La “questione giovanile” e l’etica dalla Grecia a oggi

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C’è allarme e stupore per alcuni comportamenti giovanili devianti, in particolare, per l’abitudine di portare con sé un coltello come strumento di difesa/attacco. Nel 2024, come Associazione Sesto Senso Per il Benessere Mentale, in collaborazione con l’allora Amministrazione comunale di Bellano e con il Centro psicosociale, è stata condotta una ricerca sulla condizione giovanile residente (La Condizione Giovanile a Bellano - Edizioni Sapere, Pd -.)
Il dato più ‘significativo’ è stato quello riguardante il possesso personale di armi da taglio, fuoco e contundenti nei giovani che hanno risposto al questionario. Senza entrare nei particolari metodologici e numerici, il dato ha evidenziato, in una parte della popolazione di ragazzi e ragazze, un disagio. Al momento della presentazione della ricerca sociologica, nell’assemblea pubblica convocata dall’Amministrazione, gli adulti, increduli, si sono offesi, manifestando disappunti e criticità. Di conseguenza, il progetto sulla prevenzione sul disagio giovanile è stato archiviato.
A Merate, un Dirigente Scolastico di una scuola di secondo grado, a causa di alcuni fatti pesanti, decise di non chiamare la polizia a presidiare con i cani la scuola, dopo un colloquio con Nucleo operativo per la tossicodipendenza, che propose e aprì uno sportello di ascolto e prevenzione con gli studenti. Come psicoterapeuta, mi è capitato di lavorare con giovani con armi con lama e non solo.  
Tutto questo per dire che la questione del disagio è un tratto psico-esistenziale e va affrontata con strumenti che riguardano la cura di sé e dell’altro. Gli interventi repressivi sono fallimentari. I problemi ci sono. La questione giovanile va sempre inquadrata nel contesto storico e sociale in cui si vive, senza rimuovere comportamenti devianti. É necessario soffermarmi su una domanda riguardante l’aspetto etico del ruolo genitoriale, senza negare, ovviamente, l’importanza della sicurezza, della psicologia e della socialità dei giovani.
In ogni epoca, si sono sviluppati dei principi generali attinenti al comportamento etico. Nell’antica Grecia l’etica si è concentrata sul bene supremo; nel cristianesimo sul prossimo, la compassione e il perdono; nell’illuminismo sulla ragione, l’autonomia individuale e i diritti; nella globalizzazione su temi bioetici, ambientali, tecnologici, comunicazionali, sociali e commerciali.
L’etica si fonda sul comportamento pratico per rapportarsi nei confronti del mondo e degli altri. Il genitore –insegnante, educatore, poliziotto…- deve sviluppare una mappa etica che lo guidi per orientarsi con il giovane. Il genitore è bene che tenga sempre attiva la bussola che indichi alcuni principi fondamentali come: responsabilità, rispetto dell’altro, autonomia, rispetto delle differenze di genere, rispetto dei diritti. Un principio etico fondamentale è quello di essere contro qualsiasi forma di aggressività e violenza.
Il lavoro mentale del genitore consiste nel possedere un sistema valoriale di riferimento da tenere bene in evidenza per agire in modo propositivo e costruttivo. Nella mente ci devono essere pochi ma chiari principi etici, indispensabili per modularsi con se stesso e con l’altro.
C’è la tendenza invece a omologarsi su sollecitazioni mercantili e social del ’Cosi fan tutte’ o tutti, parafrasando l’opera di W. Amedeus Mozart.
Ogni genitore deve elaborare una propria mappa etica per muoversi e agire nel processo interattivo con sé e con i giovani.
Søren Kierkegaard (Diario): «Ciò che in fondo mi manca è di veder chiaro in me stesso, di saper "ciò che io devo fare", e non ciò che devo conoscere. [...] Ciò che importa è di trovare una verità che sia verità per me, di trovare l'idea per la quale io possa vivere e morire.»
Dr. Enrico Magni- Psicologo, giornalista
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