Lomagna: Lorenzo Sanua ricorda ai 18enni il padre Pietro ucciso dalla mafia

«È una storia difficile da raccontare per chi non ha fatto un percorso di conoscenza di cosa sono le mafie» ha esordito Lorenzo Sanua durante la serata organizzata a Lomagna venerdì 23 ottobre, in occasione della consegna della Costituzione ai neomaggiorenni. 
La sua è stata una testimonianza intensa che ha riportato i presenti al 4 febbraio 1995, quando suo padre Pietro venne ucciso mentre i due stavano andando al lavoro, ma che ha soprattutto raccontato cosa accade quando la criminalità organizzata si insinua nell'economia e nella vita quotidiana, anche in territori che si considerano lontani da queste dinamiche.
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Lorenzo aveva vent'anni quando nel 1995 suo padre Pietro venne ucciso. Era una mattina come tante e i due stavano andando al lavoro, quando due colpi di arma da fuoco spezzarono quella quotidianità cambiando per sempre il corso della sua vita.
Nato nel 1948 a Lavello, in Basilicata, Pietro Sanua era arrivato al Nord ancora adolescente. A Milano aveva iniziato a lavorare giovanissimo, facendo diversi mestieri prima di avviare la sua attività come commerciante ambulante. 
Frequentare i mercati milanesi proprio negli anni in cui il settore nella capitale lombarda stava attraversando importanti trasformazioni, portò Sanua a conoscere da vicino le difficoltà della categoria e a impegnarsi nell'associazionismo. Prima segretario e poi presidente, Sanua era entrato nell'Associazione nazionale venditori ambulanti, dove svolgeva l’incarico senza compenso al di fuori degli orari di lavoro. 
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Paolo Lanfranchi
«Non era una persona che aveva peli sulla lingua», ha raccontato Lorenzo, ricordando la determinazione con cui il padre affrontava le questioni sindacali, anche quando significava entrare in contrasto con altri operatori.
Tra gli ambiti più delicati c'era quello legato alla vendita dei fiori, soprattutto in occasione delle festività dei morti, quando la vicinanza ai cimiteri garantiva guadagni importanti. Proprio su questo settore, negli anni Novanta, emersero sospetti e indagini legati a un sistema di racket che avrebbe favorito sempre gli stessi operatori a discapito di altri commercianti.
Sanua si occupava anche delle problematiche dell'Ortomercato di Milano, un importante snodo commerciale nel quale, secondo quanto riferito dal figlio, il padre aveva individuato e segnalato traffici insoliti. 
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Lorenzo Sanua
Nel corso della testimonianza Lorenzo ha ricordato anche alcuni contrasti avvenuti nel 1994 a Buccinasco, dove il padre, nel suo ruolo di rappresentante degli ambulanti, si era opposto alla pretesa di un commerciante di ottenere un posteggio che, secondo le regole sostenute da Sanua, spettava a un altro operatore, trasformandosi ben presto in un'accesa discussione. L'uomo, identificato da Lorenzo in Gaetano Suraci, avrebbe rivolto al padre una minaccia precisa: «Tu sai chi sono io? Guarda che io prima o poi te la faccio pagare». Pochi mesi dopo, il 4 febbraio 1995, arrivò l'agguato. 
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Quella mattina padre e figlio erano partiti insieme per raggiungere l'Ortomercato e acquistare la merce necessaria alla loro bancarella. Durante il tragitto, Pietro aveva notato un'automobile che procedeva nella direzione opposta e che, a un certo punto, aveva invertito la marcia. Il furgoncino dei due l'aveva superata senza che nessuno desse particolare peso a quella manovra. Poco dopo, Pietro aveva lasciato il figlio sul mezzo, proseguendo a piedi. Il ragazzo si era riaddormentato sul furgone, stanco per la serata precedente, quando sentì due forti esplosioni. 
«Sono sceso subito dal camion e ho iniziato a suonare tutti i citofoni delle case vicine per chiedere aiuto», ha ricordato. Ferito dalle schegge di vetro, si era ritrovato in mezzo alla strada, incapace di accettare quello che stava accadendo. Quando la madre lo raggiunse in ospedale e chiese dove fosse il marito, Lorenzo cercò di rassicurarla: «Mamma, non ti preoccupare, perché il papà è qua con noi». 
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Le prime indagini non portarono all'individuazione dei responsabili e il procedimento venne archiviato dopo appena sei mesi. Per anni, ha raccontato Sanua, la famiglia rimase senza risposte, mentre l'omicidio veniva trattato come un fatto di cronaca senza che fosse approfondito fino in fondo il possibile legame con le dinamiche criminali presenti a Milano in quegli anni.
La svolta personale di Lorenzo arrivò nel 2010, quando partecipò insieme alla madre alla Giornata della memoria e dell'impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie, organizzata a Milano da Libera: in mezzo a migliaia di persone, molte delle quali giovani, comprese quanto fosse importante continuare a raccontare quelle storie: «La memoria collettiva è una memoria che deve essere tramandata, non va lasciata sola», ha spiegato ai ragazzi di Lomagna. 

Dalla storia del padre, la testimonianza si è allargata al presente e al ruolo che ciascuno può avere nel contrasto alla criminalità organizzata:  «Le mafie non agiscono soltanto attraverso la violenza, ma cercano spazio nell'economia, nelle attività commerciali e nelle relazioni quotidiane, radicandosi anche nei piccoli centri» ha ricordato Sanua. Per questo ha invitato i giovani a osservare con attenzione ciò che accade intorno a loro, senza considerare la criminalità organizzata un problema lontano o confinato ad altre zone d'Italia.
«La forza più grande delle mafie è il consenso sociale che hanno nelle nostre città», ha sottolineato. Contrastarle significa quindi anche non voltarsi dall'altra parte, informarsi e compiere scelte consapevoli nella vita di tutti i giorni.
«Essere cittadini attivi vuol dire avere gli occhi aperti e le orecchie tese su quello che ci accade intorno», ha concluso Lorenzo, rivolgendosi ai ragazzi: «Spero che da stasera, quando uscite di qui, non starete con le mani in mano».
F.Ri.
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