Mandic: dalle parole del Dg il senso di un declino segnato

Doppia sorpresa alla serata sulla sanità pubblica in sala civica. Al Comitato a difesa dell’ospedale Mandic l’ingrato compito di annunciare la chiusura definitiva della Day/Week Surgery, che alleggeriva la necessità di posti letto nei reparti. L’ennesimo smantellamento, che si aggiunge a Ginecologia, Psichiatria, Medicina B, i timori per la Breast Unit e il depotenziamento di Oculistica e Pronto soccorso. La notizia non è stata certo un fulmine a ciel sereno. La Week Surgery non veniva utilizzata da fine novembre, ma dai vertici dell’azienda sanitaria nessuno si è degnato di diramare una comunicazione ufficiale se si trattasse di una fase temporanea o, appunto, definitiva. A colpire è stata l’improvvisata del direttore generale Marco Trivelli, seduto in prima fila al fianco del sindaco Salvioni. Venuto a conoscenza dell’incontro, pare che il dg abbia deciso di sua sponte di partecipare, per ascoltare. E questo gli fa senza dubbio onore. Poi però quando un cittadino presente in sala lo ha chiamato direttamente in causa, lui cosa ha fatto? Ha rassicurato dicendo quando verrà riaperta la Week Surgery? O annunciando un piano di investimento straordinario per risollevare il Mandic e la medicina territoriale? No di certo. Ha invece ripetuto il solito ritornello, sulla bocca di chi per anni ha voluto negare le indubbie difficoltà del presidio e che ha contribuito a portare l’ospedale alla situazione in cui versa ora. Ossia: “Si parla della chiusura del Mandic dal 2005 ma il bambino è ancora vivo”. Ma il peggio doveva ancora venire. In una serata in cui si parlava dell’universalità del diritto alla salute, ecco l’infelice paragone tra il pienone di una sala civica che non consentirebbe l’ingresso a chi rivendicherebbe il diritto di entrarci, e il tetto di spesa per Regione Lombardia per il welfare. Come a dire che chi non riesce ad accedere alle cure in fondo deve accettare il dato di fatto. Ora, nessuno rimpiange i tempi del dg Favini, che non si sarebbe mai abbassato a confrontarsi con cittadini e comitati, ma il territorio ha bisogno di un cambio di passo, che finora non c’è stato. Con sparate come quelle di ieri si intuisce il senso di un declino segnato.
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