Merate: inaugurata in Villa Confalonieri la mostra "Patriarchi della Natura: alberi straordinari d'Italia"

Non poteva che essere Villa Confalonieri con i suoi storici arredi  ad accogliere "Patriarchi della Natura: alberi straordinari d'Italia", una mostra fotografica che racconta la maestosità degli alberi monumentali italiani, protagonisti di un racconto che invita a guardare alla natura con occhi diversi. 
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Ideata e curata dalla Fondazione Bracco e prestata al Liceo Agnesi,  la mostra è stata inaugurata nella storica dimora meratese mercoledì 21 ottobre, nell’ambito della terza edizione dell’Eco Festival meratese, intitolata “Quanti alberi fanno una foresta?”, domanda solo in apparenza semplice, che invita a guardare al patrimonio naturale non soltanto come a un insieme da preservare, ma anche come a una comunità in cui ogni singolo elemento ha un valore insostituibile. 
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L’iniziativa si inserisce nel programma di incontri, mostre, laboratori e spettacoli dedicati alla sostenibilità, alla biodiversità e alla tutela dell’ambiente, realizzato con il coinvolgimento degli studenti dell’Agnesi, capofila della rete REAL, la Rete per l’Educazione Ambientale della provincia di Lecco. Un lavoro condiviso con le associazioni del territorio che da tre anni collaborano alla costruzione del festival e che anche in questa occasione hanno messo a punto un progetto di sensibilizzazione rivolto a tutta la comunità. 
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Ad aprire l’incontro è stata la professoressa Cristina Mazza, che ha ricordato quanto fosse importante per la scuola poter ospitare la mostra. Un ringraziamento è stato rivolto all'amministrazione comunale e in particolare al sindaco Mattia Salvioni e all’assessore Silvia Sesana per aver messo a disposizione Villa Confalonieri, «uno spazio capace di valorizzare ulteriormente le fotografie» ha sottolineato la docente. Mazza ha anche riconosciuto il contributo fondamentale della dirigente scolastica Sabrina Scola, che con fiducia e disponibilità ha sostenuto nel tempo i progetti dell’istituto, oltre alle associazioni che, insieme alla rete REAL, hanno reso possibile la realizzazione dell’Ecofestival. 
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Tra i vari ringraziamenti, un riconoscimento speciale è andato ai ragazzi del liceo senza i quali, ha ricordato Mazza, sarebbe stato difficile portare a termine l’iniziativa: «Non soltanto studenti impegnati nello studio e nelle attività di sensibilizzazione ambientale, ma anche protagonisti concreti dell’allestimento della mostra».   
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A portare il saluto della Fondazione Bracco è stata Gaela Bernini, segretario generale della Fondazione, che ha letto il messaggio della presidente Diana Bracco. Nella lettera, Bracco ha ricostruito il cammino del progetto, nato dall’esperienza maturata in occasione di Expo Milano 2015, per poi allargare lo sguardo al presente e al futuro delle città, dove la tutela del verde rappresenta una scelta strategica per la salute delle persone, la qualità dell’ambiente e la coesione sociale.
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Anche il sindaco Mattia Salvioni, presente insieme all’assessora Silvia Sesana, ha ripercorso le tappe compiute dall’Ecofestival, cresciuto negli anni da un primo gazebo fino a diventare un progetto sempre più articolato che mette  in rete scuola, istituzioni e associazioni.
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«Gli alberi, con la loro capacità di resistere al tempo e di superare le difficoltà, possono rappresentare un esempio di resilienza: una qualità preziosa anche per le comunità» ha commentato il primo cittadino, ricordando anche il lavoro legato all’Agenda 2030 e al percorso intrapreso dal Comune sul fronte della sostenibilità, nel quale l’ambiente rappresenta una delle questioni centrali.

Galleria fotografica (vedi tutte le 34 immagini)


A guidare il pubblico nella lettura delle immagini è stata quindi la professoressa Linda Gatti, responsabile della rete REAL, che ha accompagnato i presenti alla scoperta delle storie racchiuse nelle fotografie. Il suo punto di partenza è stata la domanda: “che cosa rende una foresta un insieme capace di vivere in equilibrio?” La risposta si trova nelle relazioni tra le diverse presenze che la abitano: alberi, piante e animali contribuiscono, ciascuno con le proprie caratteristiche, al funzionamento di un ecosistema complesso. 
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«Ogni esemplare ha una storia, un’identità e un significato che meritano di essere riconosciuti» ha sottolineato Gatti. Parole che acquistano un significato ancora più forte davanti ai patriarchi ritratti nella mostra: alberi che hanno attraversato generazioni e conservano, nei tronchi e nelle chiome, le tracce di un tempo che gli esseri umani possono soltanto provare a immaginare. Le loro storie parlano di paesaggi trasformati, di persone che hanno trovato ombra e riparo sotto i loro rami, di secoli trascorsi mentre il mondo intorno cambiava. Ma dall’altra parte raccontano anche un’altra storia meno celebrativa: quella degli alberi trascurati, danneggiati o abbattuti, il cui valore è stato riconosciuto troppo tardi, quando non era più possibile proteggerli. E’ in questo binomio che emerge il significato della mostra: gli alberi monumentali non sono soltanto meraviglie naturali da ammirare e nemmeno semplici sopravvissuti al passare del tempo, ma sono testimoni del rapporto, spesso contraddittorio, tra l’uomo e l’ambiente. 
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La mostra lascia così un messaggio che riguarda tutti, comunità e singoli individui: proprio come in una foresta, anche nella società ogni persona ha un valore e può contribuire all’equilibrio dell’insieme. Imparare dalla natura significa allora rispettare le differenze, riconoscere l’importanza di ciascuno e prendersi cura, insieme, di ciò che appartiene a tutti. 

L’inaugurazione è proseguita con alcune letture poetiche affidate agli studenti del gruppo ambientalista.
Merate, 21 ottobre 2026

Mostra “Patriarchi della Natura - Alberi straordinari d’Italia” a Merate

La mostra che inaugura oggi a Merate – mi si consenta la metafora – ha “radici” antiche, che risalgono fino al 2015: in occasione dell’Expo di Milano, infatti, in veste di Commissario Generale volli dedicare un intero piano di Palazzo Italia alla biodiversità del nostro Paese. Del percorso espositivo della mostra sulle “Potenze” italiane faceva parte uno “Stivale” in miniatura, formato dalle piante rappresentative di tutte le nostre regioni: dal mirto al limone, dall’ulivo all’alloro.

In quello spazio di Padiglione Italia, apprezzatissimo dai milioni di visitatori giunti a Milano da ogni parte del mondo, ospitammo anche una mostra dedicata a “I Patriarchi”, le specie di alberi più longeve tra tutte quelle viventi. Grandi cesti di frutti provenienti da queste specie secolari e una serie di splendide immagini e pannelli commentati dalle didascalie di Tonino Guerra attiravano l’attenzione soprattutto dei più giovani. Alla luce di quella bella esperienza, quando ci fu proposto di sostenere la pubblicazione di un volume fotografico dedicato a questo autentico patrimonio naturale delle regioni italiane, accettammo senza riserve. Da quel volume nasce questa mostra.

Peraltro Fondazione Bracco, nell’ambito del suo progettoDiventerò dedicato ai giovani, ha inserito alcuni bandi e concorsi per sensibilizzare le nuove generazioni sui temi e gli obiettivi dello sviluppo sostenibile proposti nell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite. E qui si pone il tema, di grande attualità, del verde urbano: che non è un semplice ornamento del paesaggio. Non è uno spazio residuale da inserire dove rimane posto. È una componente strategica della città contemporanea, un investimento nella salute delle persone, nella qualità dell’ambiente e nella coesione sociale.

Gli alberi, i parchi, i giardini, le piazze alberate e i corridoi ecologici contribuiscono a mitigare le temperature, a contrastare gli effetti delle isole di calore, a migliorare la qualità dell’aria trattenendo le polveri sottili ed eliminando l’anidride carbonica. Inoltre i manti erbosi e il suolo permeabile riducono il rischio di allagamenti e favoriscono il drenaggio, e la vegetazione attenua i rumori del traffico e della vita cittadina. In un contesto segnato dal cambiamento climatico, queste funzioni diventano sempre più decisive.

Ma il valore del verde non si misura soltanto attraverso gli indicatori ambientali. Si misura anche nella vita quotidiana delle persone: nella possibilità di passeggiare all’ombra, di fare attività fisica all’aperto, di incontrarsi, di far giocare i bambini in un ambiente più accogliente, di trovare un luogo di tranquillità nel ritmo intenso della vita urbana.

Il verde è, dunque, anche benessere. È prevenzione. È qualità della vita. Temi che, come sapete, sono al cuore della mission del Gruppo Bracco e della nostra Fondazione.
Bene ha fatto il Comune di Milano a dotarsi, pochi mesi fa, di un Piano del Verde e del Paesaggio. Dobbiamo avere una visione strategica di ampio respiro per il presente e per il futuro.

Concludo con un’ultima nota sulla mostra. Ammirando le fotografie, oltre naturalmente alla stupefacente bellezza di questi tronchi spesso paragonabili a sorprendenti opere d’arte naturali, colpisce anzitutto la biodiversità italiana, che è tra le maggiori d’Europa. Una biodiversità frutto di una straordinaria varietà geologica, geografica e climatica, con paesaggi diversissimi tra loro che vanno da quelli semidesertici del Sud a quelli alpini del Nord. Di questa ricchezza i “Patriarchi” sono dei veri emblemi, dei capostipiti. E proprio per questo svolgono un preziosissimo ruolo di “ponte” tra passato e futuro. I Patriarchi ultrasecolari, da Nord a Sud del nostro Paese, sono stati testimoni silenti di cambiamenti storici e ambientali, che hanno segnato i territori su cui tutt’ora si ergono. Sono a tutti gli effetti una memoria della nostra storia, che noi vogliamo aiutare a preservare in tutti i suoi aspetti per consegnarla integra alle future generazioni, seguendo quella che è la nostra filosofia, cioè di avere le radici nel passato ma lo sguardo rivolto al futuro.
F.Ri.
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