Rovagnate: è scomparso Renato Andreoli, ex partigiano e testimone della Liberazione

"Un fulgido eroe che si adoperava in ogni modo per evitare inutili spargimenti di sangue".
Così il cavalier Pietro Riva descriveva l'amico Renato Andreoli, comandante, ai tempi della Resistenza, della Centoquattresima Brigata Sap, scomparso oggi all'età di 87 anni. La notizia giunge in Valletta da Milano dove Andreoli risiedeva ormai da anni. Il legame con Rovagnate era però rimasto sempre saldo, tanto che lo scorso 25 aprile il sindaco Marco Panzeri gli aveva attribuito la cittadinanza onoraria. Provato nel fisico, il comandante Andreoli, era comunque sempre presente alle cerimonie per la Liberazione, rivivendo così una pagina di quella storia che lui stesso aveva contribuito a scrivere.
Giovanissimo al momento dell'annuncio dell'armistizio, abbandonò, infatti, il servizio militare e, da Novara, dove era d'istanza, ritornò rocambolescamente a Porchera di Olgiate, dove la sua famiglia si era trasferita in fuga da Milano già nel '43. Con il fratello Memo, anch'egli disertore, si rifugiò in Grigna per sfuggire ai rastrellamenti fascisti. Da lì cominciò la sua avventura da partigiano: il terrore di essere tradito lo portò per lungo tempo ad agire in solitaria, poi l'ingresso nella Divisione Fiume Adda che aveva sede a Vimercate e la costituzione di una vera e propria organizzazione paramilitare come parte del "Corpo volontari per la libertà" con Badoglio comandante supremo. Nominato comandante di brigata nel luglio 1944 arrivò ad avere alle sue direttive circa 350 uomini. Innumerevoli le imprese in cui Andreoli e i suoi compagni furono coinvolti: da una sparatoria in pieno giorno con una squadra fascista in Galleria a Milano, all'assalto della Banca popolare di Lecco a Oggiono, al trasporto di armi e documenti falsi per la Brianza, all'eccidio della Biscioia a Rovagnate (dove una colonna di tedeschi diretta verso Como trucidò molti partigiani), fino alla cattura di Roberto Farinacci, ras di Cremona fermato poco prima del 25 aprile nei pressi di Olgiate.


Testimone della guerra fratricida che divise e insanguinò l'Italia negli anni a cavallo tra l'armistizio e la Liberazione, Andreoli si fece promotore degli ideali che guidarono la sua azione, incontrando, fin quando le forze glielo hanno permesso, i ragazzi delle scuole. Nelle sue testimonianze, mai pentimento per quanto compiuto in tempo di guerra e ferma condanna per la giustizia sommaria e le vendette personali che hanno caratterizzato l'immediato dopoguerra.

Renato Andreoli il giorno della consegna della cittadinanza onoraria

Poche, invece, le parole spese dal comandate al momento della consegna della cittadinanza onoraria lo scorso 25 aprile. La sua riconoscenza, venne infatti affidata alle sue lacrime di commozione, dimostrazione di quell'affetto nei confronti del comune di Rovagnate, sua terra di adozione. Per volontà dello stesso Andreoli, le sue spoglie riposeranno per sempre proprio in paese. La cerimonia funebre verrà infatti officiata sabato mattina alle 10.30 a Rovagnate e la salma tumulata nel cimitero della frazione di Monte.
A. M.
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