Carnate, stazione da chiudere

Gentile Direttore,​
Scrivo a voi di MerateOnline perché i giornali del monzese sembrano ignorare del tutto questo problema, preferendo spesso decantare gli interventi — certamente utili, ma pur sempre saltuari — delle forze dell'ordine. Provocatorio? Certamente, e rigorosamente in senso ironico, perché chiuderla per davvero non si può. Ma di fronte all'ennesima mattina da incubo, verrebbe quasi da lanciare il sasso: "Carnate, stazione da chiudere". Già, perché se potessimo farlo davvero, significherebbe azzerare l'infinita sequela di guasti tecnici che si concentrano sistematicamente lì, dire addio ai crescenti pericoli legati alla criminalità in quell'area, e magari fare in modo che il treno per Milano Centrale — che per i pendolari della nostra zona era una vera e propria manna dal cielo — torni finalmente a servire Merate. Tanto, a giudicare dalle odissee che noi pendolari siamo costretti a sorbirci ogni giorno, la gestione complessiva sembra fare di tutto per rendere quello scalo un miraggio impraticabile.​Io abito a Olgiate Molgora e ogni mattina seguo una tabella di marcia tendenzialmente rigida: partenza alle 7:00 da casa per riuscire a timbrare il cartellino entro le 8:00 vicino a una fermata della metro lilla a Milano. Sulla carta un percorso lineare; nella realtà quotidiana di Trenord e RFI, un vero e proprio terno al lotto. Questa mattina, ovviamente, il copione è saltato a causa dell'ennesimo treno soppresso. Ma l'orario di lavoro non ammette repliche e per essere a Milano alle 8:00 l'unica àncora di salvataggio è correre a Carnate, sperando di intercettare il convoglio in arrivo da Ponte San Pietro o, meglio ancora, il treno per Milano Centrale delle 7:17.​A questo proposito, come già evidenziato da più lettori in passato, grida vendetta l'assurdità di questo treno che non prevede alcuna fermata intermedia tra Calolziocorte e Carnate, costringendo di fatto centinaia di persone a riversarsi in auto sulle strade della Brianza pur di poterlo prendere.​Rimessomi in marcia verso Carnate, la strada decide di darci il colpo di grazia. Trovando la consueta coda alla rotonda del Pino, decido di deviare per Ronco Briantino nella speranza di aggirare l'ostacolo. Grave errore: evidentemente RFI e Trenord volevano farmi scontare fino in fondo la pena. Il passaggio a livello decide di sbarrare la strada per ben venti minuti filati. Risultato? Il treno delle 7:17 a Carnate lo saluto da lontano, irrimediabilmente svanito.​E se il buongiorno si vede dal mattino, la beffa finale arriva al parcheggio di via Petrarca. Come chiunque transiti di lì ben sa, le piastrelle sono completamente divelte e c'è un dosso talmente alto e scriteriato che, nella frenata della fretta, mi ha graffiato mezza macchina. Per coronare l'opera: tre euro di sosta pagati religiosamente per un'area che assomiglia a un campo minato, con la sgradevole sensazione di una rapina legalizzata dietro l'angolo.​A tutto questo si unisce il nodo cruciale della sicurezza. Ho letto che lo stesso sindaco si è già rivolto alla Prefettura chiedendo a gran voce più agenti e di non essere lasciato solo. Ma se a invocare aiuto è il Comune stesso, viene da chiedersi: i cittadini, abbandonati a se stessi, cosa dovrebbero fare? Visto che l'ipotesi dell'esercito fa storcere il naso a molti, perché non iniziare a impiegare la polizia locale in modo strategico? Sarebbe auspicabile un loro presidio fisso fuori dalla stazione nelle fasce orarie in cui transita la stragrande maggioranza dei pendolari — ovvero dalle 7:00 alle 8:00, dalle 13:00 alle 14:00 e dalle 17:00 alle 19:00 —, così da fungere da concreto e costante deterrente.​È evidente che Carnate rappresenti il crocevia ferroviario fondamentale in cui si incrociano le linee di ben cinque province. Ma se i pendolari dei comuni limitrofi sono obbligati a confluire lì per forza di cose, si potrebbe almeno fare in modo che abbiano una vita dignitosa? Se poi ai carnatesi, come qualcuno ha già fatto notare, sta bene vivere in queste condizioni, ce ne faremo una ragione. Ma permettete almeno a noi pendolari di paesini considerati "minori" — e privi persino di un abbonamento integrato che riconosca la nostra dignità — di poterci recare al lavoro in santa pace. Grazie per lo spazio a disposizione.
Un pendolare esasperato
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