Merate: "Hideout Café", i maranza non sono da noi

Ai lettori, chiediamo cortesemente di perdonare la lunghezza di questa risposta, ma una situazione complessa come quella descritta merita un chiarimento articolato e basato su fatti reali. Buongiorno, Sorprende che si scelga l’anonimato per attribuire a un singolo esercizio commerciale, aperto da poche settimane, la responsabilità di un fenomeno sociale complesso e già presente da tempo, ben noto a chi vive e frequenta Merate. Si tratta di una lettura semplificata che riduce un problema ampio e strutturale alla responsabilità di una sola attività, ignorandone le cause più profonde. Ancora più difficile da sostenere, sul piano dei fatti e della logica, è il tentativo di collegare al nostro bar comportamenti riferiti a persone che lei stesso definisce “maranza”, ma che, concretamente, non sono mai entrate nel locale né hanno mai consumato prodotti o bevande al suo interno. Questo dato, verificabile, esclude l’esistenza di un rapporto diretto tra l’attività del bar e comportamenti avvenuti all’esterno, rendendo fragile qualsiasi ipotesi di responsabilità, sia diretta sia indiretta. È inoltre importante chiarire che, proprio per prevenire situazioni problematiche e per tutelare il contesto urbano, i residenti e il decoro della zona, siamo stati noi a richiedere l’intervento delle forze dell’ordine e ad attivare, a nostre spese, un servizio di sicurezza. Si è trattato di una scelta volontaria e preventiva, con l’obiettivo di evitare l’accesso al locale a soggetti potenzialmente problematici e di prevenire criticità nelle immediate vicinanze. Questo è l’aspetto centrale che sembra mancare nell’analisi proposta: la distinzione tra chi si assume responsabilità concrete e preventive, intervenendo prima che emergano i problemi, e chi formula valutazioni generiche a posteriori, senza un adeguato riscontro nei fatti e nelle dinamiche reali degli eventi. Merate trae beneficio da attività economiche che investono, creano lavoro, rispettano le regole e collaborano con le istituzioni e con il tessuto sociale locale. Attribuire a queste realtà responsabilità che non trovano fondamento nei fatti, o trasformarle in comodi bersagli, non migliora la sicurezza né la qualità della vita collettiva e rischia, al contrario, di compromettere un clima di collaborazione e fiducia. Il confronto pubblico è sempre legittimo e auspicabile, soprattutto quando si basa su fatti, dati e assunzione di responsabilità reali. È però necessario essere chiari su un punto: esiste una differenza profonda tra chi commenta da dietro uno schermo, senza esporsi né assumersi alcun rischio imprenditoriale concreto, e chi invece opera ogni giorno sul territorio, apre le serrande, investe capitale proprio, gestisce persone, affronta problemi reali e risponde in prima persona delle proprie scelte. Attaccare attività locali che operano nel rispetto delle regole e contribuiscono concretamente alla vita economica e sociale della città significa colpire proprio quelle realtà che generano valore, lavoro e presidio del territorio. Infine, signor/a “cittadino/a meratese”, fare impresa non è una polemica a distanza né un’opinione astratta: è un’attività reale, esposta e regolata, che comporta responsabilità personali e pubbliche. Le semplificazioni e i bersagli comodi, al contrario, non rafforzano la comunità, ma finiscono per indebolire chi prova, tra errori e successi, con impegno e rischio diretto, a costruire qualcosa di positivo.
Direzione Hideout Cafè
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