Lomagna: riflessione sul valore dell'impegno civile
La consegna della Costituzione ai ragazzi che hanno da poco raggiunto la maggiore età, organizzata a Lomagna venerdì 23 ottobre, non è rimasta un evento isolato. L’amministrazione comunale ha infatti scelto di affiancarvi una serata di riflessione sul significato dell’impegno civile invitando in Auditorium Paolo Lanfranchi, sindaco di Dolzago e coordinatore provinciale di Avviso Pubblico, e Lorenzo Sanua, figlio di Pietro Sanua, ucciso dalla ‘ndrangheta a Corsico il 4 febbraio 1995.

Un impegno che secondo il sindaco non riguarda affatto solo il Sud: «La nostra area è colonizzata dalle mafie» ha detto senza giri di parole, invitando i presenti a non scambiare l'assenza di eventi eclatanti per assenza di infiltrazioni. «Da noi non sparano e questo vuol dire che gli affari stanno andando bene». Per questo, ha aggiunto, le amministrazioni devono fare fronte comune, ed è su questo terreno che Avviso Pubblico ha costruito la propria crescita: in provincia di Lecco i comuni aderenti sono passati da quattro a oltre trenta. Un risultato che Lanfranchi ha voluto attribuire agli amministratori e alle amministratrici che hanno creduto nel progetto.

Il sindaco ha osservato che se da una parte ci sono rappresentanti dello Stato che condividono gli ideali di Avviso Pubblico, dall’altra c’è chi a livello legislativo liberalizza e complica i controlli, soprattutto in materia di appalti, uno dei fronti su cui per Lanfranchi bisogna tenere gli occhi ben aperti.
«Il cambiamento deve riguardare tutti i livelli» ha insistito: dalla scuola dell’infanzia, dove a Dolzago sono già stati avviati degli interventi, fino ai piani più alti. «Non facciamo arresti, ma opere per cambiare la mentalità delle persone, e la mentalità si cambia nella vita di tutti i giorni» ha spiegato, indicando come punto di partenza le piccole cose più che i massimi sistemi.
Lanfranchi ha poi portato un esempio concreto di cosa significhi contrastare le mafie: durante il processo Hydra, il pubblico ministero era stato minacciato più volte. Per questo gli amministratori locali decisero di essere presenti in aula con la fascia tricolore. Un avvocato della difesa fece notare a lui e ai colleghi che non potevano restare lì con la fascia, perché gli imputati si sentivano offesi: da quel momento, però, il gruppo dei presenti ha cominciato ad allargarsi, segno tangibile, ha concluso il sindaco, che la cultura della sensibilità civile può crescere partendo dalla presenza e dall’esempio.
A dare un volto concreto a questi temi è stata la testimonianza di Lorenzo Sanua, che ha ripercorso la vicenda del padre Pietro, commerciante ambulante e rappresentante sindacale ucciso nel 1995, dopo essersi occupato delle dinamiche criminali legate ai mercati milanesi. Nello stesso anno nacque Libera, una rete di associazioni fondata da don Luigi Ciotti per unire le realtà impegnate nella lotta alle mafie, dopo le stragi che sconvolsero il Paese: «Non ci furono solo Falcone e Borsellino, ma anche altre stragi», ha ricordato, sottolineando come quegli eventi abbiano segnato un momento di svolta facendo emergere la necessità di una risposta collettiva.

Sono passati trentun anni e il bilancio di Sanua non concede illusioni: «Le mafie ci sono ancora e sono più forti di prima», ha osservato, evidenziando però anche i progressi compiuti dall'antimafia. Da qui il richiamo alla Costituzione appena consegnata ai neodiciottenni: «È il primo testo antimafioso», esortando i presenti ad applicarne ogni giorno gli articoli perché è questo il primo modo di agire in maniera antimafiosa.
La testimonianza di Sanua ha riportato al centro anche il peso di una verità cercata a lungo e la difficoltà di chi, dopo aver perso una persona cara, si trova ad affrontare il dolore e il senso di abbandono. Un percorso personale diventato impegno civile, che oggi prosegue attraverso Libera e la memoria delle vittime innocenti delle mafie per restituire a ciascuna un volto e una storia.
In chiusura, Lanfranchi è tornato a rivolgersi ai neodiciottenni, esortandoli a non restare indifferenti, ad assumersi la responsabilità delle proprie scelte e a chiederne conto anche a chi amministra. Un richiamo alla partecipazione e alla memoria, racchiuso nelle parole con cui ha concluso: «Un Paese che non ha memoria è un Paese senza futuro».

Paolo Lanfranchi
«Non proponiamo una cultura della legalità, ma della giustizia»: è con queste parole che Lanfranchi ha spiegato la missione di Avviso Pubblico, rete di enti locali impegnati nella promozione di una cittadinanza responsabile. «La distinzione non è solo lessicale» ha chiarito il primo cittadino: la storia ha mostrato come in certi periodi anche leggi aberranti, come quelle razziali, siano state presentate nel nome della legalità. La giustizia invece chiede di cercare una coscienza condivisa e di impegnarsi per rendere migliore la società in cui si vive. Un impegno che secondo il sindaco non riguarda affatto solo il Sud: «La nostra area è colonizzata dalle mafie» ha detto senza giri di parole, invitando i presenti a non scambiare l'assenza di eventi eclatanti per assenza di infiltrazioni. «Da noi non sparano e questo vuol dire che gli affari stanno andando bene». Per questo, ha aggiunto, le amministrazioni devono fare fronte comune, ed è su questo terreno che Avviso Pubblico ha costruito la propria crescita: in provincia di Lecco i comuni aderenti sono passati da quattro a oltre trenta. Un risultato che Lanfranchi ha voluto attribuire agli amministratori e alle amministratrici che hanno creduto nel progetto.

Il sindaco ha osservato che se da una parte ci sono rappresentanti dello Stato che condividono gli ideali di Avviso Pubblico, dall’altra c’è chi a livello legislativo liberalizza e complica i controlli, soprattutto in materia di appalti, uno dei fronti su cui per Lanfranchi bisogna tenere gli occhi ben aperti.
«Il cambiamento deve riguardare tutti i livelli» ha insistito: dalla scuola dell’infanzia, dove a Dolzago sono già stati avviati degli interventi, fino ai piani più alti. «Non facciamo arresti, ma opere per cambiare la mentalità delle persone, e la mentalità si cambia nella vita di tutti i giorni» ha spiegato, indicando come punto di partenza le piccole cose più che i massimi sistemi.
Lanfranchi ha poi portato un esempio concreto di cosa significhi contrastare le mafie: durante il processo Hydra, il pubblico ministero era stato minacciato più volte. Per questo gli amministratori locali decisero di essere presenti in aula con la fascia tricolore. Un avvocato della difesa fece notare a lui e ai colleghi che non potevano restare lì con la fascia, perché gli imputati si sentivano offesi: da quel momento, però, il gruppo dei presenti ha cominciato ad allargarsi, segno tangibile, ha concluso il sindaco, che la cultura della sensibilità civile può crescere partendo dalla presenza e dall’esempio.
A dare un volto concreto a questi temi è stata la testimonianza di Lorenzo Sanua, che ha ripercorso la vicenda del padre Pietro, commerciante ambulante e rappresentante sindacale ucciso nel 1995, dopo essersi occupato delle dinamiche criminali legate ai mercati milanesi. Nello stesso anno nacque Libera, una rete di associazioni fondata da don Luigi Ciotti per unire le realtà impegnate nella lotta alle mafie, dopo le stragi che sconvolsero il Paese: «Non ci furono solo Falcone e Borsellino, ma anche altre stragi», ha ricordato, sottolineando come quegli eventi abbiano segnato un momento di svolta facendo emergere la necessità di una risposta collettiva.

Sono passati trentun anni e il bilancio di Sanua non concede illusioni: «Le mafie ci sono ancora e sono più forti di prima», ha osservato, evidenziando però anche i progressi compiuti dall'antimafia. Da qui il richiamo alla Costituzione appena consegnata ai neodiciottenni: «È il primo testo antimafioso», esortando i presenti ad applicarne ogni giorno gli articoli perché è questo il primo modo di agire in maniera antimafiosa.
La testimonianza di Sanua ha riportato al centro anche il peso di una verità cercata a lungo e la difficoltà di chi, dopo aver perso una persona cara, si trova ad affrontare il dolore e il senso di abbandono. Un percorso personale diventato impegno civile, che oggi prosegue attraverso Libera e la memoria delle vittime innocenti delle mafie per restituire a ciascuna un volto e una storia.
In chiusura, Lanfranchi è tornato a rivolgersi ai neodiciottenni, esortandoli a non restare indifferenti, ad assumersi la responsabilità delle proprie scelte e a chiederne conto anche a chi amministra. Un richiamo alla partecipazione e alla memoria, racchiuso nelle parole con cui ha concluso: «Un Paese che non ha memoria è un Paese senza futuro».
F.RI.
























