Più armi e meno cure
Articolo: Se questi sono i nostri governanti....
In merito alla lettera del Cittadino del Meratese, vorrei offrire un contributo su due dei temi da lui toccati, sanità e spese per la difesa, che mi sembrano centrali. Nel leggere il giornale di qualche giorno fa mi aveva particolarmente colpito il contrasto di due notizie a pochi centimetri di distanza. Da una parte medici e Regioni che denunciavano tagli alla sanità, liste d'attesa infinite, pronto soccorso al collasso. Dall'altra, miliardi in più in manovra per la spesa per la sicurezza e per le armi. Orbene, una malattia non la scegliamo. Un tumore, un ictus, un figlio che sta male non dipendono dalla nostra volontà. Arrivano e basta, e chiedono a tutti noi di essere pronti a curare. Una guerra invece sì, la scegliamo. È una decisione umana. Nasce da fallimenti diplomatici, da interessi, da errori politici. Potrebbe essere evitata, o almeno contenuta, con quello sforzo diplomatico che oggi sembra scomparso dal vocabolario. E allora mi chiedo: che senso ha tagliare su ciò che non possiamo evitare e investire sempre di più su ciò che potremmo evitare? Non è pacifismo ingenuo, è razionalità. Anche il più convinto sostenitore della difesa dovrebbe chiedersi se un Paese più malato è un Paese più sicuro. Le malattie non aspettano la prossima manovra. Le guerre invece sì, potrebbero aspettare un tavolo di trattativa in più. Di fronte a queste ottusità delle forze di governo, l'unica arma che resta a noi cittadini per ricordare quali sono le priorità davvero non negoziabili è il voto.
Cordialità
In merito alla lettera del Cittadino del Meratese, vorrei offrire un contributo su due dei temi da lui toccati, sanità e spese per la difesa, che mi sembrano centrali. Nel leggere il giornale di qualche giorno fa mi aveva particolarmente colpito il contrasto di due notizie a pochi centimetri di distanza. Da una parte medici e Regioni che denunciavano tagli alla sanità, liste d'attesa infinite, pronto soccorso al collasso. Dall'altra, miliardi in più in manovra per la spesa per la sicurezza e per le armi. Orbene, una malattia non la scegliamo. Un tumore, un ictus, un figlio che sta male non dipendono dalla nostra volontà. Arrivano e basta, e chiedono a tutti noi di essere pronti a curare. Una guerra invece sì, la scegliamo. È una decisione umana. Nasce da fallimenti diplomatici, da interessi, da errori politici. Potrebbe essere evitata, o almeno contenuta, con quello sforzo diplomatico che oggi sembra scomparso dal vocabolario. E allora mi chiedo: che senso ha tagliare su ciò che non possiamo evitare e investire sempre di più su ciò che potremmo evitare? Non è pacifismo ingenuo, è razionalità. Anche il più convinto sostenitore della difesa dovrebbe chiedersi se un Paese più malato è un Paese più sicuro. Le malattie non aspettano la prossima manovra. Le guerre invece sì, potrebbero aspettare un tavolo di trattativa in più. Di fronte a queste ottusità delle forze di governo, l'unica arma che resta a noi cittadini per ricordare quali sono le priorità davvero non negoziabili è il voto.
Cordialità
Patrizia

























