Lomagna Si-Cura: il punto sulla medicina del territorio
Com'è cambiato negli ultimi quarant'anni il ruolo del medico di famiglia e quali sono le prospettive della sanità territoriale tra riforme strutturali, finanziamenti del PNRR e il rischio di spersonalizzazione del rapporto di cura? Questi sono stati i temi al centro della serata promossa dalla Consulta Cultura del Comune di Lomagna nell'ambito della rassegna "Lomagna Si-Cura", svoltasi nella serata di lunedì 19 ottobre.



L'attenzione si è poi spostata sul Decreti Legge 77 del 2022 e sulla Missione 6 del PNRR, che stanzia oltre 20 miliardi di euro per la riorganizzazione dell'assistenza territoriale. Il Dottor Fumagalli ha illustrato le novità introdotte dalle Aggregazioni Funzionali del Territorio (AFT), vale a dire realtà che integrano i medici di Casatenovo, Merate e Olgiate, e dell'avvento delle Case di Comunità e degli Ospedali di Comunità, pensati al momento per la presa in carico olistica dei pazienti cronici e fragili.



In chiusura, si è affrontato il tema della scarsa attrattività della professione per i giovani laureati: nonostante l'Italia vanti un numero complessivo di medici sopra la media europea (5,8 ogni 1.000 abitanti contro i 3,9 dell'UE, a fronte però di una forte carenza di personale infermieristico), la formazione universitaria rimane eccessivamente "ospedalocentrica". I due relatori hanno concordato sulla necessità di trasformare la medicina generale in una vera e propria scuola di specializzazione universitaria e di preservare il ruolo del medico di famiglia come presidio fondamentale di prevenzione e conoscenza profonda della comunità.

Dott. Maurizio Fumagalli
L'incontro è stato aperto dai saluti istituzionali del Sindaco Maria Cristina Citterio ai presenti in sala e dall'introduzione di Jakob Panzeri, che ha presentato il dottor Maurizio Fumagalli, relatore della serata e storico medico di medicina generale di Lomagna, oggi in pensione dopo oltre quarant'anni di servizio.
Dott. Maurizio Fumagalli e Dott. Jakob Panzeri
Nel suo ampio excursus storico, il dottor Maurizio Fumagalli ha ripercorso le tappe fondamentali della sanità italiana, a partire dalla rivoluzionaria Legge 833 del 1978 promossa da Tina Anselmi, che istituì il Servizio Sanitario Nazionale pubblico, universale e gratuito per tutti i cittadini. Fumagalli ha ricordato l'evoluzione della professione dagli anni '80 fino alla nascita delle prime esperienze di medicina di gruppo sul territorio meratese: un modello innovativo che vedeva più medici lavorare in equipe in un'unica struttura con personale infermieristico, segreteria di filtraggio e servizi di telemedicina e diagnostica di primo livello per evitare accessi impropri in ospedale.
L'attenzione si è poi spostata sul Decreti Legge 77 del 2022 e sulla Missione 6 del PNRR, che stanzia oltre 20 miliardi di euro per la riorganizzazione dell'assistenza territoriale. Il Dottor Fumagalli ha illustrato le novità introdotte dalle Aggregazioni Funzionali del Territorio (AFT), vale a dire realtà che integrano i medici di Casatenovo, Merate e Olgiate, e dell'avvento delle Case di Comunità e degli Ospedali di Comunità, pensati al momento per la presa in carico olistica dei pazienti cronici e fragili.


La sindaca Cristina Citterio
Nel corso della serata i due Medici si sono confrontati sulle criticità e sui rischi reali che accompagnano questa transizione. Jakob Panzeri ha rimarcato l'importanza imprescindibile del rapporto di fiducia e continuità tra medico e paziente, evidenziando come le Case di Comunità non debbano trasformarsi in un freddo "doppione" della guardia medica o in una soluzione di ripiego per la carenza di camici bianchi. In merito agli ambulatori di Ambito Medico Temporanei (AMT), il Dottor Panzeri ha ricordato che, sebbene a Merate si contino circa 1.800 assistiti senza un medico titolare, Lomagna a confronto rappresenta ancora "un'isola felice", ma le nuove strutture dovranno puntare soprattutto sulla diagnostica di primo livello e sulla valorizzazione della medicina di gruppo.
In chiusura, si è affrontato il tema della scarsa attrattività della professione per i giovani laureati: nonostante l'Italia vanti un numero complessivo di medici sopra la media europea (5,8 ogni 1.000 abitanti contro i 3,9 dell'UE, a fronte però di una forte carenza di personale infermieristico), la formazione universitaria rimane eccessivamente "ospedalocentrica". I due relatori hanno concordato sulla necessità di trasformare la medicina generale in una vera e propria scuola di specializzazione universitaria e di preservare il ruolo del medico di famiglia come presidio fondamentale di prevenzione e conoscenza profonda della comunità.
G.Lu.
























