Lomagna: da S. Maria di Leuca allo Stelvio in bici
Dalla punta più a sud della Puglia al passo più alto d'Italia, pedalando. È il viaggio che Stefano Lago, 43 anni, di Lomagna, ha portato a termine a settembre insieme a tre amici: Roberto Mambretti, 57 anni, di Besana Brianza, Daniele Corti, 49 anni, e Alessio Fontana, 50 anni, entrambi di Merone. In dodici giorni i quattro hanno percorso 1.953 chilometri e superato 15.610 metri di dislivello, partendo da Santa Maria di Leuca e salendo fino ai 2.758 metri del Passo dello Stelvio.

Il viaggio, battezzato "Rotolando verso Nord 2.0", è nato mettendo insieme più desideri: partire dal punto più meridionale della Puglia, visitare una zia che vive nel Barese e non si vede da tanto, e quella di passare da Assisi nell'anno degli 800 anni dalla morte di San Francesco. "Abbiamo cercato di percorrere la nostra penisola visitando posti significativi e caratteristici", spiega Stefano.
Per raggiungere il punto di partenza il gruppo ha preso il treno a Milano domenica 13 settembre, arrivando a Santa Maria di Leuca alle 19. La mattina dopo, lunedì 14, i quattro sono saliti in bicicletta e hanno cominciato la risalita.

Le prime giornate sono state tutte sul mare. La prima tappa, di 205 chilometri, ha seguito la costa adriatica fino a Torre Canne, frazione di Fasano, in provincia di Brindisi. La seconda ne ha aggiunti altri 165 fino alle saline di Margherita di Savoia, nella provincia di Barletta-Andria-Trani. In quei due giorni il gruppo è passato da Otranto, Monopoli, Polignano a Mare, Bari e Trani.

Il terzo giorno i quattro hanno attraversato il promontorio del Gargano, lo sperone d'Italia, fino a Rodi Garganico: 126 chilometri e 1.386 metri di dislivello. Il quarto sono tornati a costeggiare l'Adriatico fino a Montesilvano, in Abruzzo, per 193 chilometri, percorrendo anche la Via Verde della Costa dei Trabocchi – ciclabile lunga 120.8 km che collega Ortona con Torino di Sangro –, itinerario costiero tra i più conosciuti d'Italia per la sua bellezza indiscutibile.
Lasciata la costa, è cominciata la montagna abruzzese. La quinta tappa, da Montesilvano ad Assergi, contava 115 chilometri ma ben 2.705 metri di dislivello: dall'Adriatico parte una salita lunga e impegnativa che ha portato il gruppo fino a Campo Imperatore, alle pendici del Gran Sasso. È la piana dove fu girato "...continuavano a chiamarlo Trinità", e il passaggio non è sfuggito ai quattro ciclisti.

Il giorno seguente, da Assergi a Norcia, 112 chilometri e 1.328 metri di dislivello, il gruppo è passato dall'Aquila e ha pedalato su strade circondate solo dalla natura. "Sono luoghi – sottolinea tristemente Stefano – ancora profondamente segnati dal terremoto". La settima tappa, da Norcia a Città di Castello, 149 chilometri e 1.287 metri di dislivello, ha attraversato l'Umbria toccando Spello e Assisi, una delle mete da cui era nata l'idea del viaggio.
Dall'Umbria la rotta ha puntato a nord, oltre l'Appennino romagnolo. L'ottava tappa, da Città di Castello a Milano Marittima, misurava 170 chilometri e 1.246 metri di dislivello. Lasciata la provincia di Perugia, i quattro sono entrati nelle Marche e hanno visitato Urbino, "città storica stupenda" nelle parole di Stefano, per poi passare da Tavullia, il paese in cui è cresciuto Valentino Rossi. Di ritorno sull'Adriatico i quattro non potevano non far tappa a Cesenatico, città della Nove Colli e soprattutto del leggendario Marco Pantani.

La nona è stata la tappa più lunga di tutto il viaggio: 225 chilometri da Milano Marittima a Verona, in pianura, con appena 454 metri di dislivello. Il gruppo è passato da Ravenna, Lido di Comacchio e Ferrara, poi ha seguito gli argini del Po e dell'Adige fino a Verona.
Infine le Alpi. Da Verona a Bolzano, 166 chilometri e 754 metri di dislivello, i quattro hanno risalito la Valle dell'Adige quasi interamente su piste ciclabili, prima tra i vigneti e poi tra i meleti. Giovedì 24 settembre è arrivata la tappa regina, da Bolzano a Bormio: 124 chilometri e 2.736 metri di dislivello, con la scalata del Passo dello Stelvio, che con i suoi 2.758 metri è il passo stradale più alto d'Italia.

Terminato il viaggio, non restava che il rientro. Venerdì 25 settembre il gruppo è ripartito da Bormio per tornare a casa, ovviamente, in bicicletta: 190 chilometri e 2.500 metri di dislivello. "Il rientro a casa non poteva essere affrontato in altro modo", racconta Stefano. Il Sentiero Valtellina li ha accompagnati da Bormio a Colico, poi la pedalata è proseguita lungo la sponda lecchese del lago fino a casa.

Di quei dodici giorni, al di là dei chilometri, Stefano ricorda soprattutto il ritmo. "Le giornate erano caratterizzate da un ritmo lento, diverso dalla quotidianità", spiega. "Il bello è che, nonostante la fatica dei chilometri, i nostri volti erano sempre caratterizzati dal sorriso".
"Abbiamo concluso un'avventura epica che ci ha permesso di attraversare tutta la nostra fantastica penisola", aggiunge, parlando di paesaggi ed emozioni che i quattro amici non dimenticheranno. Dodici giorni, come li riassume lui stesso, "vissuti a pieno, scanditi solamente da pedalate e risate".

Il viaggio, battezzato "Rotolando verso Nord 2.0", è nato mettendo insieme più desideri: partire dal punto più meridionale della Puglia, visitare una zia che vive nel Barese e non si vede da tanto, e quella di passare da Assisi nell'anno degli 800 anni dalla morte di San Francesco. "Abbiamo cercato di percorrere la nostra penisola visitando posti significativi e caratteristici", spiega Stefano.
Per raggiungere il punto di partenza il gruppo ha preso il treno a Milano domenica 13 settembre, arrivando a Santa Maria di Leuca alle 19. La mattina dopo, lunedì 14, i quattro sono saliti in bicicletta e hanno cominciato la risalita.

Le prime giornate sono state tutte sul mare. La prima tappa, di 205 chilometri, ha seguito la costa adriatica fino a Torre Canne, frazione di Fasano, in provincia di Brindisi. La seconda ne ha aggiunti altri 165 fino alle saline di Margherita di Savoia, nella provincia di Barletta-Andria-Trani. In quei due giorni il gruppo è passato da Otranto, Monopoli, Polignano a Mare, Bari e Trani.

Il terzo giorno i quattro hanno attraversato il promontorio del Gargano, lo sperone d'Italia, fino a Rodi Garganico: 126 chilometri e 1.386 metri di dislivello. Il quarto sono tornati a costeggiare l'Adriatico fino a Montesilvano, in Abruzzo, per 193 chilometri, percorrendo anche la Via Verde della Costa dei Trabocchi – ciclabile lunga 120.8 km che collega Ortona con Torino di Sangro –, itinerario costiero tra i più conosciuti d'Italia per la sua bellezza indiscutibile.
Lasciata la costa, è cominciata la montagna abruzzese. La quinta tappa, da Montesilvano ad Assergi, contava 115 chilometri ma ben 2.705 metri di dislivello: dall'Adriatico parte una salita lunga e impegnativa che ha portato il gruppo fino a Campo Imperatore, alle pendici del Gran Sasso. È la piana dove fu girato "...continuavano a chiamarlo Trinità", e il passaggio non è sfuggito ai quattro ciclisti.

Il giorno seguente, da Assergi a Norcia, 112 chilometri e 1.328 metri di dislivello, il gruppo è passato dall'Aquila e ha pedalato su strade circondate solo dalla natura. "Sono luoghi – sottolinea tristemente Stefano – ancora profondamente segnati dal terremoto". La settima tappa, da Norcia a Città di Castello, 149 chilometri e 1.287 metri di dislivello, ha attraversato l'Umbria toccando Spello e Assisi, una delle mete da cui era nata l'idea del viaggio.


La nona è stata la tappa più lunga di tutto il viaggio: 225 chilometri da Milano Marittima a Verona, in pianura, con appena 454 metri di dislivello. Il gruppo è passato da Ravenna, Lido di Comacchio e Ferrara, poi ha seguito gli argini del Po e dell'Adige fino a Verona.
Infine le Alpi. Da Verona a Bolzano, 166 chilometri e 754 metri di dislivello, i quattro hanno risalito la Valle dell'Adige quasi interamente su piste ciclabili, prima tra i vigneti e poi tra i meleti. Giovedì 24 settembre è arrivata la tappa regina, da Bolzano a Bormio: 124 chilometri e 2.736 metri di dislivello, con la scalata del Passo dello Stelvio, che con i suoi 2.758 metri è il passo stradale più alto d'Italia.

Terminato il viaggio, non restava che il rientro. Venerdì 25 settembre il gruppo è ripartito da Bormio per tornare a casa, ovviamente, in bicicletta: 190 chilometri e 2.500 metri di dislivello. "Il rientro a casa non poteva essere affrontato in altro modo", racconta Stefano. Il Sentiero Valtellina li ha accompagnati da Bormio a Colico, poi la pedalata è proseguita lungo la sponda lecchese del lago fino a casa.

Di quei dodici giorni, al di là dei chilometri, Stefano ricorda soprattutto il ritmo. "Le giornate erano caratterizzate da un ritmo lento, diverso dalla quotidianità", spiega. "Il bello è che, nonostante la fatica dei chilometri, i nostri volti erano sempre caratterizzati dal sorriso".
"Abbiamo concluso un'avventura epica che ci ha permesso di attraversare tutta la nostra fantastica penisola", aggiunge, parlando di paesaggi ed emozioni che i quattro amici non dimenticheranno. Dodici giorni, come li riassume lui stesso, "vissuti a pieno, scanditi solamente da pedalate e risate".
M.Pen.
























