Parroco di Osnago fino al '96, don Cecchi va in pensione dopo l'esperienza in Via Padova

Don Piero Cecchi
Foto tratta dal sito della Provincia di Milano
Foto tratta dal sito della Provincia di Milano
Nato a Porta Venezia nel 1936, don Piero è stato ordinato sacerdote nel 1961. Negli anni di via Padova ha tentato ogni possibile via per favorire l'integrazione. Una volta ha ospitato i musulmani per la preghiera nel campo dell'oratorio, e ogni anno, verso Natale, organizza cene "miste" insieme alla comunità islamica che ha sede nella stessa strada, diretta dall'Ambrogino d'Oro Mahmoud Asfa.
''Via Padova non è un bronx, né una casbah'' ha dichiarato il sacerdote in un'intervista al Corriere ''Se uno la guarda dall' esterno, senza incontrare da vicino le persone "comuni", non riesce a capire. Per avere umanità bisogna guardarsi negli occhi. Ci sono differenze, sì, ma non è detto che necessariamente debbano combattersi''.
La comunità filippina, i nordafricani, i latinoamericane, i cinesi, per don Piero non esistono. Sono tutti uguali anche se di etnia differente, nessuno è estraneo.
Una missione, quella del religioso, che ha avuto l'obiettivo di cancellare ogni pregiudizio. Via Padova del resto è un quartiere particolare: oltre il 40% dei bimbi che ha ricevuto la prima comunione, domenica scorsa, è figlia di immigrati. Proprio sull' integrazione, don Piero ha costruito la sua chiesa, creando un rapporto di rispetto con il centro culturale islamico: ''Li ho ospitati anche sul campo dell' oratorio, per la preghiera, quando non sapevano dove andare'' ha dichiarato ''Assistiamo più di 160 poveri e pure le famiglie non italiane donano il cibo per i pensionati, gli emarginati, i divorziati. Anche questa è Milano''.
A Osnago il suo ricordo, a molti anni di distanza è ancora vivo. ''Dopo quindici anni di permanenza fra noi'' si legge sul sito della parrocchia ''don Piero fu nuovamente destinato ad una prestigiosa parrocchia di Milano: S. Giovanni Crisostomo. Resta ancor viva tra noi la sua delicatezza nei rapporti con tutti. Ci è rimasta impressa nella mente la sua grande sofferenza per la scomparsa di sua madre che godeva, qui in paese, di sensibile deferenza e di evidente prestigio''.
























