Merate: capovolgiamo il paradigma, anziché abbatterli salviamo i pini di via Verdi

Chi ha il coraggio di capovolgere un paradigma faccia un passo avanti. Mentre tutto il mondo si mobilita a difesa degli alberi, c'è chi ancora pensa di difendere l'ambiente a colpi di accetta. Ho seguito con un certo distacco le alterne vicende del progetto di riqualificazione di viale Verdi. Devo dire che la cosa che più mi ha colpito non sono state le rotonde, che daranno all'importante arteria l'aspetto di un percorso di minigolf, ma la disinvoltura con cui è stato previsto l'abbattimento degli otto rigogliosi e sanissimi pini marittimi, piantati e cresciuti nel parcheggio adiacente la scuola materna e l'asilo nido comunali.

La colpa degli alberi, e la causa della loro condanna a morte, sta nel fatto di avere le radici. Infatti, per evitare di schiantarsi al suolo al primo... stormir di fronde, gli alberi in questione hanno avuto l'arroganza di dotarsi di possenti radici. Ma non solo. Hanno avuto anche il coraggio e la forza di deformare il fondo del parcheggio. Sono certo che chi li aveva messi a dimora (venti, trent'anni fa?) aveva fatto promettere loro di crescere senza però danneggiare il parcheggio, anche a costo di crollare al suolo quando il parcheggio è gremito di mamme e bambini dei due asili.

Contravvenendo a questa promessa, hanno di fatto firmato la loro condanna a morte.

Ora vi chiederete cosa c'entra il paradigma.

Un modo nuovo di porsi nei confronti di un albero, dovrebbe essere quello di prendersi cura di lui, cercando di facilitarne lo sviluppo e la crescita. Questo dovrebbe essere il nuovo paradigma, che è esattamente contrario al modo in cui ci si approccia oggi.

Nel caso specifico, una volta preso atto che gli alberi hanno bisogno di sviluppare lo loro radici (pur non essendo un esperto so per certo che gli alberi bilanciano la crescita verso l'alto sviluppando in proporzione le radici nel sottosuolo), esigenza ben visibile dal rilievi del fondo, si sarebbe dovuto prendere in considerazione l'ipotesi di trasformare l'area in un giardino, rinunciando al parcheggio. In alternativa, per cercare di andare incontro alle esigenze degli alberi, si potrebbe rimuovere il fondo in autobloccanti, liberando le radici e facilitandone il loro sviluppo, costruendo un parcheggio (magari in metallo) sollevato venti o trenta centimetri da terra. Attraverso le griglie in ferro verrebbe garantito la regolare traspirazione del suolo e l'assorbimento della pioggia, con il doppio beneficio per gli alberi e l'ambiente.

In particolare per i pini di viale Verdi, visto che sorgono davanti ad una scuola materna e all'asilo nido l'Amministrazione comunale, ma potrebbe valere per tutte le piante cittadine, si dovrebbe adottare un semplice quanto efficace slogan: "Gli alberi sono come i bambini, non si toccano".

E pensandoci bene scopriremmo che alberi e bambini hanno più cose in comune di quanto possiamo pensare. La prima tra tutte, che sono indifesi.

Le varie potature a cui abbiamo assistito recentemente, ma forse sarebbe meglio chiamarle "capitozzature", non lasciano certo ben sperare. Quindi, se l'Amministrazione proseguirà nell'attuare il progetto di riqualificazione di viale Verdi, come sembra intenzionata a fare, il destino degli otto pini marittimi appare già segnato.

A meno che... E qui direttore entra in campo il vostro giornale. "Merateonline" e i suoi lettori potrebbero adottare il giardino di viale Verdi avviando una campagna di sensibilizzazione per salvare i pini di viale Verdi in particolare, ma di tutti gli alberi più in generale.
Matrix
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