Cernusco: in tanti per il libro "Luigi Rusca, letterato editore"
A Cernusco Lombardone, la Biblioteca Comunale porta con orgoglio il nome di un concittadino illustre, Luigi Rusca, la cui straordinaria avventura umana e culturale è stata ricostruita dallo studioso Andrea Palermitano nel suo libro “Luigi Rusca letterato editore”, presentato nella serata di venerdì 30 ottobre presso la scuola primaria.


Frutto di un capillare lavoro di ricerca durato tre anni per la stesura della propria tesi, condotto spulciando documenti e archivi in Italia e all'estero, l'opera di Palermitano fa luce su una figura complessa e fondamentale non solo per il territorio, ma soprattutto per lo Stato italiano. Il simbolo stesso della biblioteca cittadina richiama l’ex libris di Rusca, a testimonianza della fatica costantemente sostenuta per riaffermare l'ideale di un uomo profondamente libero, ha ricordato il consigliere Gerardo Biella, relatore della serata.


Palermitano ha dunque iniziato a delineare la storia di Rusca partendo dalle sue origini legate al territorio. Nato il 6 luglio 1894 da una famiglia originaria proprio di Cernusco Lombardone, era figlio di Rodolfo, ingegnere colto e già sindaco del paese. Questa eredità familiare gli trasmesse una profonda sensibilità per l'educazione popolare, un obiettivo che avrebbe perseguito per l'intera esistenza. Partito per la Prima guerra mondiale come ufficiale, Rusca fu il punto di incontro ideale tra la truppa e i vertici di comando. Di fronte a una massa di soldati in gran parte analfabeti, comprese che il conflitto rappresentava per la classe dirigente l'opportunità irripetibile di conoscere davvero il popolo. Si attivò così per la diffusione della lettura al fronte, fondando una bibliotechina reggimentale di 320 volumi in cui il testo più letto si rivelò “Cuore” di De Amicis.


Con la fine delle ostilità, la sua missione si spostò verso la nazionalizzazione delle masse attraverso la cultura. Per favorire l'assimilazione culturale dei nuovi territori annessi dell'Alto Adige, propose il libro come veicolo d'unione e diede alle stampe l'opuscolo “I doveri e i diritti del popolo alla cultura”, dove teorizzava una visione liberale in cui la cultura diventava il principale motore di ascesa sociale per creare un'Italia nuova. Rusca iniziò presto a riflettere sulle carenze strutturali dell'editoria milanese dell'epoca. Nel 1920 entrò nel Touring Club Italiano come redattore della rivista mensile, diventando l'anno successivo coredattore capo de Le vie d'Italia. Come ricordato anche dall'intervento di Giovanni Voltolini, console del Touring Club Italiano, l'impegno di Rusca si estese ben oltre la pagina stampata, abbracciando il servizio agli altri, dal sostegno agli ospedali alle attività nel Filologico, uno dei più importanti enti culturali privati milanesi, dove ideò e diresse la Rassegna di coltura per aggiornare i lettori sulle novità librarie italiane e straniere.


Pugnace antifascista liberale e convinto sostenitore delle istituzioni democratico-borghesi, all'indomani del delitto Matteotti Rusca non esitò a collaborare con fogli d'opposizione pungenti come Il Caffè e La Patria insieme a Ferruccio Parri e Riccardo Bauer. Dal 1928 al 1945 affiancò Arnoldo Mondadori nella condirezione della celebre casa editrice, ponendo la massima attenzione alle novità estere e rivoluzionando il mercato con le collane dei Libri Gialli e dei romanzi di guerra. La sua opposizione al regime, tuttavia, gli costò cara. Rusca mantenne contatti strettissimi con la Resistenza e persino con il Special Operations Executive britannico. Legato a Pietro Badoglio e attivo nella clandestinità, la sua casa a Villa Rusca fu al centro dell'epopea partigiana: come testimoniato dai custodi della villa, i familiari di Fabio Bonanomi, arrivarono a trasportare pezzi di pistola nascosti nelle cartelle scolastiche per recapitarli ai partigiani. Mussolini in persona temeva l'influenza e l'intelligenza di Rusca, e se il fascismo non fosse crollato l'editore sarebbe stato sottoposto a un duro processo, siccome fu arrestato il 3 aprile 1943 a Roma e internato a Potenza.


Il dopoguerra segnò la consacrazione del suo grande sogno di alfabetizzazione e democratizzazione del libro. Nel maggio 1949 diede vita per Rizzoli alla Biblioteca Universale Rizzoli (BUR), inaugurata con I Promessi Sposi sia per omaggiare il territorio lombardo, sia per rendere i grandi classici accessibili a tutti a prezzi contenuti. Come sottolineato dalla responsabile editoriale di BUR ed Etas, Lydia Salerno, il legame con le origini della BUR e con Rusca costituisce un profondo motivo d'orgoglio per una collana che oggi vanta oltre 4.000 titoli attivi. Per mantenerli vivi è necessario un costante lavoro di rinnovamento che, pur partendo dal contesto d'alfabetizzazione dell'epoca di Rusca, ci ricorda l'importanza fondamentale di conservare e tramandare i classici anche nei prossimi anni.


Il concetto di servizio alla comunità ha guidato Rusca in ogni momento della vita: fu prima presidente del Rotary Club di Como e successivamente governatore, arrivando a far visita a ben 124 club. La sua dedizione al bene comune si rifletté con forza nella direzione dell'Ospedale di Merate, istituzione che presiedette per vent'anni trasformandola radicalmente e segnandone la storia. L'ex sindaco di Cernusco, Antonio Conrater, ha rievocato la figura di Rusca come una presenza costante nei ricordi familiari fin dalla prima amministrazione del dopoguerra, sottolineando come l'editore abbia lasciato un'impronta indelebile sul paese: fu proprio Rusca, infatti, a donare al Comune il terreno su cui sorge la scuola cittadina.


Anche negli ultimi anni di vita, ritiratosi dagli incarichi manageriali, non smise mai di lavorare per la cultura, portando a termine una delle sue ultime grandi fatiche: la traduzione dell'epistolario completo di Cicerone. Convinto sostenitore dell'idea che la biblioteca popolare non debba mai avere un partito politico, né servire un singolo credo filosofico o religioso, Luigi Rusca ha lasciato in eredità al paese la testimonianza di un illuminato intellettuale liberale, per il quale il libro e la conoscenza rappresentavano la più alta forma di libertà e di riscatto sociale.


Frutto di un capillare lavoro di ricerca durato tre anni per la stesura della propria tesi, condotto spulciando documenti e archivi in Italia e all'estero, l'opera di Palermitano fa luce su una figura complessa e fondamentale non solo per il territorio, ma soprattutto per lo Stato italiano. Il simbolo stesso della biblioteca cittadina richiama l’ex libris di Rusca, a testimonianza della fatica costantemente sostenuta per riaffermare l'ideale di un uomo profondamente libero, ha ricordato il consigliere Gerardo Biella, relatore della serata.

Il consigliere Gerardo Biella

Palermitano ha dunque iniziato a delineare la storia di Rusca partendo dalle sue origini legate al territorio. Nato il 6 luglio 1894 da una famiglia originaria proprio di Cernusco Lombardone, era figlio di Rodolfo, ingegnere colto e già sindaco del paese. Questa eredità familiare gli trasmesse una profonda sensibilità per l'educazione popolare, un obiettivo che avrebbe perseguito per l'intera esistenza. Partito per la Prima guerra mondiale come ufficiale, Rusca fu il punto di incontro ideale tra la truppa e i vertici di comando. Di fronte a una massa di soldati in gran parte analfabeti, comprese che il conflitto rappresentava per la classe dirigente l'opportunità irripetibile di conoscere davvero il popolo. Si attivò così per la diffusione della lettura al fronte, fondando una bibliotechina reggimentale di 320 volumi in cui il testo più letto si rivelò “Cuore” di De Amicis.

L'autore Andrea Palermitano

Con la fine delle ostilità, la sua missione si spostò verso la nazionalizzazione delle masse attraverso la cultura. Per favorire l'assimilazione culturale dei nuovi territori annessi dell'Alto Adige, propose il libro come veicolo d'unione e diede alle stampe l'opuscolo “I doveri e i diritti del popolo alla cultura”, dove teorizzava una visione liberale in cui la cultura diventava il principale motore di ascesa sociale per creare un'Italia nuova. Rusca iniziò presto a riflettere sulle carenze strutturali dell'editoria milanese dell'epoca. Nel 1920 entrò nel Touring Club Italiano come redattore della rivista mensile, diventando l'anno successivo coredattore capo de Le vie d'Italia. Come ricordato anche dall'intervento di Giovanni Voltolini, console del Touring Club Italiano, l'impegno di Rusca si estese ben oltre la pagina stampata, abbracciando il servizio agli altri, dal sostegno agli ospedali alle attività nel Filologico, uno dei più importanti enti culturali privati milanesi, dove ideò e diresse la Rassegna di coltura per aggiornare i lettori sulle novità librarie italiane e straniere.

Il console del Touring Club Giovanni Voltolini

Pugnace antifascista liberale e convinto sostenitore delle istituzioni democratico-borghesi, all'indomani del delitto Matteotti Rusca non esitò a collaborare con fogli d'opposizione pungenti come Il Caffè e La Patria insieme a Ferruccio Parri e Riccardo Bauer. Dal 1928 al 1945 affiancò Arnoldo Mondadori nella condirezione della celebre casa editrice, ponendo la massima attenzione alle novità estere e rivoluzionando il mercato con le collane dei Libri Gialli e dei romanzi di guerra. La sua opposizione al regime, tuttavia, gli costò cara. Rusca mantenne contatti strettissimi con la Resistenza e persino con il Special Operations Executive britannico. Legato a Pietro Badoglio e attivo nella clandestinità, la sua casa a Villa Rusca fu al centro dell'epopea partigiana: come testimoniato dai custodi della villa, i familiari di Fabio Bonanomi, arrivarono a trasportare pezzi di pistola nascosti nelle cartelle scolastiche per recapitarli ai partigiani. Mussolini in persona temeva l'influenza e l'intelligenza di Rusca, e se il fascismo non fosse crollato l'editore sarebbe stato sottoposto a un duro processo, siccome fu arrestato il 3 aprile 1943 a Roma e internato a Potenza.

Fabio Bonanomi

Il dopoguerra segnò la consacrazione del suo grande sogno di alfabetizzazione e democratizzazione del libro. Nel maggio 1949 diede vita per Rizzoli alla Biblioteca Universale Rizzoli (BUR), inaugurata con I Promessi Sposi sia per omaggiare il territorio lombardo, sia per rendere i grandi classici accessibili a tutti a prezzi contenuti. Come sottolineato dalla responsabile editoriale di BUR ed Etas, Lydia Salerno, il legame con le origini della BUR e con Rusca costituisce un profondo motivo d'orgoglio per una collana che oggi vanta oltre 4.000 titoli attivi. Per mantenerli vivi è necessario un costante lavoro di rinnovamento che, pur partendo dal contesto d'alfabetizzazione dell'epoca di Rusca, ci ricorda l'importanza fondamentale di conservare e tramandare i classici anche nei prossimi anni.

La responsabile editoriale di Bur Lydia Salerno

Il concetto di servizio alla comunità ha guidato Rusca in ogni momento della vita: fu prima presidente del Rotary Club di Como e successivamente governatore, arrivando a far visita a ben 124 club. La sua dedizione al bene comune si rifletté con forza nella direzione dell'Ospedale di Merate, istituzione che presiedette per vent'anni trasformandola radicalmente e segnandone la storia. L'ex sindaco di Cernusco, Antonio Conrater, ha rievocato la figura di Rusca come una presenza costante nei ricordi familiari fin dalla prima amministrazione del dopoguerra, sottolineando come l'editore abbia lasciato un'impronta indelebile sul paese: fu proprio Rusca, infatti, a donare al Comune il terreno su cui sorge la scuola cittadina.

L'ex sindaco di Cernusco, Antonio Conrater

Anche negli ultimi anni di vita, ritiratosi dagli incarichi manageriali, non smise mai di lavorare per la cultura, portando a termine una delle sue ultime grandi fatiche: la traduzione dell'epistolario completo di Cicerone. Convinto sostenitore dell'idea che la biblioteca popolare non debba mai avere un partito politico, né servire un singolo credo filosofico o religioso, Luigi Rusca ha lasciato in eredità al paese la testimonianza di un illuminato intellettuale liberale, per il quale il libro e la conoscenza rappresentavano la più alta forma di libertà e di riscatto sociale.
I.Bi.
























