Supermercati e piccoli negozi
Articolo: Cernusco: la storia secondo Conrater
Signor Mario, sul meccanismo dei supermercati ha ragione ed è un riscontro direi globale: la grande distribuzione ha portato come inevitabile conseguenza la chiusura di molti piccoli negozi di prossimità. Per questo additare l'ex sindaco Sig. Conrater come unico responsabile di quanto verificatosi a Cernusco è alquanto irrispettoso nei suoi riguardi. Il meccanismo della grande distribuzione lo abbiamo sotto gli occhi e lo sperimentiamo quotidianamente: le grandi catene comprano a prezzi molto più bassi grazie alle quantità, possono vendere alcuni prodotti sottocosto per attirare clienti e offrono parcheggio comodo e orario continuato. Il negozio di prossimità, che viveva sulla spesa quotidiana, non regge quella concorrenza. Non è questione di bravura, è cambiato il modello di consumo. A questo si sono aggiunte altre cause che a Cernusco, come altrove, hanno pesato moltissimo: l'esplosione del commercio online, che ha tolto clientela soprattutto ad abbigliamento, elettronica e cartolerie; gli affitti dei locali sempre più alti e le spese fisse, tasse e burocrazia che per un piccolo commerciante sono molto più pesanti; il mancato ricambio generazionale, perché molti figli hanno giustamente scelto altre strade; e un cambiamento delle nostre stesse abitudini, perché andiamo tutti meno a piedi in paese e concentriamo la spesa in un unico posto dove è più comodo parcheggiare. Come ogni cosa, c'è sempre l'altra faccia della medaglia. Con la chiusura di ogni piccolo negozio viene a mancare una luce accesa in quella via. Viene a mancare la figura di riferimento del commerciante, la persona che ti conosceva, ti consigliava, che a volte ti permetteva di pagare a fine mese e che teneva d'occhio la via. Quell'empatia, quel rapporto umano, nei corridoi di un grande supermercato non esiste. Per questo la questione non è più "supermercato sì o no", quella partita ormai è persa irrimediabilmente. La questione è cosa vogliamo fare ora per tenere vivo il centro, perché senza negozi non c'è paese, c'è solo il rischio che tutto si trasformi in un dormitorio.
Cordialmente
Signor Mario, sul meccanismo dei supermercati ha ragione ed è un riscontro direi globale: la grande distribuzione ha portato come inevitabile conseguenza la chiusura di molti piccoli negozi di prossimità. Per questo additare l'ex sindaco Sig. Conrater come unico responsabile di quanto verificatosi a Cernusco è alquanto irrispettoso nei suoi riguardi. Il meccanismo della grande distribuzione lo abbiamo sotto gli occhi e lo sperimentiamo quotidianamente: le grandi catene comprano a prezzi molto più bassi grazie alle quantità, possono vendere alcuni prodotti sottocosto per attirare clienti e offrono parcheggio comodo e orario continuato. Il negozio di prossimità, che viveva sulla spesa quotidiana, non regge quella concorrenza. Non è questione di bravura, è cambiato il modello di consumo. A questo si sono aggiunte altre cause che a Cernusco, come altrove, hanno pesato moltissimo: l'esplosione del commercio online, che ha tolto clientela soprattutto ad abbigliamento, elettronica e cartolerie; gli affitti dei locali sempre più alti e le spese fisse, tasse e burocrazia che per un piccolo commerciante sono molto più pesanti; il mancato ricambio generazionale, perché molti figli hanno giustamente scelto altre strade; e un cambiamento delle nostre stesse abitudini, perché andiamo tutti meno a piedi in paese e concentriamo la spesa in un unico posto dove è più comodo parcheggiare. Come ogni cosa, c'è sempre l'altra faccia della medaglia. Con la chiusura di ogni piccolo negozio viene a mancare una luce accesa in quella via. Viene a mancare la figura di riferimento del commerciante, la persona che ti conosceva, ti consigliava, che a volte ti permetteva di pagare a fine mese e che teneva d'occhio la via. Quell'empatia, quel rapporto umano, nei corridoi di un grande supermercato non esiste. Per questo la questione non è più "supermercato sì o no", quella partita ormai è persa irrimediabilmente. La questione è cosa vogliamo fare ora per tenere vivo il centro, perché senza negozi non c'è paese, c'è solo il rischio che tutto si trasformi in un dormitorio.
Cordialmente
Sandro
























