Merate: in Oratorio con don Mapelli e Caritas un viaggio emotivo assieme ai migranti. Sconfinati, loro e anche noi

Entrare in Sconfinati significa attraversare una soglia: non solo quella fisica dell’aula magna dell’oratorio di Merate, ma quella interiore che separa troppo spesso dalla comprensione reale di ciò che migliaia di persone affrontano ogni giorno nei loro viaggi della speranza.
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Nei giorni di 29 e 30 novembre, grazie all’iniziativa di Caritas Ambrosiana, è possibile vivere un percorso immersivo pensato per far emergere emozioni, riflessioni. Un’esperienza che non si limita a raccontare, ma costringe a immedesimarsi.
All’ingresso del percorso ai visitatori viene consegnato un passaporto: è il primo gesto simbolico di un'esperienza che ricostruisce, passo dopo passo, le tappe che migliaia di migranti hanno realmente vissuto. Attraverso le diverse installazioni si scopre cosa significa partire senza certezze, con addosso solo la speranza di un approdo e di un futuro oltre il mare.
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La partenza, lo smarrimento, la perdita dei propri riferimenti, la paura e, infine, la traversata del Mediterraneo su barconi sovraffollati: un cammino immersivo che permette di toccare con mano la realtà di chi affronta questo viaggio della speranza.
Il titolo stesso, Sconfinati, è un gioco di parole che racchiude un doppio movimento: da un lato le persone costrette a oltrepassare i confini della propria terra; dall’altro noi, invitati a uscire dai nostri confini interiori, dai pregiudizi che spesso impediscono il vero incontro.

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«Anche se ci crediamo i migliori intenzionati del mondo – spiegano i promotori – diventa difficile comprendere davvero cosa significhi affrontare quel viaggio». Sconfinati vuole essere proprio questo: una provocazione che scuote, che genera domande, che costringe a sentire sulla pelle un frammento di quella realtà. L'obiettivo è far immedesimare i visitatori in quel ragazzo di 12, 13 o 14 anni che parte da solo dalla Nigeria, dalla Guinea, dall'Algeria o dall’Egitto. Un adolescente che spesso non ha altra scelta e che deve affrontare soprusi, violenze, fame e solitudine per inseguire la possibilità di un futuro.
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Il progetto nasce da don Massimo Mapelli e dai ragazzi della sua comunità di accoglienza, UCAPTE – Una Casa Anche Per Te con Caritas Ambrosiana. Don Massimo ripete spesso che «l’accoglienza va fatta, ma va fatta con intelligenza»: offrire un ambiente familiare, percorsi virtuosi, accompagnamento reale. Ed è esattamente ciò che avviene nella sua comunità di Cisliano, dove i giovani migranti sono seguiti nel percorso educativo e lavorativo.
Molti di loro oggi stanno costruendo la propria autonomia: chi come idraulico, chi come elettricista, chi come panettiere. I ragazzi accolti da più tempo aiutano i nuovi arrivati a ritrovare fiducia, mentre don Massimo li sprona sempre con una domanda semplice e potentissima: «Preferite avere ragione o essere felici?»
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Venerdì 28 novembre, alla serata dedicata ai giovani, una quarantina di adolescenti delle parrocchie di Merate hanno condiviso la cena con altrettanti ragazzi della comunità di don Massimo. È stato un momento intenso, fatto di ascolto sincero, storie difficili e nuove prospettive. Una serata che ha mostrato come il vero incontro sia capace di trasformare tutti, chi accoglie e chi è accolto.
Al termine della visita, ciascuno potrà lasciare su un grande tabellone bianco ciò che lo ha colpito di più: un pensiero, un’emozione, una domanda. Un modo per fissare dentro di sé qualcosa che non si vuole dimenticare.
L’installazione immersiva sarà aperta per tutto il giorno sabato 29 e domenica 30 novembre.  L’invito è semplice, ma impegnativo: entrare e lasciarsi toccare. Perché solo quando “sconfiniamo” anche noi, allora l’incontro diventa possibile.
F.Ri.
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