Chi ragione e chi semplifica
Articolo: Giustificare il teppismo
Sig. Stefano, liquidare i fatti di questi giorni come "pura e semplice inciviltà" è piuttosto semplicistico. Se tutto è inciviltà, il problema è risolto: basta più polizia e un altro decreto, come quello varato in fretta e furia dopo i fattacci. I fatti di ottobre non sono solo inciviltà, sono il sintomo di un conflitto sociale, generazionale e politico che non si affronta a colpi di decreti repressivi. Trasformare una questione sociale in sola questione di ordine pubblico è comodo, ma non la risolve. A mio modesto parere il dottor Magni, da psicologo qual è, ha provato a spiegare quanto accaduto con due chiavi semplici. La prima è psicologica: il rapporto tra chi governa e i giovani è diventato come quello tra un padre padrone e i figli, un misto di amore e odio, con la paura di essere messo da parte e di dover lasciare il posto. La seconda è sociologica: quando non si sa come risolvere i problemi, si cerca un colpevole facile e si scarica tutto sui più deboli, sui giovani o sugli emigranti, che fanno più fatica a difendersi. Così, invece di affrontare i problemi veri dei ragazzi - la scuola, il caro vita, un futuro incerto - si risponde solo con più polizia e più punizioni, come se i giovani fossero delinquenti già dalla nascita. Ha fatto, insomma, quello che fa un professionista. Come tanti altri esperti che in questi giorni stanno dicendo le stesse cose. Quanto ai lettori, stia tranquillo: non sono così sprovveduti da bere qualsiasi sofisma, come dice Lei. Hanno abbastanza senso critico per distinguere chi argomenta, anche scomodando Freud e Laio, da chi riempie un intervento di insulti e poi chiama "vuoto pneumatico" l'analisi degli altri.
Cordialmente
Sig. Stefano, liquidare i fatti di questi giorni come "pura e semplice inciviltà" è piuttosto semplicistico. Se tutto è inciviltà, il problema è risolto: basta più polizia e un altro decreto, come quello varato in fretta e furia dopo i fattacci. I fatti di ottobre non sono solo inciviltà, sono il sintomo di un conflitto sociale, generazionale e politico che non si affronta a colpi di decreti repressivi. Trasformare una questione sociale in sola questione di ordine pubblico è comodo, ma non la risolve. A mio modesto parere il dottor Magni, da psicologo qual è, ha provato a spiegare quanto accaduto con due chiavi semplici. La prima è psicologica: il rapporto tra chi governa e i giovani è diventato come quello tra un padre padrone e i figli, un misto di amore e odio, con la paura di essere messo da parte e di dover lasciare il posto. La seconda è sociologica: quando non si sa come risolvere i problemi, si cerca un colpevole facile e si scarica tutto sui più deboli, sui giovani o sugli emigranti, che fanno più fatica a difendersi. Così, invece di affrontare i problemi veri dei ragazzi - la scuola, il caro vita, un futuro incerto - si risponde solo con più polizia e più punizioni, come se i giovani fossero delinquenti già dalla nascita. Ha fatto, insomma, quello che fa un professionista. Come tanti altri esperti che in questi giorni stanno dicendo le stesse cose. Quanto ai lettori, stia tranquillo: non sono così sprovveduti da bere qualsiasi sofisma, come dice Lei. Hanno abbastanza senso critico per distinguere chi argomenta, anche scomodando Freud e Laio, da chi riempie un intervento di insulti e poi chiama "vuoto pneumatico" l'analisi degli altri.
Cordialmente
Alessandro

























