Santa Maria:'cambia' la facciata della baita degli alpini. Sarà ammodernata per il 2019

Il taglio del nastro risale al settembre del 1994. Facendo un rapidissimo calcolo, nel 2019, la struttura festeggerà il suo primo quarto di secolo di "vita". Per celebrare degnamente tale traguardo, con largo anticipo - ma non troppo in considerazione di ciò che si intende fare e delle forze a disposizione - il gruppo alpini Monte San Genesio ha dato avvio, nelle scorse settimane, ad un piano di manutenzione "straordinaria" della propria baita, simbolo plastico della presenza delle penne nere in Valletta nonché vero e proprio "covo" per gli iscritti che lì vi si ritrovano per programmare le proprie iniziative e per gli immancabili appuntamenti conviviali che cadenzano il trascorre degli anni. "Siamo partiti dal rifacimento della facciata" ha spiegato il capogruppo Carlo Brambilla, parlando appunto di un lungo cammino intrapreso dal sodalizio per arrivare "preparato" alle celebrazione per il 25esimo della sede che ricalcheranno, quando a "solennità", quelle del 2014 per il 50esimo del monumento ai caduti, meglio noto da tutti semplicemente come "l'Alpino" posizionato a Santa Maria, lungo la strada che scende a Rovagnate e con lo sguardo rivolto verso Perego quale segno di comunione tra gli allora tre comuni (oggi diventati due) uniti in un unico sodalizio. "In realtà abbiamo iniziato due anni dall'impianto elettrico" ha aggiunto il numero uno sottolineando poi come la sostituzione di una finestra e di una porta ad opera di un falegname abbia dato il la ai lavori di rinnovamento dell'intera facciata principale, portati a termine da un gruppetto di volenterosi volontari che si sono occupati del posizionamento, ad una ad una, delle nuove assi in larice applicate sopra le vecchie in abete. Il risultato è sotto l'occhio di tutti: almeno sul versante rivolto verso la strada l'immobile - in perfetto stile "montanaro" - appare come nuovo. Ed è solo il primo passo. L'intento è chiaramente quello di procedere, con altri correttivi. Il lavoro non manca. E nemmeno la voglia di fare degli Alpini. Del resto - come da convenzione con il comune, proprietario del terreno sulla quale la baita è stata edificata - "finché ci sarà il gruppo, quella sarà la nostra casa" come ben puntualizzato da Brambilla.
























