Montevecchia: per l’anfiteatro serve un referendum consultivo
La vicenda dell’anfiteatro progettato a Montevecchia, al centro sportivo è la prova che la capacità di realizzare è inversamente proporzionale a quella di distruggere. E viceversa. La Giunta Pendeggia si è distinta soltanto per il “caso” via Belvedere che entrerà negli annali storici come la “beffa di Montevecchia”. Ovvero oltre un anno e mezzo di senso alternato fino alla totale riapertura della strada senza il benché minimo intervento di messa in sicurezza.
Il sindaco Ivan Pendeggia, evidentemente, non trova le parole per giustificare questo provvedimento, nonostante le sollecitazioni giunte da più parti. Forse perché non ce ne sono, di parole.
Biblioteca, ex pub, tutto rimasto come nel 2021. Somiglia tanto al suo collega di Cernusco, l’onnipresente Gennaro Toto. Con la differenza che almeno le bollette le paga e il personale resta stabile. Entrambi guardano alla presidenza della provincia di Lecco, tra stupore e buonumore dei vertici lecchesi del centrodestra, increduli per tanta ambizione.
Ma veniamo all’incipit, adesso a fine mandato, prorogato di otto mesi per effetto Covid, Pendeggia e i suoi vorrebbero intervenire nello splendido angolo montevecchino realizzato negli anni dalle donne e dagli uomini che hanno guidato il paese assieme a Eugenio Mascheroni, conservato dalle amministrazioni successive, rispettose dell’eccellenza di cui tutti possono godere.
Realizzare un anfiteatro vuol dire sbancare nei fatti un ampio tratto di prato, traportare tonnellate di terra, installare gradoni per che cosa? Per far sedere chi?
Una operazione del genere deve essere condivisa con la cittadinanza, soprattutto ora che, dopo quattro anni, l’elettorato potrebbe aver maturato una valutazione negativa dell’Amministrazione comunale.
Se Pendeggia vuol portare avanti questa sciocchezza, a nostro sommesso parere deve indire un referendum consultivo. Non può e non deve farlo d’iniziativa perché si tratta di un’opera dalla quale poi indietro non si torna. Senta i montevecchini, se la maggioranza sarà concorde proceda, altrimenti si fermi e accantoni il progetto.
Viceversa mentre Mascheroni e i suoi saranno ricordati per la realizzazione di un polo scolastico sportivo di eccellenza, Pendeggia e i suoi saranno ricordati per averlo rovinato.
Il sindaco Ivan Pendeggia, evidentemente, non trova le parole per giustificare questo provvedimento, nonostante le sollecitazioni giunte da più parti. Forse perché non ce ne sono, di parole.
Biblioteca, ex pub, tutto rimasto come nel 2021. Somiglia tanto al suo collega di Cernusco, l’onnipresente Gennaro Toto. Con la differenza che almeno le bollette le paga e il personale resta stabile. Entrambi guardano alla presidenza della provincia di Lecco, tra stupore e buonumore dei vertici lecchesi del centrodestra, increduli per tanta ambizione.
Ma veniamo all’incipit, adesso a fine mandato, prorogato di otto mesi per effetto Covid, Pendeggia e i suoi vorrebbero intervenire nello splendido angolo montevecchino realizzato negli anni dalle donne e dagli uomini che hanno guidato il paese assieme a Eugenio Mascheroni, conservato dalle amministrazioni successive, rispettose dell’eccellenza di cui tutti possono godere.
Realizzare un anfiteatro vuol dire sbancare nei fatti un ampio tratto di prato, traportare tonnellate di terra, installare gradoni per che cosa? Per far sedere chi?
Una operazione del genere deve essere condivisa con la cittadinanza, soprattutto ora che, dopo quattro anni, l’elettorato potrebbe aver maturato una valutazione negativa dell’Amministrazione comunale.
Se Pendeggia vuol portare avanti questa sciocchezza, a nostro sommesso parere deve indire un referendum consultivo. Non può e non deve farlo d’iniziativa perché si tratta di un’opera dalla quale poi indietro non si torna. Senta i montevecchini, se la maggioranza sarà concorde proceda, altrimenti si fermi e accantoni il progetto.
Viceversa mentre Mascheroni e i suoi saranno ricordati per la realizzazione di un polo scolastico sportivo di eccellenza, Pendeggia e i suoi saranno ricordati per averlo rovinato.
Claudio Brambilla

























