Merate, Marinari: due note sulla “Custodia sociale”

Gentile Direttore,
mi permetto, per una volta, di utilizzare io, idealmente, il Suo celebre "quadratino grigio" — il riquadro con cui è solito chiosare e precisare le lettere e gli interventi dei Suoi lettori — per commentare il Suo recente editoriale "La fantasia al potere". Il testo presenta infatti un paio di inesattezze sulle quali mi sembra opportuno e importante fare chiarezza.
Nessuna intenzione polemica, ma solo lo scrupolo di garantire un’informazione precisa e corretta ai cittadini su un tema delicato come il progetto di custodia sociale presentato nel dettaglio durante la recente Commissione Servizi alla Persona.
Ci terrei quindi a precisare che:
-          i locali destinati al progetto di custodia sociale in via Sant’Ambrogio 17 sono quelli lasciati liberi dall’Associazione L’Altra Metà del Cielo, che la scorsa primavera si è trasferita nei nuovi uffici all'interno del complesso delle Piazze. L’Associazione AIDO, che colgo l’occasione per ringraziare di aver partecipato, in spirito di cordiale e buon vicinato, all’incontro di presentazione dello scorso 29 settembre, rimane tranquillamente nella sua sede storica, negli spazi adiacenti a quelli utilizzati per il progetto;
-          le attività che verranno via via proposte dagli operatori saranno certamente destinate in prima istanza ai residenti dei caseggiati comunali di via S. Ambrogio e via Roma, ma potranno essere aperte più in generale alla cittadinanza, ad esempio in occasione di corsi, conferenze o iniziative realizzate in collaborazione anche con le Associazioni del territorio; 
-          per questa prima annualità sperimentale, il progetto è interamente finanziato dall’Ambito Territoriale Sociale di Merate (che ha incaricato la cooperativa ABCittà) e non grava direttamente sulle casse del Comune. Si tratta infatti di un’iniziativa a valenza sovracomunale, che trova attuazione anche in altre realtà del territorio (come a Verderio) con le medesime finalità: favorire la socializzazione tra gli inquilini, contrastare la solitudine e creare un ponte di prossimità reale e quotidiano tra cittadini e istituzioni. È grazie a questa sinergia che la nostra Amministrazione ha la possibilità di "mettere a terra" e sperimentare concretamente un punto qualificante del proprio programma politico. Al termine di questo primo anno di sperimentazione saremo nelle condizioni di valutare i risultati ottenuti e decidere come proseguire, eventualmente con risorse interne.
Restano naturalmente ferme la Sua piena libertà di giudizio e la possibilità di esprimere qualsiasi valutazione sull’opportunità, sui contenuti e sulle finalità di questo servizio. Tuttavia, mi è sembrato fondamentale fare chiarezza su questi punti, affinché il dibattito fondi le proprie analisi su elementi di fatto corretti.
Infine, riprendendo il titolo così evocativo del Suo editoriale: sì, al “potere” occorre davvero la fantasia! Ne ha bisogno nel senso più nobile e costruttivo del termine: serve creatività per reinterpretare in maniera innovativa i bisogni complessi dei cittadini, trovando soluzioni concrete ed efficaci alle loro istanze. Questo progetto di custodia sociale vuole essere proprio un tentativo, un piccolo passo in questa direzione.
Con i più cordiali saluti
 Valeria Marinari
Assessora ai Servizi Sociali
 
 A parte il nome dell’associazione che in passato occupava i locali, il resto mi sembra confermato. Compreso il vizio di dire non sono soldi nostri ma dell’Ambito. E l’Ambito dove li prende i soldi? E la Provincia? E la regione? Sono sempre soldi delle nostre tasse a qualsiasi titolo, balzelli inclusi. Personalmente non credo sia necessaria una mediazione per socializzare tra inquilini. Altrimenti servirebbe in ciascun palazzo della città dove per ragioni di parcheggio, di acqua che filtra, di bambini che schiamazzano i conflitti si moltiplicano. Qui è l’ideologia a farla da padrone, inutile girarci intorno. Usiamo i soldi per rafforzare la sicurezza, non per dirimere le beghe di cortile. Quanto al caso cui ho fatto riferimento constato che nulla si sta facendo, eppure i documenti parlano chiaro. E l’enormità dello squilibrio rispetto a chi ne ha davvero bisogno di un alloggi comunale,  solo Lei non lo vede.
C. B.
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