I Sindaci: Il nuovo Ponte di RFI non è una soluzione e neppure una opportunità

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Da mesi, intorno al ponte San Michele, si vive una situazione insostenibile e indegna. 
Sicuramente lo è per chi ogni giorno deve attraversarlo, trascorrendo ore della propria giornata imbottigliato nel traffico per fare pochi chilometri, con la prospettiva che tutto questo continui ancora a lungo; ma lo è altrettanto per chi vive sulle strade di accesso al ponte, dove ci sono orari in cui aprire le finestre è impossibile e persino uscire di casa o rientrarvi si trasforma in un'impresa. Più questa situazione si consolida più vediamo la fatica e la frustrazione di ognuno, trasformarsi in comprensibile rabbia.

Manca un’alternativa viaria al vecchio ponte San Michele. Manca perché chi, ormai da decenni, avrebbe dovuto programmare, progettare e realizzare una vera infrastruttura di collegamento sovraprovinciale, non l’ha fatto. Manca anche perché il grosso del traffico di attraversamento dalla bergamasca alla Brianza, e viceversa, sarebbe dovuto transitare sull’ultimo tratto della pedemontana. Invece, Regione Lombardia ha scelto di piegare la nuova autostrada sulla propria Tangenziale Est Esterna Milanese e così il nuovo ponte sull’Adda, all’altezza di Cornate e Bottanuco, non si farà. 

Raramente riescono a essere così evidenti i risultati di anni di soluzioni mancate, di programmazione abbandonata, di infrastrutture previste e mai realizzate.

Per mascherare tutto questo si racconta che il nuovo ponte non c’è perché non l’hanno voluto i nostri Comuni, la prima fascia del lecchese.  Comuni che, da tempo, semplicemente rivendicano il diritto a non essere calpestati da decisioni assunte altrove, in tavoli dove non sono invitati, che chiedono di non essere travolti da un traffico ingestibile.  

In questo disastro ci viene proposto come soluzione un ponte qualsiasi, purché sia: una soluzione a qualsiasi costo (per il nostro territorio), a condizione che venga costruita da RFI, dove vuole RFI, senza doverci mettere un euro.

Nessuno mette in discussione che un ponte nuovo serva. Nel dibattito pubblico abbiamo sostenuto la proposta di costruirlo a poco più di un chilometro a sud, sempre tra Calusco e Paderno d’Adda, perché fosse compatibile con il contesto  e perché fosse collegabile alla viabilità maggiore senza attraversare i nostri centri abitati. Ci è stato risposto di no con due righe di motivazione. Nessun approfondimento geologico, nessuna alternativa.

Sicuramente non serve un ponte così come lo si sta progettando, a 15 metri dal San Michele. Un ponte che amputa un bene monumentale nazionale del suo paesaggio e quindi deruba un territorio di un futuro motore di attrattività e sviluppo, come già l’ha scippato della candidatura a bene patrimonio dell’umanità UNESCO.

Non serve neppure un ponte che incolonni tutto il proprio traffico di mezzi leggeri e pesanti dentro le aree urbane di Paderno, Verderio e Robbiate. Chi non ha la possibilità di sedere ai tavoli regionali, ma vive tutti i giorni le nostre strade, sa bene che il traffico quotidiano è già congestionato anche a valle del ponte. Oggi, che i mezzi in uscita dal San Michele sono, indicativamente, la metà di quelli che saranno.
 Lo diciamo chiaramente: piuttosto che un ponte così, meglio nessun ponte.
I nostri paesi, ma anche tutte le aree urbane tra il nuovo ponte e l’accesso alla tangenziale est vengono ridotte a semplici corridoi di attraversamento, schiacciati tra infrastrutture stradali in costruzione nelle province di Bergamo e di Monza e Brianza. 

In questo quadro, è illusorio pensare che il nuovo ponte possa trasformarsi in un’occasione per risolvere i nodi viari della bassa lecchese, immodificati da almeno due decenni. 

Le risorse collegate alla realizzazione del ponte, soprattutto se si tratterà di un’opera mal pensata e mal posizionata, dovranno servire prioritariamente– e probabilmente non basteranno -  a proteggere chi si trova in prima linea, a risolvere l’attraversamento dei paesi che sono nei primi due chilometri dal punto di approdo. 

Soluzioni che nello studio del traffico elaborato con la Provincia ancora, in gran parte, non si trovano, ma che abbiamo già chiesto di studiare. Da amministratori responsabili stiamo affrontando l’ipotesi che lo scenario peggiore si concretizzi. Ciò non vuol dire che fino all’ultimo non ci batteremo perché questo disastro non si realizzi e si trovi una soluzione sostenibile per chi i nostri comuni li vive e per chi li attraversa.


Gianpaolo Torchio 

Sindaco di Paderno d’Adda 



Danilo Villa 

Sindaco di Verderio 



Marco Magni 

Sindaco di Robbiate 



Fabio Vergani 

Sindaco di Imbersago
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