Arlate: il ricordo dei caduti nella poesia di Bonaldi

A Calco si sono aperte nella mattinata di domenica 8 novembre, nella frazione di Arlate, le celebrazioni per la Giornata dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate. Autorità civili e militari, associazioni e cittadini si sono ritrovati davanti al monumento ai Caduti, situato nei pressi della chiesa, per rendere omaggio a quanti hanno sacrificato la propria vita per la patria.
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Marco Panzeri
Alla cerimonia hanno preso parte il sindaco Stefano Motta, alcuni rappresentanti dell’Amministrazione comunale, il comandante della Polizia locale Alberto Maggioni, una rappresentanza dei Carabinieri della stazione di Brivio, gli Alpini dei gruppi di Calco e Olgiate Molgora e una rappresentanza della Protezione Civile. Assente, per motivi di salute, don Dionigi. 
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La commemorazione, guidata dall'ex presidente degli Alpini Marco Panzeri, si è aperta con il tradizionale alzabandiera, seguito dalla deposizione di una corona d’alloro ai piedi del monumento. A prendere la parola è stato quindi il primo cittadino, che ha voluto innanzitutto rivolgere un ringraziamento agli Alpini per il loro impegno nell'organizzazione delle celebrazioni, a partire dall'esposizione delle bandiere lungo le vie del paese, e più in generale per il prezioso contributo che continuano a offrire alla comunità.
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Nel suo intervento, Motta ha scelto di affidare la riflessione a una poesia di Gianmaria Bonaldi, ufficiale degli Alpini che combatté sull'Adamello durante la Prima guerra mondiale e che fu tra i promotori dell’Associazione Nazionale Alpini. Versi che, secondo il sindaco, conservano una profonda attualità, soprattutto alla luce dei conflitti che continuano ad attraversare il mondo e di un sentimento di riconoscenza verso le Forze Armate che sembra essersi progressivamente affievolito.
“I morti è meglio che non vedano quel che sono capaci di fare i vivi e la strada storta che sta prendendo il mondo. È meglio che non si accorgano nemmeno che noi siamo diventati così poveri e tanto miseri che non siamo capaci di volerci bene”, recita un passaggio della poesia letta dal primo cittadino. E ancora: “È meglio che i morti stiano nella neve e nel ghiaccio e che non sappiano di noi, altrimenti potrebbero pensare di essere morti invano e allora si sentirebbero ancora più soli”.
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Parole attraverso le quali Motta ha voluto richiamare l'attenzione sul significato più profondo della ricorrenza, invitando i presenti a riflettere non soltanto sul sacrificio di chi ha combattuto per il Paese, ma anche sulle responsabilità delle generazioni attuali nel custodire la pace e la convivenza civile.
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Il sindaco Stefano Motta
“Questi sono momenti in cui occorre riunirci, mantenere un sentimento comune di fronte alle questioni internazionali che attraversano la nostra società, alla guerra che si è riproposta anche su scala europea e ai conflitti sociali che sono all'interno della nostra comunità nazionale”, ha sottolineato il sindaco, concludendo il proprio intervento con un ringraziamento ai presenti e con un “Viva l'Italia e viva le Forze Armate”.

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Terminata la commemorazione ad Arlate, autorità, associazioni e cittadini si sono quindi spostati a Calco, dove le celebrazioni del IV Novembre sono proseguite con la cerimonia ufficiale e la santa messa.
E.Ma.

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