Merate: in tanti alla scoperta dei tarocchi con un'esperta
Tarocchi: divinazione o consapevolezza? Questa è la domanda posta da Cristina Rocchi al pubblico che mercoledì 14 gennaio si è raccolto nella sala civica di Merate per scoprire la storia e la verità sulle carte che più nei secoli hanno suscitato preconcetti e curiosità.

Ancora oggi i tarocchi vengono spesso datati al 1400, epoca che corrisponde al ritrovamento del primo mazzo dei Visconti-Sforza di Milano. In realtà un trattato del pastore protestante Antoine Court de Gibelin svela l'origine delle carte in Egitto nel primo secolo dopo Cristo, una versione confermata dal ritrovamento di una pergamena all Abbazia Saint Victor di Marsiglia, datata 1337, che vietava l'uso delle carte ai monaci. Un rinvenimento che prova la connessione fra la religione e i tarocchi, che è sempre sussistita nel tempo, come anche con Papa Giovanni Paolo II, che teneva sulla sua scrivania in Vaticano due libri che trattano della meditazione con i tarocchi.

La tarologa, operatrice olistica e counselor, che per anni ha studiato all'Accademia di Tarocchi di Carlo Bozzelli, ha poi portato i presenti in un viaggio nelle differenze e somiglianze dei disegni fra i mazzi, che nonostante siano stati arricchiti secondo il gusto e la cultura personale degli illustratori, custodiscono sempre una lingua comune. Il mazzo usato della relatrice è quello di Nicolas Conver, il mastro cartaio della corte del re di Francia che ha confrontato tutte le copie dei tarocchi di Marsiglia per risalire alla versione originale del primo secolo. “In queste icone sono racchiuse informazioni millenarie in codice, criptate nel cartiglio e nei disegni che rappresentano una vera e propria lingua che tramanda da secoli dei messaggi”. La lettura delle carte è dunque oggettiva, precisa e chirurgica nella risposta, non varia a seconda della persona che opera la lettura.

Le carte sono divise in due parti: i 22 arcani maggiori che rappresentano il movimento dell'anima e i 56 minori della personalità e tutte presentano, attraverso simboli, i quattro elementi: gli ori sono la terra, le coppe l'acqua, i bastoni il fuoco e le spade l'aria. Gli arcani maggiori sono organizzati in un diagramma 3x7 che rappresenta tre piani esistenziali: il piano terrestre, il piano intermedio o di servizio e il piano celeste, simboleggiando diversi aspetti dell'esistenza umana e spirituale.

La realizzazione dell'anima è la tappa finale delle carte, non solo terrena, ma nell'aldilà, che non rappresenta la morte, bensì una consapevolezza superiore ottenuta uscendo dal cielo stellato, che con lo zodiaco detta il destino, per poter prendere in mano la propria esistenza. Il matto, una delle figure più conosciute, rappresenta questo passaggio, andando incontro all'ignoto, come ha fatto la tarologa quando ha abbandonato il suo lavoro per andare incontro a una passione che le ha portato felicità.

Il messaggio lasciato al pubblico, è che i tarocchi non sono solo divinazione, come spesso viene creduto, ma un potente strumento di consapevolezza e introspezione, che usa il linguaggio simbolico per guidare all'autocoscienza, offrire prospettive e supportare la crescita personale, fungendo da specchio per riflettere su se stessi oltre la mera predizione del futuro.

Ancora oggi i tarocchi vengono spesso datati al 1400, epoca che corrisponde al ritrovamento del primo mazzo dei Visconti-Sforza di Milano. In realtà un trattato del pastore protestante Antoine Court de Gibelin svela l'origine delle carte in Egitto nel primo secolo dopo Cristo, una versione confermata dal ritrovamento di una pergamena all Abbazia Saint Victor di Marsiglia, datata 1337, che vietava l'uso delle carte ai monaci. Un rinvenimento che prova la connessione fra la religione e i tarocchi, che è sempre sussistita nel tempo, come anche con Papa Giovanni Paolo II, che teneva sulla sua scrivania in Vaticano due libri che trattano della meditazione con i tarocchi.

La tarologa, operatrice olistica e counselor, che per anni ha studiato all'Accademia di Tarocchi di Carlo Bozzelli, ha poi portato i presenti in un viaggio nelle differenze e somiglianze dei disegni fra i mazzi, che nonostante siano stati arricchiti secondo il gusto e la cultura personale degli illustratori, custodiscono sempre una lingua comune. Il mazzo usato della relatrice è quello di Nicolas Conver, il mastro cartaio della corte del re di Francia che ha confrontato tutte le copie dei tarocchi di Marsiglia per risalire alla versione originale del primo secolo. “In queste icone sono racchiuse informazioni millenarie in codice, criptate nel cartiglio e nei disegni che rappresentano una vera e propria lingua che tramanda da secoli dei messaggi”. La lettura delle carte è dunque oggettiva, precisa e chirurgica nella risposta, non varia a seconda della persona che opera la lettura.

Le carte sono divise in due parti: i 22 arcani maggiori che rappresentano il movimento dell'anima e i 56 minori della personalità e tutte presentano, attraverso simboli, i quattro elementi: gli ori sono la terra, le coppe l'acqua, i bastoni il fuoco e le spade l'aria. Gli arcani maggiori sono organizzati in un diagramma 3x7 che rappresenta tre piani esistenziali: il piano terrestre, il piano intermedio o di servizio e il piano celeste, simboleggiando diversi aspetti dell'esistenza umana e spirituale.

La realizzazione dell'anima è la tappa finale delle carte, non solo terrena, ma nell'aldilà, che non rappresenta la morte, bensì una consapevolezza superiore ottenuta uscendo dal cielo stellato, che con lo zodiaco detta il destino, per poter prendere in mano la propria esistenza. Il matto, una delle figure più conosciute, rappresenta questo passaggio, andando incontro all'ignoto, come ha fatto la tarologa quando ha abbandonato il suo lavoro per andare incontro a una passione che le ha portato felicità.

Il messaggio lasciato al pubblico, è che i tarocchi non sono solo divinazione, come spesso viene creduto, ma un potente strumento di consapevolezza e introspezione, che usa il linguaggio simbolico per guidare all'autocoscienza, offrire prospettive e supportare la crescita personale, fungendo da specchio per riflettere su se stessi oltre la mera predizione del futuro.
I.Bi.
























