Pagnano: è morto l'alpinista Romano Perego, aveva 84 anni
Si è spento a 85 anni Romano Perego, nativo di Pagnano dove i genitori avevano una macelleria, ma residente a Calco con la sua famiglia. Il suo nome è legato indissolubilmente alle montagne grande passione che lo ha accompagnato per tutta la sua vita portandolo anche a raggiungere traguardi importanti e prestigiosi.
Romano Perego nasce il 25 novembre 1934 a Pagnano, una frazione di Merate, allora provincia di Como, oggi provincia di Lecco. Il padre Carlo ha un negozio di alimentari con annessa macelleria, la madre Rosa bada alla gestione della casa e ai figli. Romano è il quarto di sei fratelli, Angelo, Adele, Federico e, dopo di lui, Giuseppina e Franco.
Già da bambino, Romano rivela un carattere sensibile e riservato. A scuola ottiene buoni risultati e completa così il ciclo scolastico della scuola media. Si iscrive all'istituto tecnico industriale Hensenberger di Monza. Spesso la mattina prima della scuola deve aiutare il padre nel negozio, ma non ama restare dietro il banco a servire i clienti.
«La gente veniva e portava il libretto su cui si segnava la spesa. A fine mese quando il capofamiglia portava a casa la paga, si saldava il conto. Molti però chiedevano una dilazione del credito perché non avevano soldi abbastanza. Mio padre chiudeva un occhio e a volte tirava una riga sopra il debito restante. Erano tempi duri per tutti. »
Nel 1953 consegue il diploma di perito meccanico.
Suo hobby degli anni giovanili è la musica lirica ed è un assiduo frequentatore della Scala.
Trova lavoro a Milano presso una ditta di apparecchiature elettroniche. «Era una piccola azienda e con il principale potevo fare più ore durante la settimana e avere così il sabato libero. »
Una mostra di fotografie di montagna organizzata all' oratorio di Pagnano da don Franco Resinelli gli fa incontrare Luigi Magni, un forte scalatore e un esperto fotografo, che abita a Merate.
Magni invita Romano a una gita in Resegone e lo inizia all' arrampicata. L'attrazione per la roccia e per le alte cime diventa, in breve, «fatale ». Romano dimostra determinazione e coraggio e scopre nell'alpinismo un'inesauribile fonte di piacere e la realizzazione delle sue giovanili aspettative. Con Magni compie arrampicate sempre più impegnative fino a salire, nel 1957, la via Comici alla Nord della Cima Grande di Lavaredo.
Ormai in grado di affrontare da solo le vie classiche, Romano arrampica con compagni diversi dell'area di Lecco e diventa scalatore completo in grado di esprimersi ai massimi livelli sia in Dolomiti che sulle Occidentali. «Quando cominciai ad andare nelle Occidentali, avvertii per quelle montagne una particolare predilezione. Mi affascinavano i lunghi avvicinamenti, l'isolamento, l'alta quota, salire su terreno misto, di ghiaccio e di roccia.»
Con Gildo Airoldi, nel 1958, sale l'impegnativa Cassin al Sasso Cavallo, in Grigna. Con Angelo Galbusera, nel 1958, ripete la via Bonatti al Grand Capucin, la scalata che gli fa conoscere Andrea Mellano. Con questi e con Enrico Cavalieri, nel 1959, apre una via nuova sul Pilone a Tre Punte nel gruppo del Tacul. Sempre in quell'anno, con Dario Mozzanica ripete la via Cassin alla Nord-Est del Pizzo Badile e con Casimiro Ferrari la Oggioni-Aiazzi al Gran Diedro della Brenta Alta.
Casimiro dirà di lui: «lo ho un caratteraccio e ho sempre litigato con i miei compagni di cordata. Con Romano invece mi sono sempre trovato bene: lui non parlava mai e io non riuscivo a litigare!»
Nel 1960 è ammesso nei Ragni di Lecco e dell'alpinismo lecchese Romano diventerà uno dei massimi e più rappresentativi esponenti, specialista dell'arrampicata su roccia, ma anche delle vie di misto e di alta quota.
In quell'anno è sulla Nord dei Breithorn con Mellano e Cavalieri ad aprire una nuova via sullo sperone centrale della Roccia Nera. Con gli stessi compagni realizza una splendida via sul Becco di Valsoera (Gran Paradiso), una delle più importanti salite su granito degli anni Sessanta.
Entra a far parte del Club Alpino Accademico alla fine del 1960.
Nel 1961 è chiamato a far parte della spedizione del CAI di Lecco al McKinley. Con Riccardo Cassin come capospedizione e gli altri quattro compagni (Luigi Airoldi, Gigi Alippi, Jack Canali e Annibale Zucchi) realizza una salita di valore mondiale, vincendo lo Sperone Sud della montagna più alta del Nord America: sarà definita la più grande impresa alpinistica realizzata in Nord America.
Nel febbraio del 1962, con Mellano e Mozzanica è ancora al Tacul per la prima invernale del canalone Gervasutti e, nel marzo, con Mellano, Airoldi e Brignolo traccia una nuova via sullo sperone Nord-Est del Breithorn occidentale.
Poi viene l'agosto 1962con la prima italiana alla Nord dell'Eiger.
Nel 1963, con Mellano, Brignolo e Castelli sale la Nord del Cervino e ancora nel 1963 lo sperone Walker alle Grandes Jorasses; a ventinove anni Romano Perego e Andrea Mellano sono i primi due alpinisti italiani ed europei dopo Gaston Rébuffat (con l'austriaco Leo Schlommer) ad aver salito le tre grandi Nord delle Alpi (Cervino, Eiger, Grandes Jorasses).
Sempre nel 1964, ancora con Mellano, Brignolo e Luigi Bosisio (un compagno che arrampicherà stabilmente con lui per molti anni) ripete la Cassin alla Nord della Cima Ovest di Lavaredo.
Entra a far parte del prestigioso gruppo francese GHM (Groupe de Haute Montagne), cosa che rappresenta un grande onore per l'alpinista italiano.
Ancora lungo è l'elenco delle sue importanti ascensioni, che sconfinano spesso in Dolomiti, come la Cassin alla Torre Trieste, il Diedro Aste al Crozzon di Brenta, la Buhl alla Roda di Vael, la Lacedelli-Ghedina a Cima Scotoni.
Nel 1965 organizza con Mellano una spedizione in Hindu Kush e, con il compagno, sale in stile alpino due cime vergini, il Band-e-Koh (6843 m) e la Punta Torino (6580 m). In quell'occasione Romano e Andrea visitano i due giganteschi Buddha di Bamyan e sono ammessi a visitarne l'interno.
Ancora nel 1966, ripete con l'amico Bis (Luigi Bosisio) la Bonatti al Dru e la Major sulla parete della Brenva, al Monte Bianco.
Residente a Calco, si è spento nella giornata di martedì 12 febbraio.
A scriverne la biografia è stato Angelo Elli, un altro appassionato di montagna, nel suo sito dove ha raccolto la storia di centinaia di alpinisti.

Già da bambino, Romano rivela un carattere sensibile e riservato. A scuola ottiene buoni risultati e completa così il ciclo scolastico della scuola media. Si iscrive all'istituto tecnico industriale Hensenberger di Monza. Spesso la mattina prima della scuola deve aiutare il padre nel negozio, ma non ama restare dietro il banco a servire i clienti.
«La gente veniva e portava il libretto su cui si segnava la spesa. A fine mese quando il capofamiglia portava a casa la paga, si saldava il conto. Molti però chiedevano una dilazione del credito perché non avevano soldi abbastanza. Mio padre chiudeva un occhio e a volte tirava una riga sopra il debito restante. Erano tempi duri per tutti. »
Nel 1953 consegue il diploma di perito meccanico.
Suo hobby degli anni giovanili è la musica lirica ed è un assiduo frequentatore della Scala.
Trova lavoro a Milano presso una ditta di apparecchiature elettroniche. «Era una piccola azienda e con il principale potevo fare più ore durante la settimana e avere così il sabato libero. »
Una mostra di fotografie di montagna organizzata all' oratorio di Pagnano da don Franco Resinelli gli fa incontrare Luigi Magni, un forte scalatore e un esperto fotografo, che abita a Merate.
Magni invita Romano a una gita in Resegone e lo inizia all' arrampicata. L'attrazione per la roccia e per le alte cime diventa, in breve, «fatale ». Romano dimostra determinazione e coraggio e scopre nell'alpinismo un'inesauribile fonte di piacere e la realizzazione delle sue giovanili aspettative. Con Magni compie arrampicate sempre più impegnative fino a salire, nel 1957, la via Comici alla Nord della Cima Grande di Lavaredo.
Ormai in grado di affrontare da solo le vie classiche, Romano arrampica con compagni diversi dell'area di Lecco e diventa scalatore completo in grado di esprimersi ai massimi livelli sia in Dolomiti che sulle Occidentali. «Quando cominciai ad andare nelle Occidentali, avvertii per quelle montagne una particolare predilezione. Mi affascinavano i lunghi avvicinamenti, l'isolamento, l'alta quota, salire su terreno misto, di ghiaccio e di roccia.»
Con Gildo Airoldi, nel 1958, sale l'impegnativa Cassin al Sasso Cavallo, in Grigna. Con Angelo Galbusera, nel 1958, ripete la via Bonatti al Grand Capucin, la scalata che gli fa conoscere Andrea Mellano. Con questi e con Enrico Cavalieri, nel 1959, apre una via nuova sul Pilone a Tre Punte nel gruppo del Tacul. Sempre in quell'anno, con Dario Mozzanica ripete la via Cassin alla Nord-Est del Pizzo Badile e con Casimiro Ferrari la Oggioni-Aiazzi al Gran Diedro della Brenta Alta.
Casimiro dirà di lui: «lo ho un caratteraccio e ho sempre litigato con i miei compagni di cordata. Con Romano invece mi sono sempre trovato bene: lui non parlava mai e io non riuscivo a litigare!»
Nel 1960 è ammesso nei Ragni di Lecco e dell'alpinismo lecchese Romano diventerà uno dei massimi e più rappresentativi esponenti, specialista dell'arrampicata su roccia, ma anche delle vie di misto e di alta quota.
In quell'anno è sulla Nord dei Breithorn con Mellano e Cavalieri ad aprire una nuova via sullo sperone centrale della Roccia Nera. Con gli stessi compagni realizza una splendida via sul Becco di Valsoera (Gran Paradiso), una delle più importanti salite su granito degli anni Sessanta.
Entra a far parte del Club Alpino Accademico alla fine del 1960.
Nel 1961 è chiamato a far parte della spedizione del CAI di Lecco al McKinley. Con Riccardo Cassin come capospedizione e gli altri quattro compagni (Luigi Airoldi, Gigi Alippi, Jack Canali e Annibale Zucchi) realizza una salita di valore mondiale, vincendo lo Sperone Sud della montagna più alta del Nord America: sarà definita la più grande impresa alpinistica realizzata in Nord America.
Nel febbraio del 1962, con Mellano e Mozzanica è ancora al Tacul per la prima invernale del canalone Gervasutti e, nel marzo, con Mellano, Airoldi e Brignolo traccia una nuova via sullo sperone Nord-Est del Breithorn occidentale.
Poi viene l'agosto 1962con la prima italiana alla Nord dell'Eiger.
Nel 1963, con Mellano, Brignolo e Castelli sale la Nord del Cervino e ancora nel 1963 lo sperone Walker alle Grandes Jorasses; a ventinove anni Romano Perego e Andrea Mellano sono i primi due alpinisti italiani ed europei dopo Gaston Rébuffat (con l'austriaco Leo Schlommer) ad aver salito le tre grandi Nord delle Alpi (Cervino, Eiger, Grandes Jorasses).
Sempre nel 1964, ancora con Mellano, Brignolo e Luigi Bosisio (un compagno che arrampicherà stabilmente con lui per molti anni) ripete la Cassin alla Nord della Cima Ovest di Lavaredo.
Entra a far parte del prestigioso gruppo francese GHM (Groupe de Haute Montagne), cosa che rappresenta un grande onore per l'alpinista italiano.
Ancora lungo è l'elenco delle sue importanti ascensioni, che sconfinano spesso in Dolomiti, come la Cassin alla Torre Trieste, il Diedro Aste al Crozzon di Brenta, la Buhl alla Roda di Vael, la Lacedelli-Ghedina a Cima Scotoni.
Nel 1965 organizza con Mellano una spedizione in Hindu Kush e, con il compagno, sale in stile alpino due cime vergini, il Band-e-Koh (6843 m) e la Punta Torino (6580 m). In quell'occasione Romano e Andrea visitano i due giganteschi Buddha di Bamyan e sono ammessi a visitarne l'interno.
Ancora nel 1966, ripete con l'amico Bis (Luigi Bosisio) la Bonatti al Dru e la Major sulla parete della Brenva, al Monte Bianco.
Residente a Calco, si è spento nella giornata di martedì 12 febbraio.
























