PADERNO: DISINNENSCATA LA BOMBA AMERICANA

Casa Colombo, di via Terzaghi (Merate) dopo il bombardamento

In poche ore gli otto artificieri della squadra del battaglione Bolsena di Legnago, coordinati dal capitano Nazario Poppa hanno disinnescato l'ordigno bellico che da 56 anni circa giaceva sul letto del fiume Adda a circa quattro metri di profondità quasi esattamente sotto l'arcata del ponte San Michele che dal 1889 collega Paderno a Calusco. Il grosso cilindro in ferro del peso di circa 230 chilogrammi contenente 130 chili di miscela di amatolo e tritolo appariva completamente ricoperto di incrostazioni. Gli artificieri nel giro di tre ore sono riusciti a disinnescare la spoletta. La bomba era ancora in grado di esplodere nel qual caso avrebbe scagliato per un raggio di circa 700 metri almeno 100 chili di schegge di ferro. Le operazioni, iniziate alle 6.30 con l'evacuazione di quasi 300 persone residenti nelle vicinanze del ponte tra Paderno, Robbiate e Calusco, si sono concluse attorno alle 14 con almeno cinque ore di anticipo rispetto al programma. L'area è stata interamente transennata e sorvegliata da decine di uomini di Polizia, Carabinieri, Guardia di Finanza e Vigili urbani. Sul posto erano presenti mezzi del 118, della Croce rossa, della Protezione civile e della Guardia forestale. L'imponente spiegamento di forze, comunque non è servito. Tutto si è svolto con la massima tranquillità. Una squadra della Marina militare di La Spezia ha individuato l'ordigno che altre due squadre, la Dirigimiles del Genio Militare di Padova e la Cerimant del XV Centro riferimento e manutenzione, hanno imbrigliato, sollevato e deposto sull'alzaia, la stradina che costeggia il fiume, quasi sotto l'arcata del San Michele. Il disinnesco, come dicevamo, è stato eseguito dagli artificieri del V battaglione Bolsena di Legnago. Il ponte è stato riaperto al traffico poco dopo le 14. Anche le famiglie, ospitate da amici o confluite nei centri di raccolta messi a disposizione dei Comuni, hanno potuto fare rientro a casa con largo anticipo rispetto al previsto. La bomba è di fabbricazione americana. Probabilmente è stata sganciata il 2 agosto o il 30 settembre del 1944 da un caccia bombardiere Usa o della Raf. Alcuni bombardamenti avevano coinvolto anche Merate e lo stesso ponte fu un bersaglio delle fortezze volanti americane. La bomba ha probabilmente sfiorato il San Michele, toccandolo solo di striscio e si è inabissata in orizzontale. Un'altra invece aveva distrutto il Molino Colombo, poi ricostruito e oggi ancora funzionate.

 

MERATE BERSAGLIO STRATEGICO DELLE TRUPPE ALLEATE

La prima incursione aerea costò la vita di quattro meratesi. La notte del 16 agosto 1940 velivoli inglesi sganciavano bombe dirompenti e incendiarie su viale Lombardia, allora Viale Principe di Napoli, via Indipendenza e via Terzaghi provocando la morte dei fratelli Angelo e Rinaldo Colombo, della madre Bambina Ferrario e di Guglielmo Soroldoni. L'8 aprile del 1945 invece Merate, già sede di un importante comando tedesco che contava fino a 500 uomini, rischiò un bombardamento a tappeto da parte delle forze alleate sventato all'ultimo momento da un intervento via radio del comandante "Fulvio" Giacinto Domenico Lazzaroni, paracadutato il 6 febbraio 1945 in località Cassina del Pian dei Resinelli da una fortezza volante partita dall'aeroporto militare di Rosignano Solvay, a Livorno. Il colonnello Lazzarini aveva il compito di sostituire la rete radio informativa alleata distrutta in Lombardia dalla gestapo e dai "Repubblichini", di contrastare il piano fascista di creare una resistenza in Valtellina e di ridare energia alle truppe partigiane. Lazzarini riuscì a informare il quartier generale alleato dello spostamento a nord delle truppe tedesche, evitando così che Merate e Cernusco, bersaglio strategico per la presenza della ferrovia, venissero rase al suolo. Il 25 aprile 1976 il colonnello venica insignito della onorificenza di "Cittadino onorario di Merate" dal sindaco in carica Giuseppe Ghezzi.

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