Donne, l'altro sguardo/17. L'assistenza legale alle vittime con un team di professioniste

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Un altro gruppo di esperte che opera presso il Centro Antiviolenza di Merate è quello delle avvocate, professioniste specializzate e specificamente formate per il contrasto alla violenza di genere. 
Il team è composto da una civilista e due penaliste, tutte sono iscritte alle liste del gratuito patrocinio e nell’elenco costituito presso l’Ordine degli Avvocati a seguito di corsi professionalizzanti. 
Il primo colloquio, totalmente gratuito e svincolato da un eventuale prosieguo del percorso legale, serve ad aiutare la donna a comprendere i propri diritti e il possibile percorso giudiziario sia in ambito civile che penale. Inoltre vengono fornite indicazioni rispetto alla possibilità di accedere, in presenza dei requisiti richiesti, al gratuito patrocinio a spese dello Stato per coprire le spese legali nei processi. 
Come per le psicologhe abbiamo raccolto le loro riflessioni sul delicato lavoro che svolgono garantendo sempre, è bene ricordarlo, il massimo della riservatezza e della segretezza.
Riguardo all’approccio con le donne che si rivolgono al Centro ciò che viene sottolineato è che questo richiede non solo competenze tecnico-giuridiche, ma anche sensibilità relazionale e una particolare attenzione alla dimensione emotiva e psicologica della persona assistita. 
“Il racconto della donna”, affermano, “va accolto con sensibilità e rispetto, senza incalzare la narrazione dei fatti né formulare domande che possano generare sentimenti di colpa o inadeguatezza. È fondamentale riconoscere la complessità emotiva della vittima, rispettarne i tempi e favorire un contesto nel quale possa acquisire consapevolezza dei propri diritti e delle possibili iniziative giudiziarie.”
Particolarmente importante è il primo colloquio che “costituisce un momento fondamentale per instaurare un rapporto fiduciario, attraverso un ascolto attivo, empatico e non giudicante, nel rispetto dei tempi di elaborazione del trauma e senza indurre la vittima a rivivere inutilmente gli eventi traumatici.”
Purtroppo, come si può vedere in alcuni fatti di cronaca, le donne che subiscono violenza a volte vengono messe in cattiva luce con giudizi moralistici su taluni comportamenti anche scavando nella loro vita privata e trasformandole così da vittime in colpevoli agli occhi dell’opinione pubblica. 
A questo proposito, un’avvocata penalista del Centro ribadisce: “Ritengo essenziale evitare qualsiasi forma di vittimizzazione secondaria, garantendo uno spazio protetto nel quale la donna possa riferire i fatti liberamente, senza timore di essere colpevolizzata o messa in discussione.”
L’accoglienza è importante ma lo sono anche le informazioni che devono essere fornite e che, sottolineano le avvocate, devono essere “chiare e comprensibili in ordine ai diritti della persona offesa e alle modalità di presentazione della querela se ritenuta opportuna. L’obiettivo è garantire una tutela giuridica consapevole ed efficace, preservando l’autodeterminazione della vittima e accompagnandola nel percorso giudiziario senza sostituirsi alle sue scelte. In tal senso, diventa fondamentale rappresentare alla donna vittima di violenza tutti gli scenari possibili in tema di tutela famigliare anche sotto un profilo civilistico, dando conto delle strade percorribili in maniera congiunta alla tutela penale ovvero anche a prescindere da essa.”
La non conoscenza delle implicazioni giuridiche di una separazione o di un allontanamento dalla casa coniugale o, più in generale, dalla casa famigliare, specie con riferimento ai figli, alla custodia e al mantenimento di essi, può acuire il senso di smarrimento della donna e la paura, con il rischio concreto di paralizzarne ogni azione.
Ecco perché è importante “avere chiaro quali strumenti civilistici abbiano a disposizione per potersi affrancare da quella conditio che le induceva a rivolgersi al centro antiviolenza - ad esempio ordini di protezione, assegnazione della casa coniugale, contributo al mantenimento anche per il tramite di provvedimenti urgenti e indifferibili nello scenario di una separazione ovvero di un procedimento di regolamentazione dell’affido e del mantenimento di figli minori -, che le donne possono valutare compiutamente e in ogni aspetto con l’assistenza del legale, prendendosi a tal fine il tempo che reputano necessario. Questo restituisce alle stesse il ‘potere’ di decidere in maniera consapevole per sé stesse e per i propri figli, riprendendo in mano le redini della propria esistenza.”
Oltre all’informazione, altro obiettivo importante della consulenza legale è la valutazione tempestiva da parte della professionista dell’eventuale sussistenza di un rischio attuale per l’incolumità della vittima, chiedendo per il tramite della Procura della Repubblica – ove ne ricorrano i presupposti - misure cautelari nei confronti dell’autore della violenza.
Indispensabile poi consigliare all’assistita la conservazione di eventuali messaggi, comunicazioni, fotografie, certificazioni mediche e di ogni altro elemento potenzialmente rilevante ai fini probatori, evitando iniziative autonome che possano compromettere la sicurezza personale o l’integrità delle prove.
In ambito civilista le professioniste ritengono però altrettanto doveroso che l’avvocato “sia altresì molto chiaro nello sfatare taluni temi al fine di non alimentare aspettative fasulle, specie con riferimento alle questioni economiche e all’eventuale diritto di mantenimento della donna stessa - nella fattispecie dell’assegno di mantenimento o assegno divorzile -, che non tenga conto dell’attuale orientamento della maggior parte dei Tribunali finalizzato a valorizzarne, piuttosto, la capacità lavorativa concreta e la “spendibilità” sul mercato del lavoro. Tale aspetto, peraltro, è strettamente connesso con quel percorso di autonomia cui si faceva cenno più sopra, dando modo alle donne di fare i conti anche con le proprie capacità e la propria forza, mantenendo saldo il controllo sulla propria esistenza”.
Le avvocate sottolineano anche l’importanza della collaborazione con le operatrici del Centro Antiviolenza che seguono la singola donna e il confronto con gli altri professionisti ovvero, più in generale con tutta la rete di protezione già in atto. 
In collaborazione con L'altra metà del cielo. Telefono Donna-Merate
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