Cernusco: l'1 targa ricordo per Gabriele M. Locatelli il pacifista ucciso a sarajevo
Il Comune di Cernusco Lombardone in occasione della ricorrenza del 4 novembre (che quest'anno cade in un giorno feriale) terrà la cerimonia domenica 1° novembre, dalle ore 11,00 circa, davanti al monumento ai Caduti.
Su proposta della nostra associazione l'Amministrazione Comunale dedicherà una targa in memoria dell'attivista pacifista Gabriele Moreno Locatelli, nato a Canzo il 3 maggio 1959, e morto a Sarajevo, durante la guerra nell'ex Jugoslavia, il 3 ottobre 1993 colpito da un cecchino mentre svolgeva un'iniziativa di pace rivolta alle due parti che combattevano sul ponte allora chiamato Vrbanja.
La targa sarà apposta sul maestoso albero di cedro (L'albero contro tutte le guerre), in piazza della Vittoria, posto tra la sede degli Alpini e quella dell'Auser.
L'iniziativa vuole dare un segnale chiaro contro il clima bellicista in cui viviamo, contro i venti di guerra che soffiano e che producono già, come hanno sempre prodotto, la morte di molte giovani vite e la distruzione di interi paesi. Un messaggio per superare logiche di odio, supremazia e violenza e per creare nuove relazioni umane e politiche basate sul rispetto della differenza, requisito fondamentale per vivere la pace. Beata la terra che non ha bisogno di eroi.
Su proposta della nostra associazione l'Amministrazione Comunale dedicherà una targa in memoria dell'attivista pacifista Gabriele Moreno Locatelli, nato a Canzo il 3 maggio 1959, e morto a Sarajevo, durante la guerra nell'ex Jugoslavia, il 3 ottobre 1993 colpito da un cecchino mentre svolgeva un'iniziativa di pace rivolta alle due parti che combattevano sul ponte allora chiamato Vrbanja.
La targa sarà apposta sul maestoso albero di cedro (L'albero contro tutte le guerre), in piazza della Vittoria, posto tra la sede degli Alpini e quella dell'Auser.
L'iniziativa vuole dare un segnale chiaro contro il clima bellicista in cui viviamo, contro i venti di guerra che soffiano e che producono già, come hanno sempre prodotto, la morte di molte giovani vite e la distruzione di interi paesi. Un messaggio per superare logiche di odio, supremazia e violenza e per creare nuove relazioni umane e politiche basate sul rispetto della differenza, requisito fondamentale per vivere la pace. Beata la terra che non ha bisogno di eroi.
Gabriele Moreno Locatelli nato a Canzo (CO) il 3 maggio 1959 e morto a Sarajevo (ex Jugoslavia) il 3 ottobre 1993) è stato un religioso e pacifista italiano, ucciso da un cecchino serbo a Sarajevo durante la guerra in Bosnia.
Iniziò nell'Azione Cattolica, poi studiò teologia a Napoli e Friburgo, provando per cinque anni a vivere ispirandosi alla figura di san Francesco d'Assisi, muovendosi tra Lombardia, Assisi, Napoli e la Sicilia presso i Frati minori rinnovati (a Corleone per assistere un uomo con una gamba amputata) e accostandosi anche ai Piccoli Fratelli di Gesù, a Spello. Nella sua biografia si ricordano l'esperienza della pratica, ormai desueta della questua a pedi nudi, la passione di scrivere piccole poesie e l'abitudine di portare a casa un pugno di terra di ogni luogo in cui era stato. Una selezione di sue poesie e scritti nel libro La mia strada.
Locatelli, entrato nell'associazione pacifista Beati i costruttori di pace, si era recato a Sarajevo allo scopo di manifestare a favore di una soluzione pacifica della guerra civile fra etnie bosniache e serbe; la vita civile nella città era completamente paralizzata dalla presenza di cecchini che sparavano su chiunque fosse a tiro. Gabriele aveva partecipato alle due marce per la pace promosse dai Beati costruttori di pace nel dicembre 1992 e nell'agosto 1993.
Il 3 ottobre 1993, con altri quattro pacifisti (Luigi Ceccato, padre Angelo Cavagna, Pier Luigi Ontanetti e Luca Berti), che con lui a Sarajevo stavano realizzando il progetto "Si vive una sola Pace" stava attraversando il ponte al tempo nominato Vrbanja, oggi Ponte Suada e Olga sul torrente Miljacka, che divide la città, per un'azione simbolica rivolta alle due parti in conflitto: volevano deporre una corona di fiori sul luogo della prima vittima di quella guerra (la giovane Suada Dilberović uccisa nell'aprile 1992 durante le prime manifestazioni per la pace a Sarajevo), e quindi offrire del pane ai soldati bosniaci e a quelli serbi, che si fronteggiavano dalle sponde opposte del ponte.
Sul ponte venne raggiunto dai colpi di un cecchino, quando assieme ai suoi compagni stava ritornando sui suoi passi a seguito di alcune mitragliate di avvertimento. Morì dopo due interventi chirurgici, e le sue ultime parole furono «Stanno tutti bene?» riferendosi ai suoi compagni sul ponte. La sua uccisione è interpretabile come dettata dalla cinica volontà di riaffermare l'esistenza della linea della morte che divideva in due la città.
È stato seppellito nel cimitero di Canzo il 7 ottobre 1993 e sulla sua tomba, in una teca di vetro, è esposta la sua bandiera della pace; al suo nome è stato intitolato il nuovo centro della Protezione civile del suo paese natale. All'ingresso della sua casa natale di Canzo è posta una frase del Cantico dei cantici: Forte come la morte è l'amore.
Date evento
domenica, 01 novembre 2026
























