Merate: il maestro Marcello Corti sul palco del Donizetti di Bergamo
Orchestra Vibes, al Donizetti Opera la musica diventa un'esperienza collettiva
Da Carmen a Il Signore degli Anelli, passando per Don Pasquale. Linguaggi, epoche e compositori differenti si incontrano sullo stesso palcoscenico con Orchestra Vibes, il suono collettivo, il concerto partecipato in programma venerdì 23 ottobre alle ore 20.30 al Teatro Donizetti di Bergamo. L’appuntamento si inserisce nel calendario del Donizetti OFF 2026, il programma di iniziative che affianca il festival Donizetti Opera, arricchendone la proposta culturale con numerosi eventi rivolti a pubblici diversi e nuove occasioni di avvicinamento alla musica e al teatro. Sul podio, il maestro Marcello Corti dirigerà l'Orchestra studentesca del Politecnico delle Arti “G. Donizetti”, con la partecipazione dell'Orchestra Sinfonica Junior di Milano.
Alla base la convinzione che per avvicinarsi alla musica sinfonica non sia necessario conoscerne le regole, la storia o i protagonisti, ma essere disposti a lasciarsi sorprendere e a mettersi in gioco. Da qui la scelta di un programma che attraversa repertori differenti, mettendo al centro il racconto e la dimensione emotiva, e di una formula che fa della partecipazione del pubblico parte integrante del concerto. Un approccio che caratterizza il lavoro del direttore Marcello Corti, che da anni affianca all'attività concertistica un percorso di divulgazione musicale rivolto anche alle nuove generazioni.

Maestro, Orchestra Vibes nasce per raccontare al pubblico che cos'è un'orchestra e come funziona. Come si può trasformare un concerto in un'occasione per scoprire il mondo della musica sinfonica?
Servono un presupposto chiaro, due ingredienti fondamentali e tanta, tantissima energia. Il presupposto è accettare che non tutti ameranno ciò che accade sul palco, ed è giusto così: ognuno ha la propria sensibilità. Se qualcuno non rimarrà folgorato dall'orchestra, troverà semplicemente il suo percorso in un'altra delle tante forme d'arte del genio umano.
Gli ingredienti, invece, sono il coraggio e l'umiltà. Il coraggio delle istituzioni, del festival Donizetti Opera, che propone gratuitamente questa esperienza alle scuole del territorio la mattina - e a un prezzo accessibile la sera per il grande pubblico -, e di questi musicisti giovanissimi: il coraggio di mettersi davvero in gioco e di provare ad aprire le porte del teatro e le orecchie del pubblico. E l'umiltà di chi sta sul palco: niente accademismi, niente lezioni nozionistiche, zero date a memoria e soprattutto nessuna cattedra. Nessuno qui ha qualcosa da insegnare, ma abbiamo tantissimo da condividere.
Il concerto attraversa epoche e linguaggi differenti, dal repertorio sinfonico classico alla musica per film. Qual è stato il filo conduttore nella scelta del programma?
Il filo conduttore è la narrazione emotiva. Da qualche anno con la Fondazione Orchestra Sinfonica di Milano sto esplorando nuove forme di divulgazione: mi trovo spesso sul palco dell'Auditorium davanti a oltre mille ragazzi delle scuole medie a dirigere e presentare capolavori come I pini di Roma, Quadri di un'esposizione o L'uccello di fuoco. Con un pizzico di soddisfazione, credo di aver trovato la chiave per mantenere vivo il contatto con il pubblico: ogni mia parola deve raccontare una storia o un'emozione.
Qualche collega potrebbe inorridire sentendo la grande musica ridotta a pura emozione, ma è proprio attraverso la sfera emotiva che la mente apprende e ricorda più facilmente. È un approccio semplicistico? Tutt'altro: si tratta di esplorare stati d'animo complessi come la paura, la nostalgia, il disgusto, la scoperta o la curiosità, condivisi da tutta l'umanità fin dall'infanzia. Eppure, quando entriamo in una sala da concerto, spesso ci dimentichiamo di lasciarci sorprendere da ciò che sentiamo. Solo che, sommersi da date, informazioni, obblighi formali, e da una tendenza alla musealizzazione dei repertori, tendiamo a distrarci da quello che la musica ci fa provare, per concentrarci su quello che dovremmo o non dovremmo conoscere per ascoltare musica.
Ogni brano messo in programma ha una caratteristica che mi permette di raccontare una composizione o un compositore. La Suite n.1 da Carmen di Bizet è musica che evoca, che dipinge un paese e una storia (ecco il racconto, la prima chiave di accesso). La Marcia Egiziana di Strauss invece prevede che l’Orchestra, di punto in bianco, si metta a cantare. In Unter Donner und Blitz Strauss utilizza invece effetti speciali ricchi di senso dell’umorismo. Chiude il percorso una Suite da Il Signore degli Anelli: La Compagnia dell’Anello. La musica di Howard Shore è un ottimo esempio di come oggi si scriva musica per orchestra in modo intelligente senza rinunciare a suggestioni ed emozioni. Non può chiaramente mancare la Sinfonia dal Don Pasquale del padrone di casa, Gaetano Donizetti: una dirompente e fragorosa risata in musica.
Ha ancora senso oggi, all'interno del repertorio sinfonico, distinguere tra musica classica, contemporanea e colonne sonore cinematografiche?
Preferisco rispondere con un episodio per me indimenticabile. L'anno scorso ho diretto l'Orchestra Sinfonica Junior di Milano insieme a Mattias Antonio Glavinic, un giovane talento straordinario, vincitore del Concorso Steinway 2025. Dopo aver eseguito uno splendido Concerto n. 23 di Mozart, Glavinic è tornato sul palco per il bis. Ascoltandolo dalle quinte, dopo pochissime battute non credevo alle mie orecchie: stava suonando Morricone.
Appena è rientrato tra le quinte, sommerso dagli applausi, gli sono andato incontro entusiasta: «Hai suonato Morricone? Ma sei un folle!». Lui mi ha guardato spiazzato: «Perché?». Gli ho detto: «Finalmente! Finalmente la musica di Morricone viene trattata al pari di Bach, Beethoven o Brahms!».
Ecco, credo che quelle barriere stiano crollando. E stiano crollando proprio grazie a una generazione di musicisti che ha compreso una verità fondamentale: non esiste musica alta o bassa, colta o pop. Esiste soltanto la musica. C’è ancora una grande barriera nel mondo delle orchestre tra repertorio alto e repertorio basso. Si dà per scontato che la musica di, ad esempio, Morricone, debba essere inserita in cartelloni a parte rispetto alle grandi stagioni, dove invece devono campeggiare i nomi dei grandi del passato o dell’avanguardia presente. Ci sono dei segnali di apertura: la musica di Bernard Herrmann, di Morricone, di Zimmer è regolarmente proposta ma ancora ai margini. Quando Morricone sarà eseguito insieme a Cherubini, Martucci, Puccini, Donizetti, allora sarà finalmente crollata quella separazione inutile tra generi, pubblici, alto, basso.
Orchestra Vibes è un'esperienza partecipata. Che cosa significa concretamente coinvolgere il pubblico e perché è importante oggi proporre nuove modalità di approccio alla musica sinfonica e lirica?
Sì, Orchestra Vibes è un'esperienza partecipata: il pubblico, anche se non lo sa ancora, contribuirà direttamente alla creazione ed esecuzione di un evento sonoro. Su questo tema vorrei dire qualcosa di forte, forse di contestabile: l'approccio alla cultura oggi deve tener conto del grande bisogno di intrattenimento del pubblico contemporaneo. Non basta più soltanto eseguire, riproporre o mettere in scena. Come artisti dobbiamo abbracciare e comprendere fino in fondo il valore del concetto di intrattenimento, un termine che purtroppo viene ancora usato in modo dispregiativo. Invece è l'esatto contrario: quando una persona viene davvero intrattenuta e coinvolta, può accedere con molta più facilità alla complessità e alla grandezza della musica. Solo così può cogliere con assoluta libertà e freschezza le emozioni, ma anche la struttura, il pensiero e la profonda bellezza che le note portano con sé.
Per informazioni e prenotazioni è possibile contattare la biglietteria ai numeri 035 4160601/602/603 o scrivere a biglietteria@fondazioneteatrodonizetti.org. Ulteriori informazioni sul sito www.donizettiopera.org
Da Carmen a Il Signore degli Anelli, passando per Don Pasquale. Linguaggi, epoche e compositori differenti si incontrano sullo stesso palcoscenico con Orchestra Vibes, il suono collettivo, il concerto partecipato in programma venerdì 23 ottobre alle ore 20.30 al Teatro Donizetti di Bergamo. L’appuntamento si inserisce nel calendario del Donizetti OFF 2026, il programma di iniziative che affianca il festival Donizetti Opera, arricchendone la proposta culturale con numerosi eventi rivolti a pubblici diversi e nuove occasioni di avvicinamento alla musica e al teatro. Sul podio, il maestro Marcello Corti dirigerà l'Orchestra studentesca del Politecnico delle Arti “G. Donizetti”, con la partecipazione dell'Orchestra Sinfonica Junior di Milano.
Alla base la convinzione che per avvicinarsi alla musica sinfonica non sia necessario conoscerne le regole, la storia o i protagonisti, ma essere disposti a lasciarsi sorprendere e a mettersi in gioco. Da qui la scelta di un programma che attraversa repertori differenti, mettendo al centro il racconto e la dimensione emotiva, e di una formula che fa della partecipazione del pubblico parte integrante del concerto. Un approccio che caratterizza il lavoro del direttore Marcello Corti, che da anni affianca all'attività concertistica un percorso di divulgazione musicale rivolto anche alle nuove generazioni.

Maestro, Orchestra Vibes nasce per raccontare al pubblico che cos'è un'orchestra e come funziona. Come si può trasformare un concerto in un'occasione per scoprire il mondo della musica sinfonica?
Servono un presupposto chiaro, due ingredienti fondamentali e tanta, tantissima energia. Il presupposto è accettare che non tutti ameranno ciò che accade sul palco, ed è giusto così: ognuno ha la propria sensibilità. Se qualcuno non rimarrà folgorato dall'orchestra, troverà semplicemente il suo percorso in un'altra delle tante forme d'arte del genio umano.
Gli ingredienti, invece, sono il coraggio e l'umiltà. Il coraggio delle istituzioni, del festival Donizetti Opera, che propone gratuitamente questa esperienza alle scuole del territorio la mattina - e a un prezzo accessibile la sera per il grande pubblico -, e di questi musicisti giovanissimi: il coraggio di mettersi davvero in gioco e di provare ad aprire le porte del teatro e le orecchie del pubblico. E l'umiltà di chi sta sul palco: niente accademismi, niente lezioni nozionistiche, zero date a memoria e soprattutto nessuna cattedra. Nessuno qui ha qualcosa da insegnare, ma abbiamo tantissimo da condividere.
Il concerto attraversa epoche e linguaggi differenti, dal repertorio sinfonico classico alla musica per film. Qual è stato il filo conduttore nella scelta del programma?
Il filo conduttore è la narrazione emotiva. Da qualche anno con la Fondazione Orchestra Sinfonica di Milano sto esplorando nuove forme di divulgazione: mi trovo spesso sul palco dell'Auditorium davanti a oltre mille ragazzi delle scuole medie a dirigere e presentare capolavori come I pini di Roma, Quadri di un'esposizione o L'uccello di fuoco. Con un pizzico di soddisfazione, credo di aver trovato la chiave per mantenere vivo il contatto con il pubblico: ogni mia parola deve raccontare una storia o un'emozione.
Qualche collega potrebbe inorridire sentendo la grande musica ridotta a pura emozione, ma è proprio attraverso la sfera emotiva che la mente apprende e ricorda più facilmente. È un approccio semplicistico? Tutt'altro: si tratta di esplorare stati d'animo complessi come la paura, la nostalgia, il disgusto, la scoperta o la curiosità, condivisi da tutta l'umanità fin dall'infanzia. Eppure, quando entriamo in una sala da concerto, spesso ci dimentichiamo di lasciarci sorprendere da ciò che sentiamo. Solo che, sommersi da date, informazioni, obblighi formali, e da una tendenza alla musealizzazione dei repertori, tendiamo a distrarci da quello che la musica ci fa provare, per concentrarci su quello che dovremmo o non dovremmo conoscere per ascoltare musica.
Ogni brano messo in programma ha una caratteristica che mi permette di raccontare una composizione o un compositore. La Suite n.1 da Carmen di Bizet è musica che evoca, che dipinge un paese e una storia (ecco il racconto, la prima chiave di accesso). La Marcia Egiziana di Strauss invece prevede che l’Orchestra, di punto in bianco, si metta a cantare. In Unter Donner und Blitz Strauss utilizza invece effetti speciali ricchi di senso dell’umorismo. Chiude il percorso una Suite da Il Signore degli Anelli: La Compagnia dell’Anello. La musica di Howard Shore è un ottimo esempio di come oggi si scriva musica per orchestra in modo intelligente senza rinunciare a suggestioni ed emozioni. Non può chiaramente mancare la Sinfonia dal Don Pasquale del padrone di casa, Gaetano Donizetti: una dirompente e fragorosa risata in musica.
Ha ancora senso oggi, all'interno del repertorio sinfonico, distinguere tra musica classica, contemporanea e colonne sonore cinematografiche?
Preferisco rispondere con un episodio per me indimenticabile. L'anno scorso ho diretto l'Orchestra Sinfonica Junior di Milano insieme a Mattias Antonio Glavinic, un giovane talento straordinario, vincitore del Concorso Steinway 2025. Dopo aver eseguito uno splendido Concerto n. 23 di Mozart, Glavinic è tornato sul palco per il bis. Ascoltandolo dalle quinte, dopo pochissime battute non credevo alle mie orecchie: stava suonando Morricone.
Appena è rientrato tra le quinte, sommerso dagli applausi, gli sono andato incontro entusiasta: «Hai suonato Morricone? Ma sei un folle!». Lui mi ha guardato spiazzato: «Perché?». Gli ho detto: «Finalmente! Finalmente la musica di Morricone viene trattata al pari di Bach, Beethoven o Brahms!».
Ecco, credo che quelle barriere stiano crollando. E stiano crollando proprio grazie a una generazione di musicisti che ha compreso una verità fondamentale: non esiste musica alta o bassa, colta o pop. Esiste soltanto la musica. C’è ancora una grande barriera nel mondo delle orchestre tra repertorio alto e repertorio basso. Si dà per scontato che la musica di, ad esempio, Morricone, debba essere inserita in cartelloni a parte rispetto alle grandi stagioni, dove invece devono campeggiare i nomi dei grandi del passato o dell’avanguardia presente. Ci sono dei segnali di apertura: la musica di Bernard Herrmann, di Morricone, di Zimmer è regolarmente proposta ma ancora ai margini. Quando Morricone sarà eseguito insieme a Cherubini, Martucci, Puccini, Donizetti, allora sarà finalmente crollata quella separazione inutile tra generi, pubblici, alto, basso.
Orchestra Vibes è un'esperienza partecipata. Che cosa significa concretamente coinvolgere il pubblico e perché è importante oggi proporre nuove modalità di approccio alla musica sinfonica e lirica?
Sì, Orchestra Vibes è un'esperienza partecipata: il pubblico, anche se non lo sa ancora, contribuirà direttamente alla creazione ed esecuzione di un evento sonoro. Su questo tema vorrei dire qualcosa di forte, forse di contestabile: l'approccio alla cultura oggi deve tener conto del grande bisogno di intrattenimento del pubblico contemporaneo. Non basta più soltanto eseguire, riproporre o mettere in scena. Come artisti dobbiamo abbracciare e comprendere fino in fondo il valore del concetto di intrattenimento, un termine che purtroppo viene ancora usato in modo dispregiativo. Invece è l'esatto contrario: quando una persona viene davvero intrattenuta e coinvolta, può accedere con molta più facilità alla complessità e alla grandezza della musica. Solo così può cogliere con assoluta libertà e freschezza le emozioni, ma anche la struttura, il pensiero e la profonda bellezza che le note portano con sé.
Per informazioni e prenotazioni è possibile contattare la biglietteria ai numeri 035 4160601/602/603 o scrivere a biglietteria@fondazioneteatrodonizetti.org. Ulteriori informazioni sul sito www.donizettiopera.org
Date evento
venerdì, 23 ottobre 2026
























