Merate: il fenomeno del “maranza” non è casuale

Caro direttore,
Lasciami dire che bene ha fatto il giornale di Merate ha etichettare come maranza i giovinastri che hanno strappato la bandiera facendo strame di etica e buon senso. Meno bene a dare voce al titolare di un locale che, come mai nella storia cittadina, resta aperto fino alle 3-4 del mattino. La contraddizione è lampante: se tieni aperto fino alle prime luci dell’alba chi esce dal locale difficilmente è pieno di coca cola e minerale leggermente gasata. A quell’ora e a stomaco esaurito, minimo piscia contro il muro, oppure dà di stomaco o comunque si libera delle inibizioni che costituiscono il vivere sociale. E a quel punto ecco nascere il fenomeno dei maranza. Ma se ne accorgono in piazza degli Eroi e in via Gramsci? Perché la palla di neve fa in fretta a diventare valanga e a quel punto fermarla è impossibile. Vogliamo pensarci prima?
Cittadino meratese

 
I mezzi ci sono tutti, le esperienze amministrative e repressive, anche. Basta avere coraggio. Mattia Salvioni prenda esempio da Andrea Robbiani, (che perdita la sua uscita dall’Aula consiliare) che impose ordinanze restrittive sull’orario di chiusura e chi dirige oggi il presidio militare, da un predecessore che, nella piena applicazione della Legge e in una logica di prevenire incidenti anche mortali, fece verificare le condizioni dei guidatori in uscita dal centro attraverso posti di blocco. Oltre 0,50 grammi per litro e fino a 0,80 sanzione amministrativa da euro 543 a euro 2.170, e sanzione accessoria della sospensione della patente di guida da tre a sei mesi. Più su guai assai seri. Basta volerlo. Altrimenti questo sbandierare la città videosorvegliata è solo uno slogan, e neanche dei migliori, di mister slide.
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