e uno con bonifico, raggiungendo così la somma di 4mila euro.
Qualche giorno dopo, un pacco all'acquirente cinese viene in effetti recapitato ma all'interno ci sono due monete, non cinesi e meno che mai antiche.
Preso atto di essere stato truffato, l'uomo si è recato così in caserma per sporgere formale denuncia.
Chiusa l'istruttoria, completata grazie alla presenza di un interprete cinese che ha consentito alla parte civile di raccontare l'accaduto, il giudice Paolo Salvatore ha invitato le parti a concludere.
Il pubblico ministero Pietro Bassi, sottolineando come M.G. abbia approfittato delle difficoltà linguistiche della sua vittima, ha chiesto la condanna dell'imputato a due anni di reclusione e 1500 euro di multa, contestando l'aggravante.
Richiesta a cui si è associato il legale di parte civile.
Nella sua sintetica ma incisiva arringa difensiva, l'avvocato Luca Marsigli ha ricordato come le monete prodotte fossero state consegnate dalla parte civile in una busta bianca, priva di mittente e destinatario, senza alcun elemento di certezza sulla provenienza del bene. Parlando di lacunosità dell'attività istruttoria, si è anche chiesto se il caso in esame fosse una truffa o un illecito civilistico.
Dubbi che il giudice, da parte sua, ha ritenuto di condividere formulando una assoluzione perchè il fatto non sussiste.
L'imputato era accusato di avere ottenuto una somma pari a circa 4mila euro, tra pagamenti con PostePay e bonifici, senza avere mai corrisposto alla presunta vittima quanto riteneva di avere acquistato e cioè delle monete antiche cinesi.
Individuate online su un sito di vendita, questi “cimeli” erano stati trovati apprezzabili dall'acquirente, appassionato da qualche anno di questo genere di oggetti, che aveva avviato una contrattazione con il venditore, tramite chat di whatsapp.

Dopo un primo bonifico di 260 euro per due monete e uno secondo da 500 euro, nella vittima insorgono sospetti per le lungaggini della consegna e quando il numero whatsapp diventa irrintracciabile si rivolge ai carabinieri. Qui scopre che il suo contatto era stato bloccato tanto che alla chiamata effettuata dalla caserma il venditore risponde che tempo una settimana e la merce sarebbe arrivata a destinazione. Una “promessa” che induce nel frattempo l'appassionato a fare altri acquisti per un totale di tre pagamenti tramite PostePay e uno con bonifico, raggiungendo così la somma di 4mila euro.
Qualche giorno dopo, un pacco all'acquirente cinese viene in effetti recapitato ma all'interno ci sono due monete, non cinesi e meno che mai antiche.
Preso atto di essere stato truffato, l'uomo si è recato così in caserma per sporgere formale denuncia.
Chiusa l'istruttoria, completata grazie alla presenza di un interprete cinese che ha consentito alla parte civile di raccontare l'accaduto, il giudice Paolo Salvatore ha invitato le parti a concludere.
Il pubblico ministero Pietro Bassi, sottolineando come M.G. abbia approfittato delle difficoltà linguistiche della sua vittima, ha chiesto la condanna dell'imputato a due anni di reclusione e 1500 euro di multa, contestando l'aggravante.
Richiesta a cui si è associato il legale di parte civile.
Nella sua sintetica ma incisiva arringa difensiva, l'avvocato Luca Marsigli ha ricordato come le monete prodotte fossero state consegnate dalla parte civile in una busta bianca, priva di mittente e destinatario, senza alcun elemento di certezza sulla provenienza del bene. Parlando di lacunosità dell'attività istruttoria, si è anche chiesto se il caso in esame fosse una truffa o un illecito civilistico.
Dubbi che il giudice, da parte sua, ha ritenuto di condividere formulando una assoluzione perchè il fatto non sussiste.
S.V.
























