Robbiate: il sitting volley con Beretta, mister in nazionale
È sbarcato a Robbiate il sitting volley, uno degli sport più inclusivi perché non permette solo la partecipazione di persone con disabilità, ma anche di normodotati.

Nella serata di martedì 20 gennaio tanti giovani e le loro famiglie si sono ritrovate in oratorio insieme a don Gianni, ai collaboratori parrocchiali e all'US Orobia per incontrare il missagliese Massimo Beretta, allenatore della squadra nazionale di sitting volley.

Una squadra che si piazza quinta al mondo, dopo Stati Uniti, Brasile, Cina e Canada e al primo posto in Europa, un traguardo importante, che evidenzia la competitività del team, nonostante lo sport sia arrivato in Italia solo nel 2013.

La disciplina è nata nel 1956/57 nei Paesi Bassi, ed è stata introdotta alle Paralimpiadi dal 1980. Consiste in una pallavolo giocata stando seduti sul pavimento, con il campo più piccolo e con la rete più bassa.

“Questo sport è un forte strumento di integrazione sociale, perché deve essere praticato da persone con disabilità e non”. Dopo aver mostrato un video con alcune azioni delle partite della nazionale, Beretta ha dato una dimostrazione pratica ai presenti, non solo agli atleti, che divisi in gruppi da sei, si sono divertiti a giocare insieme, seguendo le indicazioni dell'allenatore.

Nella serata di martedì 20 gennaio tanti giovani e le loro famiglie si sono ritrovate in oratorio insieme a don Gianni, ai collaboratori parrocchiali e all'US Orobia per incontrare il missagliese Massimo Beretta, allenatore della squadra nazionale di sitting volley.

Una squadra che si piazza quinta al mondo, dopo Stati Uniti, Brasile, Cina e Canada e al primo posto in Europa, un traguardo importante, che evidenzia la competitività del team, nonostante lo sport sia arrivato in Italia solo nel 2013.

La disciplina è nata nel 1956/57 nei Paesi Bassi, ed è stata introdotta alle Paralimpiadi dal 1980. Consiste in una pallavolo giocata stando seduti sul pavimento, con il campo più piccolo e con la rete più bassa.

“Questo sport è un forte strumento di integrazione sociale, perché deve essere praticato da persone con disabilità e non”. Dopo aver mostrato un video con alcune azioni delle partite della nazionale, Beretta ha dato una dimostrazione pratica ai presenti, non solo agli atleti, che divisi in gruppi da sei, si sono divertiti a giocare insieme, seguendo le indicazioni dell'allenatore.
I.Bi.
























