Verderio: al ''Pintupi'' il ritrovo dei comitati contro le richieste di Italcementi. LNA: serve analisi seria

Lo scorso 15 ottobre si sono ricordati i quattro anni esatti trascorsi da quando Italcementi consegnò alla Provincia di Bergamo l'istanza di modifica sostanziale dell'autorizzazione integrata ambientale rilasciata per il suo stabilimento di Calusco, in cui avvertiva di voler cominciare a bruciare alcune ''varietà'' di rifiuti anziché soltanto il cosiddetto Pet Coke, un carbone ottenuto dalla distillazione del petrolio.

VIDEO


Una ricorrenza di cui molti avrebbero fatto anche a meno ma che è stata comunque ''celebrata'' all'Arci Pintupi di Verderio qualche giorno più tardi in una serata pubblica organizzata dai comitati storicamente contrari all'ipotesi che il cementificio diventi anche un inceneritore. Tra questi ''Rete Rifiuti Zero'' e ''La Nostra Aria'', con i loro attivisti schierati da anni sul campo di battaglia a chiedere che venga innanzitutto effettuata un'analisi epidemiologica ''georeferenziata, con controlli sui casi acuti'' prima che venga emessa l'autorizzazione ad aumentare i rifiuti bruciati, sempre che Italcementi voglia perseguire questa volontà. ''Dopo aver presentato istanza per la valutazione dell'impatto ambientale e aver segnalato pubblicamente la richiesta, Italcementi è passata ad effettuare delle sperimentazioni con piccole quantità, prima dei valori che mediamente avrebbero raggiunto le 6-7mila tonnellate all'anno di rifiuti, fino ad arrivare in breve tempo a bruciarne almeno per 30mila tonnellate l'anno'' ha raccontato l'attivista Attilio Agazzi di LNA. ''Alla fine di questa sperimentazione Italcementi ha detto 'bene signori, ora voglio triplicare queste quantità'''. Secondo le fonti dei comitati, la capacità massima di combustibili alternativi al Pet Coke che il colosso del cemento intenderebbe utilizzare per alimentare il suo forno si aggirerebbe intorno alle 110mila tonnellate annue, che andrebbero ad aggiungersi o in qualche modo a sommarsi alle già 680mila tonnellate stimate di rifiuti urbani speciali, tossici e coke di petrolio bruciati nei cinque camini che delimitano l'area brianzola e bergamasca: Calusco, Filago, Valmadrera, Dalmine e Trezzo.

Attilio Agazzi, attivista di LNA

''Cosa chiede di bruciare in futuro Italcementi? CSS, combustibile solido secondario, che già brucia per almeno 30mila tonnellate all'anno. Quindi rifiuti costituiti da plastiche e gomme, pneumatici finemente triturati, coriandolo di matrice plastica, biomasse legnose, fanghi biologici essiccati, fanghi dal trattamento biologico delle acque reflue industriali essiccati. Il tutto fino ad un massimo di 110mila tonnellate all'anno, vale a dire 300t al giorno. Come bruciare 15 bilici per intero'' ha proseguito Agazzi. ''Italcementi nei suoi comunicati evidenzia il fatto che nella conversione di combustibile gli inquinanti non aumenteranno: non è proprio tutto vero visto che molteplici parametri, ed una componente pericolosa come i metalli pesanti, risultano già aumentati nella prima fase di sperimentazione. Si parla anche della comparsa di molti composti che prima erano assenti. In un cementificio, infatti, la combustione di CSS al posto di Pet Coke produce una maggiore emissione di piombo, tallio, arsenico e stagno''.

C'è poi da considerare, secondo i comitati, che il CSS ha un potere calorifico almeno due, ma anche tre volte inferiore rispetto al Pet Coke. ''Quindi ci vorrà una quantità maggiore di CSS per ottenere la stessa resa calorica e di conseguenza anche un numero di camion due, tre volte superiore rispetto allo stato attuale''. Quello dell'aumento del traffico pesante su strada non è nemmeno un fattore preso in considerazione dalle valutazioni fatte da Italcementi, dicono gli attivisti. Infine Agazzi, prima di aprire un dibattito piuttosto animato dove hanno trovato spazio diversi esponenti di piccoli comitati nati negli ultimi anni per contrastare le attività dei quattro inceneritori della zona, ha spiegato quali sono le loro richieste.

''Chiediamo un'indagine svolta sull'area di ricaduta del cementificio Italcementi di Calusco. Prima che venga emessa l'autorizzazione ad aumentare i rifiuti bruciati, chiediamo con forza di sapere che tipo di incidenza eventualmente ha già avuto sui cittadini. Un'analisi epidemiologica georeferenziata caso-controllo sugli eventi acuti''.
A.S.
Invia un messaggio alla redazione

Il tuo indirizzo email ed eventuali dati personali non verranno pubblicati.