IL TITOLARE DEL CARILLON PUB VINCE ANCHE IN APPELLO, MA SARA’ RIMBORSATO DI 70.000 EURO?

Gaetano Colombo, Dario Meschi, Renato Cogliati
Voleva giustizia e l'ha ottenuta con due sentenze fotocopia, dure e rigorose, la prima emessa nel 2012 dal Tribunale civile di Lecco e la seconda dalla Corte di Appello di Milano nel marzo 2015.
Ricordate il caso? In caso contrario leggete prima l'articolo riprodotto alla fine del servizio. Colombo Gaetano gestisce il bar di sua proprietà, il Carillon Pub, in via Sant'Ambrogio a Merate, a due passi dalla Basilica. Qualche anno fa riceve il preavviso di sfratto perché gli eredi del proprietario intendono vendere l'intero stabile a un'Immobiliare meratese e prima vogliono liberarlo dagli occupanti. Per non vedere la sua azienda chiudere e che costituisce la sua unica fonte di reddito il Colombo tratta con l'immobiliare l'acquisto dei locali. Per lo stato generale della porzione immobiliare il prezzo è elevato, ma l'alternativa non esiste. Prendere o lasciare. Così il Colombo si prende anche l'obbligo di partecipare pro quota a quelle spese che l'Immobiliare andrà ad affrontare in sede di recupero dell'intero immobile che si sviluppa su più piani e di cui i locali occupati dal bar costituiscono una porzione assai limitata. Così quando il legale rappresentante dell'Immobiliare presenta il conto il Colombo paga fino al giorno in cui ha il sospetto di essere chiamato a partecipare alla spese ben oltre la quota di sua spettanza. E smette. Chiede chiarimenti, chiede documenti, esterna dubbi. Per risposta riceve un'intimazione ad adempiere e poi la citazione avanti il giudice civile del Tribunale di Lecco. Ha già versato 68.000 euro, ma l'Immobiliare ne vuole ulteriori 142.000. Il Colombo non li ha, ma soprattutto ritiene di non doverli. Non gli rimane che affidarsi a un legale e confidare nella giustizia.
Fa la scelta giusta. Renato Cogliati, il legale di Olgiate Molgora cui si affida, svolge il suo incarico ben oltre i doveri d'ufficio. Il ricorso per opposizione è l'equivalente di un trattato su come non ci deve comportare negli affari quotidiani. Il legale rileva conteggi errati, documentazione contabile contraddittoria, discutibili coincidenze, sovrapposizione di ruoli esecutivi. E il giudice di primo grado non può che convenirne. La sentenza del Tribunale di Lecco del 27 marzo 2012 da ragione al Colombo ed è durissima: non solo l'Immobiliare non può pretendere i richiesti, ulteriori 142.000 euro, ma deve restituirne 22.000 dei 68.000 già ricevuti con l'aggiunta degli interessi, di un ulteriore risarcimento di 12.000 euro per interventi non leciti eseguiti dall'Immobiliare sui locali di proprietà esclusiva del Colombo e, infine, 18.000 euro di spese legali.
Infine non proprio perché il giudice sanzione l'Immobiliare di ulteriori 10.000 euro a titolo di risarcimento danni per avere agito in giudizio in mala fede o colpa grave. Il che significa che - a parere del giudice - non poteva non sapere sin dall'inizio di pretendere somme che non le spettavano.Naturalmente l'Immobiliare resiste con ricorso in Appello. In questi giorni è arrivata la sentenza. I giudici di Appello di Milano hanno confermato la sentenza di primo grado, inclusa la sanzione per lite temeraria, e hanno addebitato alla parte soccombente - che per inciso sono il geometra meratese Dario Meschi e la sua società Finam srl - le spese di giudizio quantificate in euro 15.300.
Scrivono infatti i giudici di appello:" ....pienamente giustificata deve reputarsi pure la condanna ex articolo 96 c.p.c ( la sanzione per lite temeraria, appunto ).......il panorama probatorio offerto dal fascicolo di causa dimostra, invero, come il quadro esistente antecedentemente alla presentazione del ricorso per decreto ingiuntivo cui il Colombo si è opposto deponesse per una evidente infondatezza delle pretese fatte valere da Finam srl con detto ricorso....
La causa si chiude qui. Si tratta ora di vedere se il Meschi e la Finam srl vorranno pagare al Colombo i quasi 70.000 euro che due gradi univoci di giudizio hanno stabilito. Perché può essere accaduto che nelle more della vicenda sia avvenuta la vendita o la donazione del patrimonio immobiliare di cui alla data della sentenza di primo grado risultavano entrambi intestatari. Si tratterebbe di una beffa, ma non sarebbe la prima volta. In ogni caso Colombo Gaetano si è visto riconoscere il pieno diritto di non dovere neppure un centesimo di euro all'esoso imprenditore immobiliare. Da 142.000 euro a zero non si può dire che non sia un gran bel successo.
Articoli correlati
























