Osnago: IV Novembre tra il ricordo dei Caduti e Pace
Una commemorazione unita dal filo della memoria storica e dall'urgenza civile di riaffermare il valore costituzionale della Pace. Nella mattinata di oggi, domenica 8 novembre, la cittadinanza di Osnago ha partecipato alle celebrazioni ufficiali della Festa dell'Unità Nazionale e delle Forze Armate, evento promosso dall'Amministrazione Comunale in stretta sinergia con il Gruppo Alpini e con la sezione cittadina dell'AVIS.


La mattinata si è aperta di prima ora con i riti legati alla tradizione istituzionale e al raccoglimento civico. Alle 9:45 si è tenuto il solenne rito dell'Alzabandiera presso la sede del Gruppo Alpini di Osnago, seguito a breve distanza da un toccante tributo al Parco Mantovani, dove le penne nere e i cittadini si sono raccolti dinanzi al monumento sulle note dell'Inno degli Alpini. Successivamente, le autorità civili, i rappresentanti delle associazioni e la popolazione si sono trasferiti nella Chiesa Parrocchiale per la celebrazione della Santa Messa in suffragio di tutti i Caduti.
Terminata la celebrazione eucaristica, la commemorazione ha raggiunto il cimitero comunale per il primo importante tributo della seconda parte della mattinata. Dinanzi alla cappella comunale dei caduti si è svolta la solenne cerimonia di deposizione della corona d'alloro. Il momento di suffragio è stato officiato dal parroco, don Alessandro, che ha impartito la benedizione alla memoria di tutti gli osnaghesi che hanno perso la vita nel corso delle guerre del passato.
Dal cimitero si è quindi ricomposto il solenne corteo diretto verso la piazza del paese. La sfilata ha visto la partecipazione attiva dei giovani rappresentanti del Consiglio Comunale delle ragazze e dei ragazzi, che hanno sfilato lungo l'intero percorso reggendo la bandiera della pace, a testimoniare visivamente il passaggio intergenerazionale dei valori della memoria e della convivenza civile. Il corteo si è dunque attestato dinanzi al Monumento ai Caduti per il momento culminante dell'intera manifestazione: la deposizione della corona d'alloro. Il sindaco Felice Rocca ha aperto la cerimonia rivolgendo i ringraziamenti ufficiali a tutti i soggetti che hanno reso possibile lo svolgimento dell'evento: dal Corpo di Polizia Locale alla Banda musicale, dall'assessore Norberto Ambrosiano per la cura dell'organizzazione al Gruppo Alpini di Osnago, costante pilastro della vita comunitaria e organizzatore del rinfresco finale presso la propria sede. Terminato il proprio indirizzo di saluto, il primo cittadino ha compiuto un gesto di profondo significato simbolico e istituzionale: ha tolto e consegnato la fascia tricolore al vicesindaco Maria Grazia Caglio, affidando a lei la lettura dell'orazione ufficiale a nome dell'intera città.


Nel prendere la parola, Caglio ha aperto il proprio discorso con un pensiero di sentito cordoglio ai militari italiani in missione in Bosnia, tragicamente colpiti durante il compimento del proprio dovere. Un omaggio che ha introdotto il tema del servizio e della responsabilità della memoria. Rivolgendo lo sguardo alle incisioni sul marmo del monumento ai Caduti, la Vicesindaco ha riflettuto sul significato profondo del ricordo, sottolineando come davanti a un monumento dove sono scritti dei nomi vi siano in realtà storie di vite spezzate, di famiglie distrutte dal dolore, di madri che hanno atteso invano il ritorno dei propri figli, di mogli rimaste sole e di bambini cresciuti senza un padre. È stato proprio questo imperativo etico a motivare il lavoro d'indagine storica condotto lo scorso anno con Gabriele Fontana e Danilo Morell, sfociato nell'installazione del pannello commemorativo all'ingresso del cimitero: un progetto nato dalla necessità di restituire una storia a ogni nome, ricordando che dietro quelle epigrafi vi era una persona, un volto, una voce, un sogno e qualcuno il cui avvenire si è fermato in una trincea, su un campo di battaglia lontano dalla propria casa e dai propri affetti.
Caglio ha poi richiamato la celebre denuncia pronunciata nel 1917 da Papa Benedetto XV. “Quella definizione di inutile strage - ha rimarcato Caglio - costituisce ancora oggi un invito a fermarci e a prendere atto che nessuna vittoria può restituire un figlio a una madre, nessuna medaglia può cancellare il dolore di una famiglia, nessuna conquista territoriale può compensare la perdita di milioni di vite umane. Da qui la necessità di custodire una memoria inclusiva, capace di abbracciare i caduti di ogni schieramento, i civili travolti dalle bombe e quanti ebbero la forza morale di rifiutare la violenza pagando di persona la scelta dell'obiezione di coscienza, perché ricordare davvero significa non lasciare nessuno nell'oblio”.
La riflessione si è poi spostata verso il dramma delle guerre contemporanee, dall'Ucraina alla Palestina, denunciando con forza il rischio della rimozione e dell'assuefazione mediatica. Caglio ha scandito l'impossibilità di rassegnarsi all'orrore: “Non possiamo accettare che la guerra venga considerata inevitabile, né permettere che la morte di migliaia di persone diventi una notizia alla quale ci si abitua dopo pochi giorni”. E ancora: “Ogni vita ha un immenso valore e nessuna persona dovrebbe essere considerata sacrificabile in nome di interessi economici o strategie di potere”.
Smontando il pregiudizio che identifica la ricerca della pace con la resa, la Vicesindaco ha rivendicato la natura complessa ed esigente della diplomazia, affermando che “la pace non è debolezza; al contrario, richiede coraggio, responsabilità e capacità di ascoltare anche chi la pensa diversamente”. In questo quadro si inseriscono il richiamo al valore originario dell'Unione Europea, nata come progetto di fraternità e democrazia prima ancora che come intesa economica, e l'invocazione dell'articolo 11 della Costituzione italiana, che ripudia la guerra come strumento di offesa e di risoluzione delle controversie internazionali.


Rivolgendosi infine ai giovani presenti, Maria Grazia Caglio ha ribaltato il concetto classico di trionfo bellico, consegnando alle nuove generazioni una visione rinnovata del futuro: “La vera vittoria non è sconfiggere un altro popolo. La vera vittoria è riuscire a evitare una guerra. La vera forza è scegliere il dialogo, non lo scontro”. Il discorso si è così concluso con l'auspicio che la celebrazione sappia guidare la comunità civica nel cammino quotidiano, affinché la memoria diventi coscienza, la coscienza diventi responsabilità e la responsabilità si trasformi in azioni concrete per costruire un futuro di pace.
La cerimonia si è poi avviata a conclusione con un momento di convivialità presso la sede degli Alpini di Osnago, dove la cittadinanza e le autorità si sono ritrovate per il tradizionale brindisi finale.


La mattinata si è aperta di prima ora con i riti legati alla tradizione istituzionale e al raccoglimento civico. Alle 9:45 si è tenuto il solenne rito dell'Alzabandiera presso la sede del Gruppo Alpini di Osnago, seguito a breve distanza da un toccante tributo al Parco Mantovani, dove le penne nere e i cittadini si sono raccolti dinanzi al monumento sulle note dell'Inno degli Alpini. Successivamente, le autorità civili, i rappresentanti delle associazioni e la popolazione si sono trasferiti nella Chiesa Parrocchiale per la celebrazione della Santa Messa in suffragio di tutti i Caduti.
Terminata la celebrazione eucaristica, la commemorazione ha raggiunto il cimitero comunale per il primo importante tributo della seconda parte della mattinata. Dinanzi alla cappella comunale dei caduti si è svolta la solenne cerimonia di deposizione della corona d'alloro. Il momento di suffragio è stato officiato dal parroco, don Alessandro, che ha impartito la benedizione alla memoria di tutti gli osnaghesi che hanno perso la vita nel corso delle guerre del passato.
Dal cimitero si è quindi ricomposto il solenne corteo diretto verso la piazza del paese. La sfilata ha visto la partecipazione attiva dei giovani rappresentanti del Consiglio Comunale delle ragazze e dei ragazzi, che hanno sfilato lungo l'intero percorso reggendo la bandiera della pace, a testimoniare visivamente il passaggio intergenerazionale dei valori della memoria e della convivenza civile. Il corteo si è dunque attestato dinanzi al Monumento ai Caduti per il momento culminante dell'intera manifestazione: la deposizione della corona d'alloro. Il sindaco Felice Rocca ha aperto la cerimonia rivolgendo i ringraziamenti ufficiali a tutti i soggetti che hanno reso possibile lo svolgimento dell'evento: dal Corpo di Polizia Locale alla Banda musicale, dall'assessore Norberto Ambrosiano per la cura dell'organizzazione al Gruppo Alpini di Osnago, costante pilastro della vita comunitaria e organizzatore del rinfresco finale presso la propria sede. Terminato il proprio indirizzo di saluto, il primo cittadino ha compiuto un gesto di profondo significato simbolico e istituzionale: ha tolto e consegnato la fascia tricolore al vicesindaco Maria Grazia Caglio, affidando a lei la lettura dell'orazione ufficiale a nome dell'intera città.


Nel prendere la parola, Caglio ha aperto il proprio discorso con un pensiero di sentito cordoglio ai militari italiani in missione in Bosnia, tragicamente colpiti durante il compimento del proprio dovere. Un omaggio che ha introdotto il tema del servizio e della responsabilità della memoria. Rivolgendo lo sguardo alle incisioni sul marmo del monumento ai Caduti, la Vicesindaco ha riflettuto sul significato profondo del ricordo, sottolineando come davanti a un monumento dove sono scritti dei nomi vi siano in realtà storie di vite spezzate, di famiglie distrutte dal dolore, di madri che hanno atteso invano il ritorno dei propri figli, di mogli rimaste sole e di bambini cresciuti senza un padre. È stato proprio questo imperativo etico a motivare il lavoro d'indagine storica condotto lo scorso anno con Gabriele Fontana e Danilo Morell, sfociato nell'installazione del pannello commemorativo all'ingresso del cimitero: un progetto nato dalla necessità di restituire una storia a ogni nome, ricordando che dietro quelle epigrafi vi era una persona, un volto, una voce, un sogno e qualcuno il cui avvenire si è fermato in una trincea, su un campo di battaglia lontano dalla propria casa e dai propri affetti.
Caglio ha poi richiamato la celebre denuncia pronunciata nel 1917 da Papa Benedetto XV. “Quella definizione di inutile strage - ha rimarcato Caglio - costituisce ancora oggi un invito a fermarci e a prendere atto che nessuna vittoria può restituire un figlio a una madre, nessuna medaglia può cancellare il dolore di una famiglia, nessuna conquista territoriale può compensare la perdita di milioni di vite umane. Da qui la necessità di custodire una memoria inclusiva, capace di abbracciare i caduti di ogni schieramento, i civili travolti dalle bombe e quanti ebbero la forza morale di rifiutare la violenza pagando di persona la scelta dell'obiezione di coscienza, perché ricordare davvero significa non lasciare nessuno nell'oblio”.
La riflessione si è poi spostata verso il dramma delle guerre contemporanee, dall'Ucraina alla Palestina, denunciando con forza il rischio della rimozione e dell'assuefazione mediatica. Caglio ha scandito l'impossibilità di rassegnarsi all'orrore: “Non possiamo accettare che la guerra venga considerata inevitabile, né permettere che la morte di migliaia di persone diventi una notizia alla quale ci si abitua dopo pochi giorni”. E ancora: “Ogni vita ha un immenso valore e nessuna persona dovrebbe essere considerata sacrificabile in nome di interessi economici o strategie di potere”.
Smontando il pregiudizio che identifica la ricerca della pace con la resa, la Vicesindaco ha rivendicato la natura complessa ed esigente della diplomazia, affermando che “la pace non è debolezza; al contrario, richiede coraggio, responsabilità e capacità di ascoltare anche chi la pensa diversamente”. In questo quadro si inseriscono il richiamo al valore originario dell'Unione Europea, nata come progetto di fraternità e democrazia prima ancora che come intesa economica, e l'invocazione dell'articolo 11 della Costituzione italiana, che ripudia la guerra come strumento di offesa e di risoluzione delle controversie internazionali.


Rivolgendosi infine ai giovani presenti, Maria Grazia Caglio ha ribaltato il concetto classico di trionfo bellico, consegnando alle nuove generazioni una visione rinnovata del futuro: “La vera vittoria non è sconfiggere un altro popolo. La vera vittoria è riuscire a evitare una guerra. La vera forza è scegliere il dialogo, non lo scontro”. Il discorso si è così concluso con l'auspicio che la celebrazione sappia guidare la comunità civica nel cammino quotidiano, affinché la memoria diventi coscienza, la coscienza diventi responsabilità e la responsabilità si trasformi in azioni concrete per costruire un futuro di pace.
La cerimonia si è poi avviata a conclusione con un momento di convivialità presso la sede degli Alpini di Osnago, dove la cittadinanza e le autorità si sono ritrovate per il tradizionale brindisi finale.
M.Pen.
























