Sanità pubblica e telefonino
Quando si parla di sanità pubblica, il dibattito si concentra quasi sempre sugli stessi argomenti: carenza di personale, mancanza di fondi, liste d'attesa interminabili, strutture insufficienti e organizzazione che non funziona. Tutti problemi reali, sui quali sarebbe necessario intervenire seriamente. Ma siamo sicuri che il problema sia soltanto questo? Da persona che, per motivi di salute, frequenta diversi ospedali della Lombardia, mi capita spesso di osservare situazioni che mi lasciano parecchio perplesso. Una, in particolare, sta diventando quasi una costante: il telefonino. Medici, soprattutto giovani, che si spostano da un ambulatorio all'altro, da una stanza a un'altra, da un piano all'altro, spesso con gli occhi incollati al telefonino. Non un'occhiata occasionale, non una telefonata di servizio o una necessità legata al lavoro. In diverse occasioni, l'impressione è proprio quella di assistere a persone che stanno tranquillamente messaggiando, consultando i social o occupandosi dei propri affari personali durante l'orario di lavoro. Naturalmente non voglio generalizzare. Ci sono medici straordinari, professionisti che lavorano con dedizione e che meritano tutto il nostro rispetto. E so benissimo che oggi il cellulare può essere anche uno strumento di lavoro. Ma quando il suo utilizzo appare chiaramente estraneo all'attività professionale, qualche domanda è inevitabile. Provo a fare un confronto con il mondo del lavoro privato, che conosco direttamente. Nella mia azienda il telefonino personale durante l'orario di lavoro deve rimanere nel cassetto. Non sulla scrivania, non in mano mentre si lavora. Lo si utilizza durante la pausa pranzo, salvo naturalmente emergenze o necessità particolari. Non mi sembra una regola assurda. È semplicemente una questione di rispetto verso il proprio lavoro, i colleghi e l'azienda che ci paga. E allora mi chiedo: perché quello che viene richiesto a un dipendente di un'azienda privata non dovrebbe valere anche per chi lavora in una struttura sanitaria pubblica? Attenzione: non sto sostenendo che tutti i problemi della sanità dipendano da qualche messaggio WhatsApp di troppo. Sarebbe ingenuo pensarlo. Ma l'organizzazione di un ospedale passa anche attraverso il comportamento quotidiano di chi ci lavora. La direzione sanitaria ha il dovere di organizzare, controllare e far rispettare le regole. E ogni professionista ha il dovere di svolgere il proprio lavoro con attenzione e responsabilità. Perché quando un paziente aspetta, quando un appuntamento slitta, quando un reparto sembra procedere con una lentezza incomprensibile, non si può continuare a parlare soltanto di risorse insufficienti senza interrogarsi anche su come vengono utilizzate quelle disponibili. La sanità pubblica appartiene a tutti noi. La finanziamo tutti, attraverso le nostre tasse. E proprio per questo abbiamo il diritto di pretendere efficienza, professionalità e rispetto. Non chiediamo miracoli. Chiediamo semplicemente che durante l'orario di lavoro si lavori. Perché il tempo di un medico è prezioso. Ma anche quello di un paziente lo è. E, soprattutto, quando si ha a che fare con la salute, non dovrebbe essere sprecato da nessuno.
Giulio

























