Nuovo Ponte, Micheli: “Va posto accanto all’attuale. Non esistono alternative”

In tema di viabilità, tra le questioni più rilevanti a livello provinciale c’è sicuramente il nuovo ponte sull’Adda tra Paderno e Calusco. Mattia Micheli è il consigliere delegato a infrastrutture, trasporti e mobilità e viabilità.
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A Micheli abbiamo posto una domanda “chiusa”: la Provincia di Lecco è favorevole al progetto presentato da Rete Ferroviaria Italiana (RFI) e avallato dalla Regione Lombarda tramite l’assessora alle infrastrutture Claudia Maria Terzi?
“Al momento RFI ha concluso quella che, tecnicamente, viene definita la fase di dibattito pubblico. Un percorso che ha coinvolto istituzioni, associazioni e realtà locali interessate alla realizzazione del nuovo ponte, che è importante ricordare non rappresenta una nuova infrastruttura, ma la sostituzione di un ponte esistente.
Dal dibattito pubblico sono emerse numerose richieste, spesso molto diverse tra loro e non sempre facilmente confrontabili. RFI è ora chiamata a tenere conto di quanto emerso, partendo però da alcuni elementi non negoziabili: la necessità di garantire la continuità ferroviaria e stradale attraverso un nuovo ponte a due vie, in grado di sostenere sia il traffico ferroviario sia quello veicolare.
Proprio per i vincoli tecnici della rete ferroviaria – che non consente curve strette o forti pendenze – il nuovo tracciato non può discostarsi in modo significativo da quello attuale. Questo rende tecnicamente inevitabile, almeno da quanto pare emergere dalle strutture competenti, una collocazione del nuovo ponte in prossimità dell’attuale attraversamento.
La Provincia di Lecco sostiene con convinzione questa impostazione, perché la ferrovia e la strada rappresentano un patrimonio fondamentale per le comunità locali, attorno al quale si è sviluppato il territorio negli ultimi decenni.
Questa posizione affonda le sue radici in una delibera del Consiglio provinciale del 2021, approvata all’unanimità, che chiedeva la realizzazione di un nuovo ponte San Michele nel territorio della Provincia di Lecco, a doppia funzione stradale e ferroviaria, con l’obiettivo di:
• contenere l’impatto visivo sulla Valle dell’Adda;
• accompagnare l’opera con interventi infrastrutturali capaci di alleggerire una viabilità già oggi fortemente congestionata, non limitandosi ai soli accessi al ponte ma interessando l’intera area del Meratese.
Questa è la posizione che la Provincia ha mantenuto con coerenza nel corso degli anni.
Per quanto riguarda invece gli aspetti estetici e architettonici, non è ancora il momento di esprimere valutazioni definitive: le immagini e i render finora circolati non si basano su un progetto definitivo. È però chiaro che l’obiettivo è quello di un ponte armonioso e coerente con il contesto ambientale in cui verrà inserito”.
 

Lo studio abbozzato per conto di Provincia e Comuni conferma le previsioni regionali di una nuova corrente di traffico leggero e pesanti che si riverserà sulle strade del territorio, tra il vimercatese e il meratese. Si stima un raddoppio o poco meno. Ad esempio sull’attuale San Michele transitano a senso alternato mille veicoli/ora, col nuovo ponte oltre 1.900 equivalenti, cioè comprendendo anche i mezzi pesanti. Conferma questo quadro?
“Lo studio del traffico evidenzia che il dato davvero significativo non è solo l’aumento dei veicoli, ma il livello di servizio della viabilità, che a livello internazionale viene classificato da A (scorrevole) a F (congestionato).
Nello scenario 2030, con la realizzazione del nuovo ponte di Paderno d’Adda, pur in presenza di un aumento dei flussi veicolari, il livello di servizio complessivo non peggiora:
• in direzione ovest rimane E, quindi uguale alla situazione attuale (2025);
• in direzione est migliora, passando da E a D.
Questo significa che, pur con più veicoli in transito, la circolazione risulta più ordinata e fluida, grazie a un ponte a due corsie sempre aperte, una per senso di marcia, senza semafori.
La Provincia ha inoltre già manifestato la disponibilità a mantenere limiti di massa sul nuovo ponte, così da limitare o escludere il traffico dei mezzi pesanti, mantenendo condizioni di esercizio analoghe a quelle attuali e tutelando la funzionalità della rete viaria locale”.
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Quale ragione, al di là della necessità di un nuovo ponte, riconosciuta da tutti, La induce a ritenere che il manufatto debba essere costruito a 30 metri circa a nord dell’attuale?
“La Provincia non ha indicato una preferenza specifica rispetto alla collocazione del nuovo ponte – che si tratti di 30, 40 o 100 metri dall’attuale ponte San Michele. Come già spiegato, però, riconosce l’esistenza di ragioni tecniche che rendono plausibile una collocazione non troppo distante dall’attuale tracciato.
A queste si aggiungono ragioni di opportunità, chiaramente esplicitate nella delibera del Consiglio provinciale del 2021, approvata all’unanimità, che definisce il quadro di riferimento entro cui muoversi.
In sostanza, riteniamo che l’esatta ubicazione del nuovo ponte debba essere individuata dai tecnici, sulla base di valutazioni oggettive che tengano conto:
• della morfologia del territorio;
• dei vincoli strutturali;
• delle esigenze proprie di una linea ferroviaria, che non può essere spostata liberamente senza forti limitazioni tecniche;
• della necessità di non disperdere risorse territoriali, non solo economiche, come ad esempio il rischio di perdere una fermata ferroviaria o addirittura la continuità della linea.
Per questi motivi, non esiste oggi la necessità di indicare un luogo “preferito”: la scelta deve derivare esclusivamente da un percorso tecnico rigoroso, che tenga conto dell’intero contesto.
Un percorso che è già stato avviato attraverso il dibattito pubblico, uno strumento introdotto nel 2023 e che rappresenta una novità significativa nel panorama delle opere pubbliche in Italia, proprio perché consente trasparenza, confronto e condivisione fin dalle fasi iniziali”.
 

Quali interventi infrastrutturali si pensa di realizzare prima e non dopo l’apertura del nuovo ponte?
“Sì, sono previsti interventi infrastrutturali che dovranno essere realizzati prima dell’apertura del nuovo ponte. Si tratta di opere che verranno individuate dallo studio commissionato dalla Provincia e valutate in modo condiviso con i Comuni, individuando quelle considerate imprescindibili.
Nei prossimi mesi saremo quindi in grado di sottoporre queste indicazioni all’attenzione di RFI, che ha già dimostrato disponibilità a muoversi in una logica di confronto e collaborazione istituzionale.
L’impegno – e, se mi permettete, anche la sfida – sarà quello di far inserire alcune di queste opere all’interno della progettazione del nuovo ponte, affinché vengano realizzate contestualmente all’infrastruttura principale.
Dobbiamo essere capaci di trasformare un problema, ossia l’impossibilità di proseguire con l’attuale ponte San Michele, in una vera opportunità: migliorare in modo strutturale una viabilità che oggi è già fortemente congestionata. Questo può avvenire solo realizzando il maggior numero possibile di opere complementari, previste e validate dallo studio.
Tra gli interventi che possono essere già citati come esempio concreto, vi è l’eliminazione del passaggio a livello della Sernovella, lungo la SP 56, attraverso la realizzazione di un’opera alternativa che migliori sicurezza e fluidità del traffico”.
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Ma le risorse finanziarie ci sono per affrontare questi importanti investimenti?
“Per quanto riguarda le risorse, la Provincia ritiene che RFI abbia le capacità tecniche ed economiche per affrontare un intervento di questa portata, che rientra pienamente nelle sue competenze e nel ruolo strategico della rete ferroviaria per lo sviluppo del Paese.
Il nuovo ponte, a doppia funzione ferroviaria e stradale, dovrà essere accompagnato da opere viabilistiche coerenti con l’entità dell’investimento, superando definitivamente le criticità attuali: semafori, restringimenti, limiti di velocità estremamente ridotti e discontinuità del traffico.
L’obiettivo è chiaro: garantire una mobilità fluida, sicura ed efficiente, capace di unire realmente due comunità, come un ponte deve fare, assicurando tempi di percorrenza adeguati ai residenti e a chi utilizza quotidianamente queste infrastrutture.
La progettazione del nuovo ponte dovrà avvenire attraverso un concorso di progettazione di alto livello, capace di garantire non solo un’opera funzionale, ma anche di pregio architettonico e armoniosa con il contesto, nel rispetto della bellezza del territorio e della qualità della vita delle comunità locali.
Questo percorso dovrà essere accompagnato, in ogni fase, dall’impegno a mettere in campo le necessarie cautele e misure di mitigazione, affinché lo sviluppo infrastrutturale proceda insieme alla tutela dei residenti e del paesaggio, che per la Provincia rappresentano interessi primari e non secondari”.
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Perché nessuna ipotesi alternativa è stata presa in considerazione?

“Per quanto riguarda le ipotesi alternative, valgono le considerazioni già espresse: una linea ferroviaria ha vincoli tecnici oggettivi. Non può essere spostata a piacimento, con tornanti o pendenze eccessive, senza comprometterne sicurezza, funzionalità e sostenibilità. Per questo motivo il nuovo tracciato deve necessariamente svilupparsi in prossimità di quello esistente, evitando di creare ulteriori criticità al territorio.
Le valutazioni, quindi, sono prettamente tecniche e dovranno essere sottoposte all’approvazione di tutti gli enti competenti, seguendo un percorso chiaro e trasparente.
La volontà che riteniamo condivisa – e che la Provincia sostiene con convinzione – è quella di mantenere le infrastrutture ferroviarie e stradali esistenti, che già oggi attraversano l’Adda con il ponte San Michele e che dovranno continuare a garantire questa funzione anche in futuro. Parliamo di infrastrutture essenziali per comunità che le utilizzano quotidianamente e che non possono permettersi di perdere risorse fondamentali in termini di mobilità e accessibilità.
Se invece questa volontà non fosse condivisa, e se qualche sindaco ritiene accettabile ridurre l’attuale livello di servizio, immaginando nuove linee ferroviarie e stradali che comportino la realizzazione di ulteriori ponti, magari lontani dai territori oggi serviti – senza chiarezza su fattibilità, costi e soprattutto sul prezzo sociale di tali scelte – allora è giusto che lo dica apertamente.
E che se ne assuma fino in fondo la responsabilità, oggi e davanti alle nuove generazioni”.
Claudio Brambilla
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