Osnago: serata sul ciclo idrico integrato. Investimenti, obiettivi e tariffe di LRH
Prosegue con l’associazione Progetto Osnago la panoramica sulle società o Enti partecipati, per rendere il loro lavoro più conosciuto ai cittadini. Il 13 aprile era intervenuto il presidente del Parco del Curone Marco Molgora [clicca QUI], mentre nella serata del 26 maggio è stato ospitato l’altro ex sindaco di Osnago, Paolo Strina, attualmente membro del CdA di Lario Reti Holding, che si occupa del ciclo dell’acqua.


Nell’ultimo quinquennio gli investimenti della società partecipata sono più che raddoppiati. Dalle slides mostrate si nota che si attestavano a 12 milioni e mezzo di euro nel 2016, fino ad arrivare nel 2020 a quasi 30 milioni. Le tariffe sono rimaste stabili nel periodo 2016-2020, nonostante il Piano su cui si basano prevedesse un aumento del 5,8% nel 2020. Con la situazione economica generata dalla pandemia, i Comuni hanno deciso di non applicarlo. Ci sarebbe tuttavia una discussione in atto per un aumento del 3% per il 2021. La decisione però non è ancora stata deliberata. Dovrà passare al vaglio dei Comuni e della Provincia. L’auspicio è che arrivino i finanziamenti del Recovery Plan, che ammorterebbero il peso di alcuni investimenti rispetto alle tariffe pagate dagli utenti.
Tra gli obiettivi futuri c’è senz’altro una diminuzione delle perdite di acqua. Tra ciò che viene immesso e ciò che viene fatturato, Lario Reti stima ci siano perdite del 48%. Per una certa parte si tratta di perdite apparenti (ad esempio l’acqua delle fontanelle su cui non viene emessa una vera e propria bolletta). Ci sono però anche perdite reali che andranno sanate. Un’altra sfida sta nel destino dei fanghi. Con un investimento su centrifughe e altre apparecchiature, essi verranno essiccati e poi destinati al termovalorizzatore di Valmadrera, gestito dall’altra società in-house Silea. In alternativa un’altra parte sarà portata all’impianto di Silea ad Annone Brianza che convertirà le sostanze di risulta del processo di depurazione in biogas.
In conclusione è stato fatto un invito a bere l’acqua del rubinetto perché sicura ed economicamente vantaggiosa per il cittadino. Da questo punto di vista, sono numerose le verifiche di laboratorio che vengono compiute. Vengono analizzati 4.200 campioni all’anno, prendendo in esame 44 mila parametri. In particolare, 1.200 con prelievo dall’acquedotto, 150 dalle Casette dell’acqua, 1.400 dalle acque reflue, 1.400 dai fanghi di depurazione, 40 dalle acque di superficie. L’80% di queste analisi vengono svolte dal personale interno dall’azienda. Il resto viene esternalizzato in assenza della strumentazione adeguata per i test.
Progetto Osnago organizzerà altre due serate di approfondimento sulle aziende partecipate. Una verterà su Silea, che gestisce il ciclo dei rifiuti, l’altra su Retesalute, che fornisce i servizi socio-assistenziali.
L’acqua è un bene comune, ma anche una risorsa scarsa, è stato detto in avvio. Nel corso della serata è stato osservato che per poter garantire acqua buona serve una gestione industriale perché il servizio idrico integrato è un sistema complesso. Sono state elencate le varie fasi della gestione dell’acqua, dal suo prelievo in fase di captazione, alla potabilizzazione, all’accumulo in serbatoi, alla distribuzione nelle case, infine la raccolta di nuovo dalle fognature e la restituzione all’ambiente dell’acqua nella stessa qualità di quando era stata prelevata.

E' stata più volte rimarcata l’importanza della gestione pubblica di questo bene primario, come è sempre stato. Una gestione che è sempre stata in capo ai Comuni. Storicamente le comunità si costituivano attorno ai corsi d’acqua e ai pozzi. Poi i consumi sono aumentati così come la sensibilità ambientale. Da qui la necessità di restituire l’acqua alla natura da cui era stata prelevata. Per perseguire una corretta gestione dell’idrico sono state costituite forme di società intercomunali, per il Meratese era stata Ecosystem. Si è poi passati al gestore unico con un affidamento in-house providing. L’Holding dell’idrico lecchese è molto capitalizzata, avendo un patrimonio netto di 182 milioni di euro, che consente di ottenere dei mutui importanti per fare gli investimenti. Recentemente con la banca europea è stato fatto un mutuo di 50 milioni di euro.
Le esigenze sono molteplici, così che gli interventi sono di tipo variegato. Osnago proprio in questo periodo è interessato dallo sdoppiamento della rete fognaria (acque bianche e scure). A Lomagna, per quasi 1 milione 300 mila euro, si sta realizzando un impianto di fitodepurazione, per ripulire attraverso una tecnologia totalmente ecologica le acque che esondano dai torrenti. Tornando su Osnago è in corso uno studio di fattibilità per recuperare i gas dai fanghi risultanti dal processo di depurazione e usarli come fonte di energia. Su tutto il territorio provinciale si sta puntando alla sostituzione massiva dei contatori, installando quelli elettronici per 2 milioni di euro. Da qui ai prossimi 20 anni la tendenza è inoltre di dimezzare il numero di impianti di depurazione. Una razionalizzazione che trova ragione, secondo l’azienda, per un tema di economicità, ma anche per un’efficienza ambientale, in quanto un depuratore di grandi dimensioni riuscirebbe a restituire all’ambiente una qualità dell’acqua maggiore rispetto ai piccoli impianti ormai vecchi.

Tra gli obiettivi futuri c’è senz’altro una diminuzione delle perdite di acqua. Tra ciò che viene immesso e ciò che viene fatturato, Lario Reti stima ci siano perdite del 48%. Per una certa parte si tratta di perdite apparenti (ad esempio l’acqua delle fontanelle su cui non viene emessa una vera e propria bolletta). Ci sono però anche perdite reali che andranno sanate. Un’altra sfida sta nel destino dei fanghi. Con un investimento su centrifughe e altre apparecchiature, essi verranno essiccati e poi destinati al termovalorizzatore di Valmadrera, gestito dall’altra società in-house Silea. In alternativa un’altra parte sarà portata all’impianto di Silea ad Annone Brianza che convertirà le sostanze di risulta del processo di depurazione in biogas.
In conclusione è stato fatto un invito a bere l’acqua del rubinetto perché sicura ed economicamente vantaggiosa per il cittadino. Da questo punto di vista, sono numerose le verifiche di laboratorio che vengono compiute. Vengono analizzati 4.200 campioni all’anno, prendendo in esame 44 mila parametri. In particolare, 1.200 con prelievo dall’acquedotto, 150 dalle Casette dell’acqua, 1.400 dalle acque reflue, 1.400 dai fanghi di depurazione, 40 dalle acque di superficie. L’80% di queste analisi vengono svolte dal personale interno dall’azienda. Il resto viene esternalizzato in assenza della strumentazione adeguata per i test.
Progetto Osnago organizzerà altre due serate di approfondimento sulle aziende partecipate. Una verterà su Silea, che gestisce il ciclo dei rifiuti, l’altra su Retesalute, che fornisce i servizi socio-assistenziali.
M.P.
























