Imbersago: con Cambiamenti una serata per parlare di guerra e pace con esperti
Nella serata di venerdì l'associazione CambiaMenti ha proposto un incontro dal titolo "Riportare la pace o esportare la democrazia?". Ospiti del dibattito, che si è svolto nella Mediateca comunale di Imbersago, il professor Maurizio Arcari, docente di International peacekeeping and United Nation law all'Università Bicocca di Milano, e l'ingegner Andrea Ciocca, operatore di Medici Senza Frontiere.
Dopo una breve presentazione da parte del consigliere delegato alla cultura Ambrogio Valtolina, che ha ringraziato l'associazione per la qualità dell'evento, la discussione tra gli esperti si è delineata spontaneamente sui temi dell'attualità.
"Per capire la situazione che si è creata in medioriente, i terribili attentati dell'Isis in Europa e l'azione dei governi occidentali bisogna tornare al '45 con la fondazione dell'Onu", ha spiegato il professor Arcari. "L'organizzazione è pensata per mantenere la pace tra gli stati nazionali ma l'Isis, pur avendo una base territoriale in Siria e in Iraq, è una cosa ben diversa che fugge a quel sistema. Gli stati che si sono sentiti attaccati non hanno aspettato le deliberazioni del consiglio si sicurezza dell'Onu e hanno inviato i propri aerei appellandosi al diritto di legittima difesa: è un concetto elastico che Francia e Stati Uniti hanno sempre invocato parificando le tecniche del terrorismo moderno ad un attacco armato; non si stanno difendendo da un'invasione ma cercano di impedire, in modo preventivo, altri attacchi. Il rischio è però quello di complicare la situazione".
Di diverso tenore l'intervento dell'altro relatore, il quale non ha però mancato di sottolineare a sua volta le contraddizioni dei governi occidentali in questa emergenza internazionale. Ingegnere delle telecomunicazioni, Andrea Ciocca ha parlato della propria esperienza con Medici Senza Frontiere: dal 2008 si occupa di coordinamento e logistica per l'organizzazione umanitaria in zone o paesi in guerra come la Sierra Leone, il Darfur, lo Zimbabwe, la Repubblica Centrafricana, l'Iraq, il Pakistan e l'Afghanistan.
"Nessuno bombarda i pozzi di petrolio ma spesso i luoghi frequentati dai civili come le scuole e gli ospedali. Questo è il motivo per il quale c'è bisogno di organizzazioni umanitarie che curino le vittime dei conflitti. Medici senza frontiere è un'organizzazione privata e non governativa che si basa su finanziamenti privati, questo ci permette di mantenere la nostra indipendenza e agire ovunque", ha spiegato l'operatore di Medici Senza Frontiere. "L'attualità non ci mostra nulla di nuovo, noi siamo stati vittime e testimoni di un bombardamento aereo nel nord dell'Afghanistan da parte di un drone Usa che ha provocato 30 morti, tra cui 12 colleghi, in un nostro ospedale. L'attacco è stato giustificato con un'anomalia del Gps ed un errore umano, a cui è seguito un rimpallo di responsabilità. Per fare giustizia abbiamo richiesto un'investigazione indipendente, ma colpire ospedali in azioni di guerra è purtroppo un evento abituale ultimamente".
Verso la fine della serata è riemerso il tema principale del dibattito con esempi e testimonianze sul moderno peacekeeping.
"Le operazioni di peacekeeping dovrebbero essere una forza cuscinetto che si interpone tra i belligeranti dopo i conflitti. Con questo strumento le Nazioni Unite possono arrivare fin dove glielo consente lo stato territoriale in guerra. L'obiettivo è quello di ricostruire la pace", ha spiegato ancora il professor Arcari.
"Da quello che ho visto gli interventi umanitari che gli Stati Uniti hanno messo sul campo in Iraq o in Afghanistan rischiano di complicare la situazione perché mischiano azioni di guerra a quelle di aiuto alla popolazione, questo può compromettere anche il nostro lavoro", è invece l'opinione di Andrea Ciocca. "In Ucraina, dove sono stato lo scorso anno, i delegati dei governi per le operazioni di peacekeeping erano chiusi negli alberghi o in macchine blindate. Riportare queste cose, come le responsabilità nei conflitti, è un impegno civile di Medici Senza Frontiere che nel 1971 è nata dall'impegno di medici e giornalisti per curare chi ha bisogno e fare testimonianza".
Il tema dell'incontro, sicuramente complesso, non ha scoraggiato una partecipazione numerosa e le tante domande che il pubblico ha rivolto ai due relatori.

Dopo una breve presentazione da parte del consigliere delegato alla cultura Ambrogio Valtolina, che ha ringraziato l'associazione per la qualità dell'evento, la discussione tra gli esperti si è delineata spontaneamente sui temi dell'attualità.
"Per capire la situazione che si è creata in medioriente, i terribili attentati dell'Isis in Europa e l'azione dei governi occidentali bisogna tornare al '45 con la fondazione dell'Onu", ha spiegato il professor Arcari. "L'organizzazione è pensata per mantenere la pace tra gli stati nazionali ma l'Isis, pur avendo una base territoriale in Siria e in Iraq, è una cosa ben diversa che fugge a quel sistema. Gli stati che si sono sentiti attaccati non hanno aspettato le deliberazioni del consiglio si sicurezza dell'Onu e hanno inviato i propri aerei appellandosi al diritto di legittima difesa: è un concetto elastico che Francia e Stati Uniti hanno sempre invocato parificando le tecniche del terrorismo moderno ad un attacco armato; non si stanno difendendo da un'invasione ma cercano di impedire, in modo preventivo, altri attacchi. Il rischio è però quello di complicare la situazione".

Il prof. Maurizio Arcari e l'ing. Andrea Ciocca
"L'Isis ha infatti preso il controllo di alcune zone approfittando dei disordini locali - ha aggiunto il docente di diritto - la guerra civile in Siria e soprattutto il calderone di instabilità scoperchiato dagli Stati Uniti a seguito del loro intervento militare in Iraq nel 2003. L'area è complicatissima sia dal punto di vista religioso che politico, e i bombardamenti di Francia, Russia, Turchia e Stati Uniti lasciano il tempo che trovano perché ognuna di queste nazioni ha interessi diversi, e non mi risulta che siano stati colpiti i pozzi petroliferi grazie ai quali l'Isis si sostiene economicamente".Di diverso tenore l'intervento dell'altro relatore, il quale non ha però mancato di sottolineare a sua volta le contraddizioni dei governi occidentali in questa emergenza internazionale. Ingegnere delle telecomunicazioni, Andrea Ciocca ha parlato della propria esperienza con Medici Senza Frontiere: dal 2008 si occupa di coordinamento e logistica per l'organizzazione umanitaria in zone o paesi in guerra come la Sierra Leone, il Darfur, lo Zimbabwe, la Repubblica Centrafricana, l'Iraq, il Pakistan e l'Afghanistan.

"Nessuno bombarda i pozzi di petrolio ma spesso i luoghi frequentati dai civili come le scuole e gli ospedali. Questo è il motivo per il quale c'è bisogno di organizzazioni umanitarie che curino le vittime dei conflitti. Medici senza frontiere è un'organizzazione privata e non governativa che si basa su finanziamenti privati, questo ci permette di mantenere la nostra indipendenza e agire ovunque", ha spiegato l'operatore di Medici Senza Frontiere. "L'attualità non ci mostra nulla di nuovo, noi siamo stati vittime e testimoni di un bombardamento aereo nel nord dell'Afghanistan da parte di un drone Usa che ha provocato 30 morti, tra cui 12 colleghi, in un nostro ospedale. L'attacco è stato giustificato con un'anomalia del Gps ed un errore umano, a cui è seguito un rimpallo di responsabilità. Per fare giustizia abbiamo richiesto un'investigazione indipendente, ma colpire ospedali in azioni di guerra è purtroppo un evento abituale ultimamente".
Verso la fine della serata è riemerso il tema principale del dibattito con esempi e testimonianze sul moderno peacekeeping.
"Le operazioni di peacekeeping dovrebbero essere una forza cuscinetto che si interpone tra i belligeranti dopo i conflitti. Con questo strumento le Nazioni Unite possono arrivare fin dove glielo consente lo stato territoriale in guerra. L'obiettivo è quello di ricostruire la pace", ha spiegato ancora il professor Arcari.

"Da quello che ho visto gli interventi umanitari che gli Stati Uniti hanno messo sul campo in Iraq o in Afghanistan rischiano di complicare la situazione perché mischiano azioni di guerra a quelle di aiuto alla popolazione, questo può compromettere anche il nostro lavoro", è invece l'opinione di Andrea Ciocca. "In Ucraina, dove sono stato lo scorso anno, i delegati dei governi per le operazioni di peacekeeping erano chiusi negli alberghi o in macchine blindate. Riportare queste cose, come le responsabilità nei conflitti, è un impegno civile di Medici Senza Frontiere che nel 1971 è nata dall'impegno di medici e giornalisti per curare chi ha bisogno e fare testimonianza".
Il tema dell'incontro, sicuramente complesso, non ha scoraggiato una partecipazione numerosa e le tante domande che il pubblico ha rivolto ai due relatori.
M.F.
























