Lecco: il tumore al polmone al centro del secondo incontro di ''Cultura della salute''. Il Manzoni all’avanguardia nella diagnosi

Strumentazioni all'avanguardia e sinergia produttiva tra i vari specialisti alla base dell'eccellenza, riconosciuta a livello nazionale, dell'Azienda Ospedaliera lecchese nel trattamento delle malattie oncologiche. E’ proprio per rendere ai cittadini un'idea di quella che è l'attività del Manzoni in questo ambito che è stato pensato il ciclo “Cultura della salute: prevenire e curare il tumore”, articolato in tre serate, dedicate ciascuna ad una patologia specifica (tumore del colon retto, del polmone e al seno). L' identikit è stato presentato attraverso la diretta voce dei medici specialisti, che a turno hanno illustrato il ruolo delle branche della medicina impegnate nella prevenzione e terapia dei tumori. La serata presso il Centro Sociale di Germanedo è stata dedicata alla neoplasia polmonare, primo cancro mortale in Italia insieme a quello della mammella.

Il dottor Edgardo Bonacina

La prima notizia tuttavia è stata positiva: negli ultimi 15 anni la possibilità di guarigione è praticamente raddoppiata, passando dall’8% al 15%. Questo grazie a due fattori importanti: la prevenzione e il miglioramento delle terapie proposte. Considerato che ben l'80% dei tumori polmonari sono dovuti al fumo di sigaretta (e che i fumatori passivi hanno il 19% di probabilità in più di ammalarsi di chi non aspira fumo passivo), la migliore prevenzione sta nell'eliminazione del vizio. E negli ultimi anni le numerose campagne contro il fumo promosse hanno inciso notevolmente. A differenza di quello che si può fare nella prevenzione del tumore al colon retto (basata soprattutto sull'attività di screening), nel caso della neoplasia polmonare non sono ancora disponibili trattamenti che permettono di individuare sempre la malattia in fase precoce: la maggior parte dei tumori polmonari vengono diagnosticati in uno stadio già avanzato, sul quale risulta complicato pertanto intervenire (soprattutto chirurgicamente). Questo perchè la neoplasia polmonare tende a formarsi perifericamente e a non dare segno di sé quando è agli inizi.

Da sinistra: la dottoressa Grazia Mennella, il dottor Giuseppe Vertemati e il dottor Antonio Ardizzoia


Ma allora quali risorse sono disponibili?
Importante il ruolo della Radiologia, presentato dalla Dott.essa Grazia Mennella: TC, radiografie, RM sono esami utili per visualizzare eventuali masse tumorali, per questo l'ideale sarebbe sottoporre i pazienti a rischio (fumatori) almeno cinquantenni a periodici controlli. La Radiologia oltretutto propone procedure interventistiche alternative all'operazione chirurgica, che non sempre può essere attuata: termoablazione, radiofrequenza, che vanno letteralmente a “bruciare” le neoplasie in stadio medio avanzato, riducendone la crescita.
Quando può intervenire il chirurgo toracico?
Come ha premesso lo specialista Dott. Giuseppe Vertemati, la chirurgia rimane la migliore chance di guarire dal tumore polmonare anche se in effetti risulta un'opzione applicabile solo ad una piccola fetta di pazienti; operare sui polmoni è pur sempre un lavoro delicato: a volte l'impossibilità è dovuta al fatto che, per evitare che piccole cellule cancerogene disperse attorno alla neoplasia causino recidività dopo l'operazione, è necessario prelevare una sostanziosa parte di tessuto sano, senza la quale il dato paziente avrebbe problemi respiratori in seguito. Operare per eliminare un problema e procurarne uno più grosso è un gioco che non vale la candela insomma, a detta dello specialista. Un ruolo non secondario nella fase di diagnosi può avere in alcuni casi la chirurgia mini invasiva, grazie alla quale possono essere prelevati dei campioni di tessuto da far analizzare in seguito all'anatomopatologo. Figura davvero centrale, presentata dal Dott. Edgardo Bonacina, della struttura di Anatomia Patologica del Manzoni: analizzando la biologia del tumore questo medico offre all'oncologo “nome e cognome” della patologia, permettendogli quindi di trovare la cura più adatta ad ogni singolo paziente. Grazie a questo lavoro i farmaci sono diventati sempre più mirati e funzionali, adattabili alle diverse necessità del malato.
Grazie a quali interventi può lavorare l'anatomo patologo?
L'ago aspirato e la biopsia bronchiale sono due “cavalli di battaglia” del Manzoni, e i dati offerti dal Dott. Bonacina ne sono una prova: in 81 mesi (dal 1 gennaio 2004 all'1 ottobre 2011) sono stati effettuati 266 agoaspirati del polmone, di cui 201 ad ulteriori analisi hanno rivelato la presenza di tumore in stadio precoce. Nello stesso lasso di tempo sono state effettuate 836 biopsie bronchiali: 485 sono stati i casi di neoplasia epiteliale (cioè maligna) rilevati. Sempre in 81 mesi 466 sono state le operazioni chirurgiche eseguite, le quali hanno identificato 247 casi di tumore in stadio primitivo. Solo in 41 casi la neoplasia era evoluta già in metastasi. Come si vede grazie a queste modalità è stato possibile rilevare la presenza della malattia in tempo per poter intervenire. Ha concluso la panoramica il dott. Antonio Ardizzoia, medico oncologo del Manzoni, che ha voluto essere chiaro: la fatalità di chi pensa “Se vado dall'oncologo vuol dire che c'è poco da fare” deve essere superata. L'oncologo non rappresenta l'ultima spiaggia: “negli anni – ha detto Ardizzoia – abbiamo scoperto e imparato che il tumore è responsivo alle cure, chemioterapeutiche e non. Grazie al minuzioso lavoro dell'Anatomia Patologica e delle altre discipline abbiamo a disposizione farmaci mirati, fatti su misura che hanno dato nuova speranza in ambito di cura del tumore. Quei pazienti che per vari motivi non possono essere operati hanno altre valide occasioni di curarsi e di avere anni di vita da sfruttare a pieno. E tutto questo viene offerto proprio nell'Ospedale di Lecco, dove grazie alla qualità dell'équipe medica e alle potenti risorse strumentali siamo in grado di trattare patologie tumorali con eticità e professionalità. Curiamo non la malattia ma la persona che è malata, nel vero senso di prenderci cura di essa, a 360°.”
Caterina Franci
Invia un messaggio alla redazione

Il tuo indirizzo email ed eventuali dati personali non verranno pubblicati.