Caso "Porcospini": meno certezze e più risposte

Articolo: Caso ‘Porcospini’, ora parliamo noi…

Gentile Direttore, scrivo in risposta alla lettera «Caso ‘Porcospini’, ora parliamo noi…», che presenta la sospensione del progetto come una decisione dalla “legittimità formale e sostanziale assoluta, ineccepibile e insindacabile”. Un esercizio inconcludente di legalese da azzeccagarbugli: si annuncia di voler ristabilire la verità attraverso il diritto, ma non si indica quale disposizione, applicata a quali contenuti del progetto, ne renderebbe inevitabile la cancellazione. Gli aggettivi abbondano, la dimostrazione manca. Questo linguaggio suona familiare a chi ha seguito il confronto nelle chat dei rappresentanti. Anche lì sono circolati richiami all’“atto vincolato”, al rispetto dei ruoli e persino all’impossibilità di approfondire la questione con le famiglie. Il risultato è sempre lo stesso: alle domande dei genitori si risponde spiegando perché non dovrebbero insistere. È questo l’aspetto più sgradevole dell’intervento: la pretesa di dividere le famiglie tra chi rispetta le regole, perché approva la decisione, e chi alimenta polemiche, perché chiede spiegazioni. Nessuno chiede alla dirigente di violare la legge. Chiediamo quali attività di Porcospini sarebbero vietate e perché non sia possibile conservarne la funzione preventiva, eventualmente intervenendo sui contenuti. La nota ministeriale del 14 settembre mantiene espressamente l’educazione al rispetto della persona, dei suoi limiti e al contrasto della violenza. Come è stato valutato questo passaggio? Quali possibilità sono state esaminate insieme ai professionisti del progetto? C’è poi un confronto che merita di essere approfondito: a quanto ci risulta, Porcospini continua a essere proposto in altre scuole, anche del Meratese, appartenenti ad altri istituti comprensivi. Se la normativa è la stessa per tutti, perché a Merate la sospensione viene presentata come una conseguenza inevitabile e indiscutibile? Ci sono differenze nei contenuti o nelle modalità del progetto, oppure interpretazioni diverse delle stesse disposizioni? La lettera non affronta questi interrogativi. Preferisce tributare elogi alla dirigente e dichiarare conclusa la discussione. Direttore, sarebbe utile che il giornale approfondisse proprio questi punti, chiedendo alla dirigente di rispondere pubblicamente e in prima persona. Gli attestati di stima altrui non sostituiscono le sue spiegazioni. Chi assume una decisione dovrebbe anche illustrarne le ragioni e accettare che venga discussa. Tra i genitori c’è un malumore diffuso e crescente, che riguarda questa vicenda e non solo. La lettera di sostegno pubblicata non può essere scambiata per la voce delle famiglie: chi dissente non è meno parte della comunità scolastica, e chi finora è rimasto in silenzio non può essere automaticamente contato tra chi approva. Altro che polemiche destinate a decadere da sole. Chi sostiene la dirigente è naturalmente libero di farlo, ma non ha il monopolio del rispetto delle istituzioni e non può usare la parola “legalità” per screditare le richieste delle altre famiglie. La corresponsabilità tanto richiamata vale anche quando i genitori dissentono. Altrimenti diventa una parola elegante per chiedere obbedienza. Meno certezze proclamate e più risposte, dunque. Al centro di questa vicenda dovrebbe esserci la prevenzione degli abusi sui bambini, non la necessità di proclamare infallibile chi dirige la scuola.
Un genitore
Invia un messaggio alla redazione

Il tuo indirizzo email ed eventuali dati personali non verranno pubblicati.