Nuovo ponte a Paderno D’Adda Il progetto aggrava il traffico nel meratese. Ignorate le alternative.

Patto per il Nord, raccogliendo le preoccupazioni espresse da amministratori locali, cittadini e realtà del territorio, manifesta tutta la contrarietà rispetto al progetto di nuovo ponte sull’Adda presentato da RFI  in affiancamento allo storico Ponte San Michele.

Pur riconoscendo la necessità di intervenire su un’infrastruttura strategica e datata, l’attuale soluzione progettuale non affronta in modo efficace i problemi di mobilità del territorio e rischia, al contrario, di aggravare in maniera strutturale le criticità viabilistiche del Meratese.

Lo studio sui flussi di traffico presentato nelle scorse settimane evidenzia numeri inequivocabili. L’incremento previsto dei veicoli, inserito in una rete stradale locale già fragile e congestionata, è destinato a generare una condizione di saturazione permanente non solo sull’attraversamento dell’Adda, ma anche lungo la SP 54 e sulle principali direttrici che attraversano il Meratese.

I dati parlano di un aumento dell’86% dei veicoli, da circa 1.000 a quasi 2.000 all’ora. Questi numeri confermano che il progetto non risolve il problema del traffico, bensì lo amplifica, trasformando i centri abitati del Meratese in un corridoio di attraversamento per flussi sovracomunali.

Le criticità non riguardano solo i volumi di traffico. La collocazione del nuovo ponte a ridosso di quello esistente non consente una reale separazione dei flussi, né stradali né ferroviari, e compromette la possibilità di tutelare e valorizzare il Ponte San Michele come patrimonio storico e identitario del territorio.

Un ulteriore elemento di forte preoccupazione riguarda la funzione prevalente del tracciato ferroviario così come concepito da RFI. L’impostazione del progetto appare orientata soprattutto a favorire il traffico ferroviario merci, inclusi i convogli diretti verso l’area industriale di Calusco d'Adda e l’impianto di incenerimento presente sul territorio, scaricando sul Meratese costi ambientali, viabilistici e sociali.

La mobilità del Meratese è arrivata a un punto di non ritorno. I dati dello studio sui flussi sono una sentenza: un aumento dell’86% dei veicoli significa paralisi del Meratese e della Brianza. Questo scenario è il frutto diretto delle scelte miopi di Regione Lombardia e del Ministero delle Infrastrutture, che hanno ignorato le fondamentali programmazioni europee, in particolare i Corridoi 3 e 6. È un errore imperdonabile: guardare a queste direttrici non è solo strategico per governare i flussi di traffico e separare in modo efficace il traffico locale da quello merci, ma è vitale per intercettare le risorse europee che il territorio lombardo avrebbe dovuto pretendere. 

Le Olimpiadi avrebbero potuto rappresentare l’occasione per colmare questo ritardo infrastrutturale; invece sono state sprecate, lasciando il Meratese e la Brianza esposti a un collasso viabilistico annunciato. 

Continuare a caricare la linea storica di traffico pesante è una violenza territoriale. La logistica deve viaggiare sulla nuova ferrovia Carnate–Bergamo, l’unica infrastruttura in grado di garantire uno sviluppo moderno e sostenibile.

Alla luce di questi elementi, il Patto per il Nord chiede che l’attuale iter progettuale venga sospeso e riconsiderato, aprendo un confronto serio e trasparente con i territori coinvolti. In particolare, si chiede una diversa localizzazione del nuovo attraversamento dell’Adda, una progettazione che separi in modo netto il traffico locale da quello merci, la tutela del Ponte San Michele e il coinvolgimento reale delle amministrazioni locali.

Il Meratese non può diventare la vittima di scelte infrastrutturali decise altrove. Non può essere il territorio su cui scaricare traffico, impatti ambientali e costi sociali per agevolare strategie che non tengono conto della realtà locale. Le infrastrutture sono necessarie, ma devono servire prima di tutto i cittadini che vivono e lavorano sul territorio. Il Meratese non è una zona di sacrificio.
Patto per il Nord
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